Referendum giustizia, Sallusti accusa: “La magistratura difende il sistema di potere”
Per Alessandro Sallusti il fronte contrario alla riforma della giustizia evita il merito e agita scenari apocalittici: “La separazione delle carriere è manutenzione necessaria, non un golpe”.
Alessandro Sallusti e lo scontro sul referendum
Giornalista professionista dal 1981, già direttore de Il Giornale e Libero, Alessandro Sallusti attraversa oltre quarant’anni di storia italiana, dagli anni Ottanta alla caduta della Prima Repubblica, fino allo scontro tra politica e magistratura che segna ancora il presente. Oggi è portavoce del comitato Sì Riforma, a sostegno della riforma della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio.
Secondo Sallusti, il referendum previsto per la prossima primavera rappresenta uno snodo cruciale. “Trasformare il voto in un plebiscito contro Giorgia Meloni è l’unica carta che ha il fronte del no”, sostiene, accusando le opposizioni di voler politicizzare il tema per evitare il confronto sul merito. Ricorda che la separazione delle carriere era storicamente nel programma del Partito Democratico e che anche il Movimento 5 Stelle in passato aveva espresso valutazioni positive.
Magistratura, politica e il nodo del Csm
Nel mirino di Alessandro Sallusti finisce l’Associazione Nazionale Magistrati, che si presenta come custode della Costituzione. “Il problema del rapporto tra magistratura e politica esiste già oggi”, afferma, richiamando le rivelazioni contenute nel libro Il Sistema, scritto con Luca Palamara.
Per Sallusti, i fatti parlano chiaro. Cita i casi dei Procuratori nazionali antimafia: Giovanni Melillo, Federico Cafiero De Raho, Franco Roberti e Piero Grasso, tutti passati, dopo il mandato, a incarichi politici nell’area della sinistra. “E poi i magistrati parlano di rischio di assoggettamento al potere politico?”, si chiede.
Secondo il direttore, la riforma mira proprio a spezzare questo cortocircuito attraverso la separazione dei Consigli Superiori della Magistratura, così che giudici e pubblici ministeri non si eleggano a vicenda, restituendo terzietà e imparzialità al giudice.
Sorteggio e Alta Corte, cosa teme davvero l’Anm
Tra i tre pilastri della riforma – separazione delle carriere, sorteggio del Csm, Alta Corte disciplinare – Sallusti individua nel sorteggio l’elemento più temuto. “Ammazza le correnti”, dice, respingendo l’argomento secondo cui il sorteggio penalizzerebbe la competenza.
“Se un magistrato è idoneo a comminare un ergastolo, lo è anche a decidere una nomina”, osserva. Ricorda inoltre che la magistratura non è affatto monolitica: in un questionario interno dell’Anm del 2022, il 44% dei magistrati si disse favorevole alla separazione delle carriere.
Per Sallusti, la riforma non è la soluzione a tutti i mali, ma una “manutenzione straordinaria delle fondamenta” di un sistema ormai fragile. Senza questo intervento, sostiene, ogni altra misura è destinata a fallire.
Media, Palamara e l’esperienza personale
Un passaggio centrale riguarda il ruolo dei media. Secondo Alessandro Sallusti, lo strapotere mediatico di alcuni magistrati nasce da un rapporto di forza: “Quando l’80% dell’informazione sposa quella narrazione, l’opinione pubblica finisce per crederci”.
Rievoca la propria esperienza personale, dall’arresto nel 2012 alla condanna per diffamazione poi riconosciuta come ingiusta detenzione. “Sono stato arrestato alla scrivania del mio giornale. Alla fine non era vero niente”, racconta, spiegando perché oggi si spende apertamente per il sì.
Nel mirino anche chi si definisce “cane da guardia della democrazia”. “Non sono cani da guardia della democrazia, ma del sistema che la inquina”, afferma, accusando una parte dell’informazione di identificare se stessa con la democrazia e di bollare come nemico chiunque stia fuori da quel perimetro.
“Il sistema è ancora in piedi”
Alla vigilia dell’uscita del nuovo libro Il sistema colpisce ancora, Alessandro Sallusti rilancia la sfida. “Ci vogliono far credere che, eliminato Palamara, tutto sia stato risolto. Non è vero”, sostiene, citando casi emblematici come quello del pm Fabio De Pasquale, condannato ma ancora in servizio.
La conclusione è netta: senza la riforma, il sistema continuerà a funzionare come prima. Con il referendum, secondo Sallusti, gli italiani avranno l’occasione di decidere se limitarsi a rattoppare o intervenire finalmente sulle fondamenta della giustizia italiana.
