Focolaio meningite Kent, Matteo Bassetti denuncia diffusione rapida e attacca i no vax dopo due morti, decine di casi e migliaia di profilassi
Un focolaio improvviso, violento e difficile da contenere riporta al centro il tema della prevenzione e riaccende lo scontro sui vaccini.
Focolaio meningite Kent: allarme e numeri preoccupanti
Nel Kent, nel Regno Unito, l’emergere di un focolaio di meningite meningococcica ha provocato una reazione immediata delle autorità sanitarie e un forte dibattito pubblico. Il bilancio è pesante: due giovani, una diciottenne e un ventunenne, hanno perso la vita, mentre si contano circa venti casi tra confermati e sospetti.
Oltre 30.000 persone sono state sottoposte a profilassi preventiva, segno della portata dell’evento, che si è concentrato soprattutto nell’area di Canterbury. L’impatto è stato tale da portare alla chiusura di alcune scuole e strutture universitarie, considerate epicentro della diffusione.
A intervenire con parole nette è stato l’infettivologo Matteo Bassetti, che ha definito quanto accaduto uno dei focolai più violenti mai osservati: “tra i più esplosivi mai visti, anche per la rapidità di diffusione” e “si sta allargando a macchia d’olio”. Il contagio, inoltre, ha già mostrato segnali di espansione con un primo caso collegato segnalato anche in Francia.
Sintomi, diffusione e rischio tra i giovani
La meningite meningococcica di tipo B, responsabile del focolaio, è una patologia rara ma estremamente grave. Colpisce le meningi, le membrane che proteggono cervello e midollo spinale, e può evolvere rapidamente in sepsi, risultando fatale se non trattata in tempo.
Secondo quanto spiegato dall’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, i sintomi iniziali possono essere difficili da riconoscere. “Possono essere mal di testa, febbre e rigidità del collo, ma non sempre sono immediatamente riconoscibili perché, nelle fasi iniziali, possono essere facilmente confusi con quelli di altre condizioni comuni, come un’influenza”.
L’esperto ha aggiunto: “Possono comparire anche brividi, vomito, stanchezza o dolori muscolari. Quando però si tratta della forma classica di meningite, la rigidità del collo e un mal di testa intenso e persistente diventano segnali più indicativi”.
Il contesto epidemiologico mostra come i giovani siano tra i più esposti, soprattutto in ambienti ad alta densità come scuole e università. In queste situazioni, ceppi particolarmente aggressivi possono generare cluster molto rapidi, come quello osservato nel Kent, favoriti anche dalla presenza di portatori sani inconsapevoli.
Vaccini e polemica: lo scontro riaperto da Bassetti
Oltre all’emergenza sanitaria, il caso ha riacceso una forte polemica sul tema delle vaccinazioni. In Inghilterra, il vaccino contro il meningococco B è stato introdotto per i neonati nel 2015, lasciando scoperta la fascia dei giovani adulti oggi maggiormente coinvolti.
Per questo motivo, nelle aree colpite è stata avviata una campagna straordinaria di vaccinazione, con lunghe file di studenti in attesa di ricevere il vaccino o la profilassi antibiotica. Le immagini provenienti da Canterbury mostrano chiaramente la pressione sulle strutture sanitarie e l’urgenza della risposta.
Proprio su questo punto si è concentrato l’intervento di Matteo Bassetti, che ha lanciato un attacco diretto: “Questa vicenda rimette al centro dell’agenda sanitaria mondiale l’importanza della prevenzione e del ruolo delle vaccinazioni pediatriche. Dove sono oggi quei fenomeni, anche politici di casa nostra, che hanno passato gli ultimi 5 anni a denigrare i vaccini, sproloquiando e convincendo molti genitori a non vaccinare i loro figli?”.
Il medico ha ribadito che la vaccinazione rappresenta lo “strumento migliore per evitare conseguenze gravi e nefaste”. Intanto, in Italia i casi restano contenuti, pur mostrando un leggero aumento negli ultimi anni, senza collegamenti diretti con il focolaio britannico, che rimane circoscritto e sotto controllo delle autorità sanitarie.
