Italia & Dintorni

Dopo la morte del ladro, alta tensione a Lonate Pozzolo, ” Rivolta assassino, presto la vendetta”

Dopo la rapina finita in tragedia a Lonate Pozzolo, tra minacce social, scritte sui muri e presidio delle forze dell’ordine, cresce una tensione che divide cittadini, politica e sindacati di polizia.

Minacce online e clima di allerta attorno alla casa dei Rivolta

La bandiera internazionale dei popoli rom e sinti, con i suoi colori azzurro e verde e la ruota rossa al centro, fa da sfondo a una serie di messaggi carichi di odio e minacce che circolano sui social.

Nel mirino c’è Jonathan Rivolta, per alcuni un “assassino”, per molti cittadini un uomo che si è difeso nella propria abitazione durante una rapina.

A Lonate Pozzolo, sull’asse con Torino, l’allerta resta altissima. Fuori dalla villetta della famiglia Rivolta è ancora presente un presidio fisso dei Carabinieri, a tutela dell’abitazione e dei suoi occupanti.

Dopo l’assalto al pronto soccorso di Magenta, avvenuto nelle ore successive alla morte di Adamo Massa, e attribuito a centinaia di nomadi, anche la fase successiva, quella del tam-tam social, continua ad alimentare timori e preoccupazioni.

Nei messaggi circolati online si leggono frasi come: “Dobbiamo stare tutti vicini alla famiglia Massa. Forza sinti, l’assassino deve pagare le più brutte cose”, fino a richiami di carattere religioso e accuse collettive rivolte agli italiani, ritenuti responsabili di aver “strappato un padre a tre bambini”.

Scritte sui muri e rabbia dei cittadini esasperati

Sul fronte opposto cresce la reazione di una parte della cittadinanza, stanca delle continue incursioni dei ladri nelle abitazioni e della narrazione che tende a colpevolizzare chi si difende.

A Busto Arsizio, a pochi chilometri da Lonate Pozzolo, sono comparse scritte sui muri come “Forza Rivolta” e “Via i rom”.

Un gesto condannabile sul piano civico, ma che molti interpretano come il segno di un’esasperazione diffusa.

A commentare è Francesco Attolini, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, che parla di “solidarietà comprensibile a un uomo onesto, vittima di un vile agguato, tre contro uno, a casa sua”. Pur stigmatizzando l’imbrattamento dei muri,

Attolini riconosce l’indignazione di tanti cittadini, esasperati da dichiarazioni come “era lì per lavoro” o “non era armato”, provenienti dall’area sinti torinese di corso Unione Sovietica.
Secondo molti residenti, queste affermazioni risultano difficili da accettare per chi continua a credere nel valore della legalità e nella tutela della sicurezza domestica.

La posizione del Siap e il richiamo alla legalità

A prendere posizione è anche il Siap, il Sindacato italiano appartenenti polizia. Il segretario provinciale di Varese, Giuseppe Tedesco, respinge con forza ogni equiparazione tra la morte di un ladro e le vittime del lavoro o del dovere.

“Sarebbe un’offesa ai lavoratori caduti e a chi ha perso la vita servendo lo Stato”, afferma.

Secondo il sindacato, “sdoganare il furto in appartamento, spesso accompagnato da aggressioni, è un oltraggio”. E aggiunge:

“Chi si difende nella propria abitazione non invoca giustizia privata: sopravvive”.

Il Siap tende anche una mano alle istituzioni locali, rivolgendo un appello al sindaco di Lonate Pozzolo, Elena Carraro, per mantenere aperto un dialogo che rafforzi la sicurezza e valorizzi il ruolo delle forze dell’ordine.

Intanto, sulla dinamica della rapina, emergono nuovi dettagli: secondo una testimonianza raccolta dalle Iene, insieme ad Adamo Massa sarebbe stato presente anche il figlio maggiore.

Un elemento che potrebbe aprire ulteriori interrogativi su una vicenda che continua a tenere alta la tensione sociale.

Dopo la rapina finita in tragedia a Lonate Pozzolo, tra minacce social, scritte sui muri e presidio delle forze dell’ordine, cresce una tensione che divide cittadini, politica e sindacati di polizia.

Minacce online e clima di allerta attorno alla casa dei Rivolta

La bandiera internazionale dei popoli rom e sinti, con i suoi colori azzurro e verde e la ruota rossa al centro, fa da sfondo a una serie di messaggi carichi di odio e minacce che circolano sui social.

Nel mirino c’è Jonathan Rivolta, per alcuni un “assassino”, per molti cittadini un uomo che si è difeso nella propria abitazione durante una rapina.

A Lonate Pozzolo, sull’asse con Torino, l’allerta resta altissima. Fuori dalla villetta della famiglia Rivolta è ancora presente un presidio fisso dei Carabinieri, a tutela dell’abitazione e dei suoi occupanti.

Dopo l’assalto al pronto soccorso di Magenta, avvenuto nelle ore successive alla morte di Adamo Massa, e attribuito a centinaia di nomadi, anche la fase successiva, quella del tam-tam social, continua ad alimentare timori e preoccupazioni.

Nei messaggi circolati online si leggono frasi come: “Dobbiamo stare tutti vicini alla famiglia Massa.

Forza sinti, l’assassino deve pagare le più brutte cose”, fino a richiami di carattere religioso e accuse collettive rivolte agli italiani, ritenuti responsabili di aver “strappato un padre a tre bambini”.

Scritte sui muri e rabbia dei cittadini esasperati

Sul fronte opposto cresce la reazione di una parte della cittadinanza, stanca delle continue incursioni dei ladri nelle abitazioni e della narrazione che tende a colpevolizzare chi si difende.

A Busto Arsizio, a pochi chilometri da Lonate Pozzolo, sono comparse scritte sui muri come “Forza Rivolta” e “Via i rom”.

Un gesto condannabile sul piano civico, ma che molti interpretano come il segno di un’esasperazione diffusa.

A commentare è Francesco Attolini, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, che parla di “solidarietà comprensibile a un uomo onesto, vittima di un vile agguato, tre contro uno, a casa sua”.

Pur stigmatizzando l’imbrattamento dei muri, Attolini riconosce l’indignazione di tanti cittadini, esasperati da dichiarazioni come “era lì per lavoro” o “non era armato”, provenienti dall’area sinti torinese di corso Unione Sovietica.

Secondo molti residenti, queste affermazioni risultano difficili da accettare per chi continua a credere nel valore della legalità e nella tutela della sicurezza domestica.

La posizione del Siap e il richiamo alla legalità

A prendere posizione è anche il Siap, il Sindacato italiano appartenenti polizia. Il segretario provinciale di Varese, Giuseppe Tedesco, respinge con forza ogni equiparazione tra la morte di un ladro e le vittime del lavoro o del dovere. “Sarebbe un’offesa ai lavoratori caduti e a chi ha perso la vita servendo lo Stato”, afferma.

Secondo il sindacato, “sdoganare il furto in appartamento, spesso accompagnato da aggressioni, è un oltraggio”. E aggiunge:

“Chi si difende nella propria abitazione non invoca giustizia privata: sopravvive”.

Il Siap tende anche una mano alle istituzioni locali, rivolgendo un appello al sindaco di Lonate Pozzolo, Elena Carraro, per mantenere aperto un dialogo che rafforzi la sicurezza e valorizzi il ruolo delle forze dell’ordine.

Intanto, sulla dinamica della rapina, emergono nuovi dettagli: secondo una testimonianza raccolta dalle Iene, insieme ad Adamo Massa sarebbe stato presente anche il figlio maggiore. Un elemento che potrebbe aprire ulteriori interrogativi su una vicenda che continua a tenere alta la tensione sociale.