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Referendum giustizia, Concia invoca il Sì “per tutti i Craxi d’Italia” e riaccende la polemica

Per Anna Paola Concia votare Sì alla separazione delle carriere significa difendere cittadini vittime di processi mediatici. Ma il richiamo a Bettino Craxi scatena critiche e riscrive Mani Pulite.

Il Sì “per tutti i Craxi d’Italia”

Al referendum sulla separazione delle carriere, Anna Paola Concia, ex parlamentare del Partito Democratico, annuncia che voterà convintamente Sì “per tutti i Craxi d’Italia”.

Una dichiarazione destinata a far discutere, pronunciata in un’intervista a Il Riformista, in cui l’ex deputata collega il sostegno alla riforma del ministro Carlo Nordio alla tutela dei cittadini comuni.

Secondo Concia, il riferimento a Craxi non riguarda i politici accusati di corruzione, ma “i cittadini comuni che subiscono processi ingiusti e, molto spesso, processi mediatici con condanne sui giornali senza processo”.

Una lettura che, però, riapre ferite storiche e suscita forti perplessità, soprattutto per l’accostamento diretto con la figura dell’ex leader socialista.

Craxi, Mani Pulite e la memoria selettiva

Nell’intervista, non vengono ricordati alcuni dati storici essenziali. Bettino Craxi, protagonista centrale di Mani Pulite, è stato riconosciuto colpevole in via definitiva per corruzione e finanziamento illecito, con condanne complessive a dieci anni di reclusione.

Non risultano, sul piano giudiziario, processi “ingiusti” o condanne senza processo.

Eppure, l’intervento di Anna Paola Concia si inserisce in una narrazione che punta a riabilitare politicamente Craxi, denunciando quella che definisce l’assenza “vistosa” della sinistra dalle commemorazioni di Hammamet.

Una latitanza che l’ex deputata attribuisce a una forte componente giustizialista interna al centrosinistra, oggi a suo dire maggioritaria.

L’attacco alla sinistra, ai giudici e a Berlinguer

Secondo Anna Paola Concia, la sinistra continuerebbe a considerare Craxi un “poco di buono” perché condizionata da una cultura giustizialista e dall’influenza del Movimento 5 Stelle, definito “manettaro” e privo di una vera cultura garantista.

Una critica che si allarga al rapporto tra politica e magistratura dopo Mani Pulite.

Nel suo racconto, Concia sostiene che la sinistra, da quell’epoca in poi, sarebbe stata fortemente influenzata dal “partito dei giudici”, rinunciando a una riflessione seria sulle garanzie processuali. E non manca l’affondo storico: Enrico Berlinguer viene accusato di essersi “messo su un piedistallo” con la “questione morale”, un piedistallo da cui “i suoi eredi ancora non scendono”.

La conclusione è un appello politico netto: votare Sì alla separazione delle carriere “per tutti i Craxi d’Italia”, intesi come cittadini vittime di processi mediatici, e per “mettere ordine” nel sistema giudiziario distinguendo le carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Un messaggio che riaccende lo scontro su giustizia, memoria storica e responsabilità politiche, a pochi mesi da un referendum destinato a dividere profondamente il Paese.