Grillo riappare dal blog: “La giustizia usata come clava”
Nel messaggio di fine anno Beppe Grillo rompe il silenzio, attacca la politica e riflette sulla giustizia: “La verità segue percorsi tortuosi”.
Beppe Grillo e il ritorno dal silenzio
“Il mio tempo non è ancora venuto, io sono postumo”. Con questa frase si apre il post di fine anno con cui Beppe Grillo torna a scrivere dal suo storico blog, dopo mesi di assenza dalla scena pubblica. Il fondatore del Movimento 5 Stelle rivendica il proprio silenzio, definendolo “la forma più elevata di presenza” e spiegando di averlo scelto perché “arriva un punto in cui le parole rischiano di diventare parte del rumore”. Un intervento dai toni dolenti, attraversato da riflessioni personali e da stilettate dirette alla politica e alla giustizia, che segna un nuovo capitolo nel rapporto tra Grillo e il dibattito pubblico.
La giustizia e le ferite che non fanno notizia
Il passaggio più forte riguarda la giustizia, evocata come “quella parola ‘solenne’ agitata da tutti come una bandiera e usata come una clava”. Un riferimento che arriva a poche settimane dalla condanna a otto anni per il figlio del comico e alcuni amici genovesi per violenza sessuale di gruppo. Grillo non entra nel merito giudiziario, ma riflette sul senso più ampio del tema: “Ci sono cose che non entrano nei bilanci di fine anno, esistono ferite che non fanno notizia e cambiano il modo di guardare il mondo”. Nel post, il fondatore del M5S sottolinea come “la verità segua percorsi tortuosi” e come la giustizia proceda spesso con “tempi e logiche lontane da ciò che appare davvero giusto”, offrendo una visione amara e disincantata.
Politica, zombie e volti che non cambiano
Nel suo messaggio, Beppe Grillo torna anche a colpire la politica italiana, descritta come un teatro immobile: “La politica continua a recitare, cambiano le sigle, i simboli, gli accordi, e le facce sono sempre le stesse”. L’immagine più dura è quella dei “zombie che si trascinano con la scorta tra i palazzi”, una metafora già utilizzata in passato per stigmatizzare i fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle. Un riferimento che richiama un album sarcastico pubblicato nell’agosto 2022, quando Grillo aveva preso di mira ex esponenti di primo piano come Luigi Di Maio, Davide Crippa, Laura Castelli e Federico D’Incà. Oggi, a distanza di anni, il giudizio resta invariato e restituisce l’immagine di una classe politica percepita come immutabile, nonostante il susseguirsi di governi ed epoche diverse.
