Schlein teme le primarie: il piano anti-Conte scuote il Nazareno
Al Nazareno circola un dossier per blindare Elly Schlein nella nuova legge elettorale. L’ipotesi doppio turno per fermare Giuseppe Conte riapre vecchi fantasmi.
Il nodo del leader nel campo largo
La nuova legge elettorale depositata dalla maggioranza riaccende tensioni nel campo largo. Il punto critico è l’indicazione del leader della coalizione nel programma ufficiale.
Non sarà scritto sulla scheda, ma comparirà nel patto tra partiti. Un nome che orienta l’elettorato e che può pesare più di un simbolo.
Per il centrodestra il tema non esiste: la candidata è Giorgia Meloni. Ma nel campo progressista la domanda resta sospesa: chi guiderà la coalizione?
Per mesi Elly Schlein ha rivendicato la leadership in quanto segretaria del partito più forte dell’alleanza. Poi il confronto con Giuseppe Conte ha complicato i piani.
I sondaggi, infatti, mostrano un dato scomodo: tra gli elettori del campo largo, l’ex premier avrebbe più consenso personale rispetto alla segretaria dem.
Il dossier e il ritorno del doppio turno
Al Nazareno, secondo retroscena interni, circola un vecchio schema già sperimentato nel 2009 a Firenze per le primarie che portarono alla candidatura di Matteo Renzi.
All’epoca si tentò di arginare la sua ascesa con un sistema a doppio turno: più candidati al primo giro, solo i due più votati al secondo.
L’obiettivo sarebbe oggi analogo: evitare la dispersione del voto dem e costruire una convergenza finale sulla segretaria.
Una strategia che potrebbe risultare decisiva se i gazebo diventassero l’unica via per scegliere il candidato premier del campo largo.
Il peso di Conte e le incognite interne
Il Movimento 5 Stelle appare più compatto sulla figura di Conte rispetto a quanto il Pd lo sia su Schlein.
Nel partito democratico, inoltre, circolano altri nomi potenzialmente spendibili: dalla sindaca di Genova Silvia Salis allo stesso ex premier, che mantiene interlocuzioni interne storiche.
Il precedente del 2009, però, insegna prudenza. Allora Renzi superò il 40% al primo turno e il doppio turno non scattò.
Oggi il timore, per alcuni dirigenti dem, è che la dinamica possa ripetersi. La scelta del leader del campo largo non è solo una questione procedurale, ma un passaggio politico destinato a ridefinire equilibri e alleanze.
Il dossier resta sul tavolo, mentre il confronto tra Pd e M5S entra in una fase decisiva.