“Astensione grave”, pioggia d’accuse a Conte dopo il voto sull’Iran, Calenda “Sempre dalla parte giusta! Maduro, Putin e Ayatollah vari”
Il Senato condanna il regime iraniano per la repressione, ma il Movimento 5 Stelle si astiene, spaccando il fronte politico e attirando critiche durissime da destra e sinistra.
Mozione unitaria contro Teheran, M5S unico a sfilarsi
La repressione e il massacro nelle strade di Teheran arrivano in Parlamento e producono un voto che segna una frattura politica evidente. In Commissione Esteri del Senato, maggioranza e opposizione approvano una mozione unitaria di condanna del regime islamico iraniano, con la sola astensione del Movimento 5 Stelle.
Il testo, destinato ora all’Aula, impegna il governo ad attivare ogni iniziativa diplomatica utile per fermare la repressione contro manifestanti pacifici, chiedendo la cessazione dell’uso sproporzionato della forza, degli arresti arbitrari e delle violenze, con particolare attenzione alla tutela di donne e minori. Viene inoltre sollecitata con fermezza la rinuncia alla pena di morte come strumento di repressione del dissenso politico.
Nei giorni precedenti al voto, il lavoro dei mediatori sembrava aver portato a un’intesa ampia, ma il passo indietro dei 5 Stelle ha riaperto il fronte delle polemiche all’interno del cosiddetto campo largo.
Conte spiega l’astensione, piovono critiche politiche
A motivare la scelta è Giuseppe Conte, che rivendica la posizione del suo partito. “Avevamo chiesto di mettere nero su bianco la contrarietà ad azioni militari unilaterali fuori dal diritto internazionale. Ci hanno detto no”, spiega, chiarendo che l’astensione è arrivata pur condividendo il resto della risoluzione.
Una spiegazione che non convince gli altri gruppi parlamentari. Fratelli d’Italia definisce “ingiustificabile” il mancato voto, mentre il presidente dei senatori Lucio Malan sottolinea come “anche su un tema di questa importanza il campo largo si spacca”. Da Forza Italia, Licia Ronzulli rincara: “Anche il silenzio è una scelta di campo”.
Nel centrosinistra il Partito Democratico prova a smorzare i toni, ma l’irritazione filtra chiaramente. Più espliciti i riformisti, con Pina Picierno che parla di una scelta “grave”. Ancora più duro Carlo Calenda, che ironizza accusando i 5 Stelle di essere “sempre dalla parte giusta della storia, avanti così con Maduro, Putin e ayatollah vari”.
Piazza unitaria ma divisioni politiche evidenti
Nonostante lo strappo in Commissione, il fronte progressista annuncia comunque una presenza comune in piazza venerdì davanti al Campidoglio. Il Stefano Patuanelli respinge le accuse di ambiguità: “È una caricatura utile solo a evitare il confronto nel merito”.
Alla manifestazione, organizzata da associazioni per i diritti umani, parteciperanno Pd, M5S, Avs, Italia Viva, Azione e +Europa. Una prova di unità ribadita anche in conferenza stampa insieme alle attiviste iraniane Rayhane Tabrizi e Shervin Haravi, che chiedono sostegno internazionale ai manifestanti.
Il Pd rivendica una linea coerente tenuta negli anni, ricordando le mobilitazioni dopo l’uccisione di Mahsa Amini. Intanto, un nuovo appuntamento è previsto con la marcia per un Iran libero, laico e democratico, mentre il dibattito politico italiano continua a dividersi tra condanna del regime e timori legati agli scenari internazionali.
