Salis in tuta al Parlamento europeo, esplode la polemica, “La prossima volta in costume!”
Ilaria Salis interviene al Parlamento europeo in tuta rosa sportiva, scatta la polemica sui social e torna il confronto con l’esempio di Aldo Moro.
Salis in tuta a Strasburgo, il caso dell’abbigliamento istituzionale
Nel dibattito politico italiano anche la forma torna a diventare sostanza.
La scelta dell’abbigliamento adottato da Ilaria Salis durante un intervento al Parlamento europeo di Strasburgo ha acceso un confronto acceso sull’immagine dei rappresentanti istituzionali.
L’europarlamentare di Avs è salita sul podio indossando una felpa rosa con zip, capo tipicamente sportivo, suscitando reazioni contrastanti.
Se nel Parlamento italiano vigono regole formali che impongono giacca e cravatta per gli uomini e un abbigliamento decoroso per le donne, a Strasburgo non esiste un codice stringente e ci si affida al buon senso dei singoli parlamentari.
Non è raro vedere eurodeputati con uno stile casual-chic, tra jeans, camicia e giacca, ma nel caso specifico la felpa sportiva è stata giudicata da molti inopportuna rispetto al contesto istituzionale.
L’assenza di un divieto formale non ha impedito la nascita di una discussione sulla percezione pubblica del ruolo.
I commenti e il confronto con l’esempio di Aldo Moro
Sotto il video condiviso dalla stessa Salis, i commenti si sono moltiplicati.
Tra le frasi più citate: “La prossima volta in costume, non ho mai visto un politico in tuta”, “Pronta per la lezione di personal?”, “Della serie: dico 7 o 8 volte fascismo e poi di corsa alla lezione di pilates”, “È appena tornata da una corsetta al parco? Possiamo evitare queste figure davanti a tutta Europa?”.
Altri utenti hanno difeso la libertà personale, sostenendo che il contenuto degli interventi debba prevalere sull’abbigliamento.
Resta però il tema del decoro percepito, soprattutto quando si rappresentano cittadini italiani ed europei in una sede ufficiale.
Il confronto ha riportato alla memoria l’immagine di Aldo Moro, spesso ricordato per la sua attenzione alla forma anche nei momenti privati.
La figlia Agnese Moro ha raccontato: “Quando andavamo in spiaggia papà indossava sempre la giacca e quando gli chiedevo una spiegazione lui mi rispondeva che, essendo un rappresentante del popolo italiano, doveva essere sempre dignitoso e presentabile”.
Un ricordo che oggi viene citato come esempio di un diverso modo di interpretare il ruolo pubblico.
Il caso resta circoscritto alla scelta personale dell’europarlamentare, ma riapre un confronto più ampio sul rapporto tra immagine, istituzioni e rappresentanza.