Bari & Puglia cronaca

Lecce, tre pap test negativi errati fanno scoprire il tumore troppo tardi: donna muore, laboratorio risarcisce i familiari con 300mila euro

Una donna di 47 anni di Lecce è morta dopo tre pap test negativi. Il tumore all’utero fu scoperto tardi. Il laboratorio dovrà risarcire i familiari.

La vicenda emerge da una storia clinica drammatica che ha portato alla morte di una donna di Lecce dopo anni di esami rassicuranti. Per tre volte, tra il 2016 e il 2019, i pap test eseguiti presso lo stesso laboratorio di analisi avevano dato esito negativo. In realtà la paziente era già affetta da un carcinoma all’utero.
Solo molto tempo dopo, quando la malattia era ormai avanzata, arrivò la diagnosi corretta. Il ritardo nelle cure si è rivelato fatale: la donna è morta nel novembre del 2023. Dopo la denuncia dei familiari e nuove verifiche sugli esami, il laboratorio è stato condannato a risarcire i parenti con una somma di 300mila euro.

Pap test negativi e tumore all’utero scoperto con anni di ritardo

La vicenda comincia nel novembre del 2016 quando la donna, allora quarantenne e residente a Lecce, si sottopone a controlli medici per perdite di sangue abbondanti.
Dopo un’ecografia addominale e una visita ginecologica, i medici le consigliano di eseguire un pap test. L’esame, effettuato in un laboratorio di analisi, risulta negativo.

Secondo la valutazione medica dell’epoca, alla paziente viene diagnosticata soltanto una fibromatosi uterina non sintomatica, con indicazione di effettuare controlli periodici nel tempo.

Con il passare dei mesi però la situazione non migliora. Nel maggio del 2017 la donna torna dalla ginecologa per nuovi accertamenti.
Anche in quell’occasione gli esami non evidenziano anomalie evidenti e, alla fine dello stesso anno, la paziente decide di eseguire un secondo pap test nello stesso laboratorio.

Il risultato è ancora una volta negativo.
Nonostante questo, i disturbi continuano e la donna prosegue il percorso di controlli medici.

Il terzo esame negativo e la scoperta del carcinoma

Nel 2018 la paziente viene ricoverata in day hospital per ulteriori accertamenti, ma le condizioni non migliorano.
Nel febbraio del 2019 decide quindi di sottoporsi a un terzo pap test, sempre nella stessa struttura sanitaria.

Anche questo esame risulta negativo.

Solo successivamente, rivolgendosi ad altri specialisti e approfondendo gli accertamenti, emerge la diagnosi corretta: un carcinoma squamocellulare all’utero.
La scoperta avviene con molti anni di ritardo rispetto alla comparsa dei primi sintomi.

A quel punto i medici spiegano alla donna che il tumore deve essere rimosso chirurgicamente.
Il ritardo nella diagnosi rende però il percorso terapeutico molto più complesso.

La paziente si sottopone a due cicli di chemioterapia, uno tradizionale e uno sperimentale, nel tentativo di contrastare l’avanzare della malattia.

La morte nel 2023 e il risarcimento ai familiari

Nonostante le cure, il tumore continua a progredire.
Nel novembre del 2023 la donna muore all’età di 47 anni.

Dopo il decesso, i familiari decidono di far analizzare nuovamente i tre pap test effettuati negli anni precedenti.
Gli esami vengono riesaminati da un altro laboratorio e dagli accertamenti emergerebbe che i risultati originari erano errati.

Secondo le verifiche, i test avrebbero già mostrato segnali di positività alla malattia.
L’errore nelle analisi avrebbe quindi ritardato la diagnosi di circa sette anni.

Il ritardo avrebbe compromesso in modo determinante la possibilità di intervenire tempestivamente con cure adeguate.

A seguito dell’azione legale promossa dai parenti della vittima, il laboratorio di analisi è stato condannato a risarcire la famiglia della donna con una somma complessiva di 300mila euro.