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Vittorio Feltri: “Antonietta Berselli morta a Modena, ma lo Stato strappa i figli alla famiglia del bosco”

Vittorio Feltri denuncia una contraddizione: dopo la morte di Antonietta Berselli a Modena minori riaffidati alle famiglie, mentre altri bambini vengono tolti a genitori non violenti.

Le dichiarazioni di Vittorio Feltri partono da due vicende che, a suo giudizio, mostrano una contraddizione profonda nel modo in cui lo Stato interviene sulle famiglie e sulla tutela dei minori.

Il giornalista osserva che la sua attenzione è stata colpita da un fatto di cronaca preciso: la morte di Antonietta Berselli, 89 anni, travolta e uccisa a Modena da un’auto in fuga durante un inseguimento dei carabinieri.

Alla guida dell’auto c’era un giovane senza patente insieme ad altri tre passeggeri, tra cui due minorenni. Secondo quanto emerso, i ragazzi sarebbero stati riaffidati alle rispettive famiglie.

Feltri mette questo episodio a confronto con un’altra vicenda finita al centro del dibattito pubblico: quella della cosiddetta “famiglia nel bosco”, una famiglia a cui i servizi sociali e il tribunale hanno sottratto i figli.

Il confronto tra due vicende che solleva interrogativi

Secondo Feltri, le due storie mostrerebbero una profonda incoerenza nel modo in cui le istituzioni valutano le situazioni familiari.

Da una parte c’è il caso di Modena, dove un’anziana è stata travolta e uccisa da un’auto che cercava di sfuggire a un controllo. A bordo del veicolo c’erano giovani, alcuni minorenni, poi riaffidati alle famiglie.

Dall’altra parte c’è il caso della famiglia che viveva fuori dai modelli sociali tradizionali.

In quel contesto, i genitori avevano scelto uno stile di vita alternativo: i figli non frequentavano la scuola tradizionale, non erano stati vaccinati e la casa non disponeva di servizi igienici interni.

Feltri sottolinea che, nonostante queste condizioni, non risultavano accuse di violenza o abusi nei confronti dei bambini.

Secondo il giornalista, la decisione di allontanare i figli e impedire alla madre di incontrarli avrebbe rappresentato una scelta estremamente dura.

“Il punto è capire qual è il criterio”

Nel suo ragionamento, Feltri afferma che il vero problema non sarebbe stabilire quale delle due situazioni sia peggiore.

Il nodo, sostiene, riguarda piuttosto il criterio con cui lo Stato interviene.

“Mi chiedo: com’è possibile che lo Stato intervenga con tanta severità per correggere una famiglia che campa in modo alternativo ma non violento, mentre in altri casi sembra limitarsi a restituire i minori alle stesse situazioni di disagio e di miseria educativa e affettiva da cui provengono”.

Feltri parla di un paradosso: da un lato, istituzioni molto severe nei confronti di stili di vita considerati fuori dagli schemi; dall’altro, un atteggiamento più prudente in contesti che potrebbero richiedere interventi più profondi.

Secondo il giornalista, uno Stato credibile dovrebbe mantenere coerenza nelle sue scelte.

Il tema della tutela dei minori

Feltri sottolinea che la decisione di togliere dei figli ai genitori è una delle più drastiche che una società possa prendere.

Per questo, sostiene che dovrebbe essere riservata ai casi più gravi, come violenze, abusi o pericoli concreti per i bambini.

Nel caso della famiglia che viveva nel bosco, secondo il suo punto di vista, sarebbe stato possibile intervenire in modo diverso: accompagnando e correggendo alcune scelte dei genitori, senza arrivare alla separazione.

Il giornalista conclude che la priorità delle istituzioni dovrebbe essere sempre una sola: garantire la sicurezza e il futuro dei minori.

Quando le decisioni appaiono incoerenti, afferma, si diffonde la percezione di una giustizia incerta, capace di colpire alcune situazioni con durezza e altre con maggiore prudenza.