Italia & Dintorni

Feltri difende Meloni: “Se fosse stata di sinistra l’avrebbero santificata”

Vittorio Feltri respinge le critiche al Presidente Mattarella e rivendica la forza politica di Giorgia Meloni, leader che ha scelto di farsi giudicare per i fatti e non per il genere.

Mattarella e la sobrietà istituzionale secondo Feltri

Secondo Vittorio Feltri, il giudizio severo rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per non aver enfatizzato il fatto che l’Italia abbia il suo primo Presidente del Consiglio donna risulta eccessivo.

Feltri descrive Mattarella come un uomo delle istituzioni, sobrio, misurato, rispettoso dei confini costituzionali e lontano da ogni forma di personalizzazione o celebrazione individuale.

Il suo stile, sottolinea, è quello della discrezione, non dell’enfasi, e chiedergli una narrazione simbolica o celebrativa significherebbe pretendere da lui qualcosa che non gli appartiene.

Il ruolo del Capo dello Stato, nella lettura di Feltri, è garantire equilibrio e continuità istituzionale, non distribuire medaglie o costruire retoriche.

Meloni e la scelta di non usare il genere come bandiera

Feltri riconosce che il fatto di avere per la prima volta una donna alla guida del governo non sia stato valorizzato quanto avrebbe potuto, ma invita a guardare alla volontà della diretta interessata.

Giorgia Meloni, fin dal giorno della nomina, ha chiesto di essere chiamata “il Presidente” e non “la Presidente”, lanciando un messaggio politico chiaro: non essere giudicata come donna, ma come capo di governo.

Secondo Feltri, Meloni non ha mai fatto del proprio sesso un vessillo, non ha mai sventolato bandiere femministe né chiesto quote, indulgenze o sconti.

Ha scelto di essere valutata per ciò che fa, non per ciò che è, rifiutando il vittimismo e imponendo un modello di leadership fondato sull’autorevolezza e non sulla rivendicazione identitaria.

Stabilità di governo e rispetto internazionale

A sostegno di questa impostazione, Feltri richiama i fatti.

L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni viene descritto come uno dei governi più stabili degli ultimi decenni, in un Paese storicamente abituato a maggioranze fragili e di breve durata.

Meloni, secondo Feltri, ha compattato la coalizione di centrodestra e l’ha mantenuta unita con determinazione e capacità decisionale, smentendo ogni pregiudizio sulla presunta instabilità legata al suo ruolo.

Sul piano internazionale, la premier viene indicata come una figura rispettata in Europa, ascoltata negli Stati Uniti e considerata interlocutrice credibile nei principali contesti diplomatici, nonostante una parte della sinistra continui a dipingerla come un pericolo per la democrazia senza indicare violazioni concrete della Costituzione.

L’ipocrisia della sinistra e il ruolo delle istituzioni

Feltri individua nella reazione dell’opposizione una radice politica più che istituzionale.

Secondo il giornalista, una parte della sinistra fatica ad accettare la perdita del potere dopo anni di centralità e ricorre a un repertorio fatto di allarmi, accuse e slogan logori.

Se Giorgia Meloni fosse stata una leader di sinistra, osserva Feltri, il fatto di essere la prima donna premier avrebbe probabilmente generato settimane di celebrazioni e retorica, mentre oggi viene trattato come un dettaglio irrilevante.

Un’ipocrisia che, nella sua lettura, dice molto più sull’opposizione che sulla premier.

Meloni, conclude Feltri, non aspira a essere celebrata come “prima donna”, ma a essere riconosciuta come un Presidente del Consiglio che governa con equilibrio e competenza, mentre Sergio Mattarella continua a svolgere il proprio ruolo con rigore e sobrietà, qualità che in tempi di polarizzazione restano una virtù e non un limite.