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Dichiarava redditi minimi ma comprava auto di lusso: sequestro da 9 milioni ad Alessandro Agresti

Secondo la Procura di Latina, Alessandro Agresti avrebbe occultato un ingente patrimonio sproporzionato ai redditi dichiarati, usando società e familiari per schermare beni di lusso.

Sequestro milionari al re delle auto di lusso

“Porsche e Ferrari, non compro altri marchi, capisci?”. È una delle frasi intercettate che compaiono negli atti dell’inchiesta che vede al centro Alessandro Agresti, imprenditore classe 1986, originario di Torre del Greco ma da anni attivo nella provincia di Latina nel settore delle auto di lusso e dell’immobiliare. A fronte di dichiarazioni di reddito considerate modeste, l’uomo avrebbe gestito un patrimonio giudicato dagli investigatori del tutto sproporzionato.
Su richiesta della Procura di Latina, la giudice per le indagini preliminari Barbara Cortegiano ha disposto il sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 9 milioni di euro. Il provvedimento riguarda immobili, società, conti correnti e un parco auto di lusso stimato in circa cento veicoli. Le ipotesi di reato contestate sono autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni.

Redditi incompatibili e società come schermo

Dall’analisi dei flussi bancari, delle dichiarazioni fiscali e delle risultanze catastali, i carabinieri del nucleo investigativo di Latina avrebbero ricostruito un quadro patrimoniale ritenuto “fortemente incongruente”. In particolare, tra il 2011 e il 2023, i redditi ufficialmente dichiarati da Alessandro Agresti sarebbero risultati appena sufficienti a coprire le spese di base, con saldi annuali progressivamente negativi.
Nonostante ciò, nello stesso arco temporale, l’imprenditore avrebbe acquisito immobili e beni di elevato valore, oltre a gestire attività commerciali nel settore delle cosiddette supercar. Secondo la Procura, tale sproporzione indicherebbe una “traiettoria criminale ascendente” finalizzata a occultare patrimoni di provenienza illecita, utilizzando società formalmente intestate a terzi e familiari.
Nel procedimento risultano infatti indagati anche la moglie, la Mery Teresina De Paolis, e il padre, Maurizio Agresti, indicati come presunti prestanome, oltre a Cristiano Di Nuzzo, a cui sarebbero stati intestati altri beni finiti sotto sequestro.

Intercettazioni, precedenti e attività sotto sigillo

Tra gli elementi raccolti dagli inquirenti figurano diverse intercettazioni telefoniche. In una conversazione, parlando dell’acquisto di una Porsche, Agresti afferma: “Ho preso un Carrera 4 S Cabrio, un Gts”. In un altro passaggio, riferendosi a una trattativa, spiega: “È vero che prima l’avevo venduta a 150.000, ma ora gli ho dato una permuta… sono tutti assegni, quindi che l’ho pagato 25.000 euro in più”.
Secondo gli investigatori, le operazioni di reinvestimento di denaro illecito avrebbero anche alterato la concorrenza nel mercato locale. Per questo motivo sono stati posti i sigilli a numerose attività, tra cui il punto vendita “Vip Motors” in via Mameli, a Latina, e diverse società operanti nella vendita di auto e nel settore immobiliare.
Il nome di Alessandro Agresti era già emerso in precedenti indagini. Nel 2012 l’uomo è stato condannato in via definitiva per estorsione. Successivamente era stato coinvolto, insieme ai familiari, nell’inchiesta “Crazy Cars”, conclusa con assoluzioni. Nel 2022 aveva inoltre subito un sequestro da due milioni di euro, poi annullato. L’attuale procedimento, però, ha portato a un nuovo e più ampio intervento patrimoniale.