Pisa, diagnosi sbagliata: paziente sottoposta a quattro anni di chemioterapia ma non aveva alcun tumore
A Pisa una donna ha affrontato quattro anni di chemioterapia per un linfoma mai esistito. La Corte d’Appello di Firenze ha condannato la clinica a un risarcimento di circa 500mila euro.
Pisa, diagnosi errata e cure inutili per anni
La vicenda giudiziaria si è conclusa con una sentenza pesante che arriva da Pisa, dove una paziente è stata sottoposta per anni a terapie invasive e debilitanti sulla base di una diagnosi rivelatasi completamente infondata. Alla donna era stato diagnosticato un linfoma intestinale in fase avanzata, una patologia che in realtà non è mai esistita.
Secondo quanto accertato dai giudici, la paziente aveva iniziato il percorso sanitario nel 2006 dopo una visita all’ospedale di Volterra. Da lì era scattato il ricovero e l’avvio di un iter terapeutico basato su una diagnosi oncologica errata. La donna, convinta di essere affetta da un tumore in stadio terminale, ha affrontato un lungo ciclo di chemioterapia associato a terapie cortisoniche e steroidee ad alte dosi. Le cure si sono protratte dal gennaio 2007 fino al maggio 2011, con conseguenze fisiche e psicologiche rilevanti.
La scoperta del 2011 e le gravi conseguenze sulla salute
Nel maggio del 2011 è arrivata la svolta. Una biopsia ossea eseguita presso il dipartimento di medicina interna e specialità mediche di Genova ha escluso in modo categorico la presenza di una patologia linfoide proliferativa clonale. In sostanza, il linfoma intestinale non era mai esistito.
Oltre allo shock per la scoperta, la donna ha dovuto fare i conti con gli effetti devastanti delle terapie assunte inutilmente per anni. Come emerso nel procedimento, la paziente ha sviluppato alterazioni dell’equilibrio ormonale, osteoporosi con episodi di fratture, stati depressivi e ansiosi. A queste si sono aggiunte ulteriori patologie legate allo stato di immunodepressione, oltre a malattie rare come la spasmofilia e la sindrome di Tietze, che hanno richiesto ulteriori trattamenti e interventi medici.
Le condizioni di salute compromesse hanno inciso in modo profondo sulla qualità della vita della donna, che all’epoca della scoperta aveva 47 anni.
La sentenza della Corte d’Appello di Firenze
La vicenda ha dato origine a un lungo contenzioso giudiziario. In primo grado, nel 2024, l’Azienda ospedaliera universitaria pisana era stata condannata per colpa medica a un risarcimento di circa 300mila euro. Una cifra che non ha soddisfatto la paziente, la quale ha impugnato la sentenza.
La Corte d’Appello di Firenze ha rivisto la decisione, aumentando in modo significativo l’importo del risarcimento. I giudici Mori, Paternostro e Caporali hanno stabilito che la somma complessiva dovuta alla donna debba aggirarsi intorno ai 500mila euro, spese legali comprese, a cui si aggiungeranno gli interessi.
Nella motivazione si legge che l’incremento risarcitorio è giustificato anche dalla personalizzazione del danno, tenendo conto dell’angoscia vissuta dalla donna per anni. “L’incremento risarcitorio si giustifica senz’altro in virtù della straordinaria angoscia e sofferenza che la diagnosi di linfoma, in fase terminale, deve aver determinato nella donna”, scrivono i giudici, sottolineando che la paziente ha trascorso un periodo significativo della propria esistenza nel timore costante di morire per una grave patologia.
