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“Uno di noi”, Vittorio Feltri difende Ugo Bossi dopo i funerali a Pontida

Vittorio Feltri ricorda Umberto Bossi dopo i funerali a Pontida, sottolineando il suo ruolo politico e criticando ogni tentativo di trasformarlo in simbolo sterile.

Vittorio Feltri e Umberto Bossi: il ricordo del leader della Lega

Nel giorno del ritorno simbolico a Pontida, Vittorio Feltri affida a parole nette il suo ricordo di Umberto Bossi, figura centrale della politica italiana degli ultimi decenni. Un ricordo che rifiuta ogni forma di celebrazione formale.

“Che non venga trasformato in mezzo busto da corridoio”, scrive Feltri, respingendo l’idea di un leader ridotto a simbolo immobile. E aggiunge: “Bossi non è roba da teca. Era vivo, storto, esagerato; e per questo vero”.

Il giornalista insiste su un punto preciso: la necessità di raccontare ciò che Bossi è stato davvero, senza filtri né semplificazioni, perché, avverte, “se non resta nulla, allora abbiamo perso non solo lui, ma la politica”.

Le radici del consenso e la forza di Pontida

Nel ricordo di Feltri, emerge con forza la stagione degli anni Novanta, quando la Lega riuscì a conquistare consenso senza l’appoggio dei mezzi di comunicazione moderni. “Una risata li seppellirà”, si diceva allora. Ma, osserva, “non li seppellirono; furono seppelliti loro”.

Secondo Feltri, Bossi aveva colto un elemento decisivo: il rifiuto delle persone di essere trattate come numeri. “L’uomo non è una bistecca”, una frase che sintetizza un’impostazione politica fondata su identità, territorio e appartenenza.

I raduni di Pontida, in questo contesto, diventano simbolo di un rapporto diretto con gli elettori. Non semplici comizi, ma momenti di partecipazione. “Non parlava sopra la gente: parlava dalla gente”, ricorda Feltri, descrivendo un legame che ha contribuito a costruire una base elettorale solida.

Malattia, declino e l’eredità secondo Vittorio Feltri

Il racconto non omette le difficoltà. Feltri ricorda gli errori politici, le fratture e i momenti più controversi. Ma sottolinea anche la dimensione umana del declino, segnato dalla malattia del 2004.

“Sto abbastanza bene, nel senso che non sono morto”, disse Bossi, frase riportata come esempio di una presenza politica mantenuta nonostante le condizioni fisiche. Anche negli anni successivi, il leader continuò a partecipare, seppur in modo ridotto.

Particolarmente dura la ricostruzione di alcuni episodi pubblici, definiti come momenti di umiliazione. Tuttavia, Feltri invita a considerare il contesto: un leader indebolito, circondato e, secondo il suo racconto, utilizzato.

Resta, nella valutazione finale, un elemento centrale: la capacità di trasformare una tensione sociale in rappresentanza politica. Senza Bossi, sostiene, quella spinta avrebbe potuto assumere forme diverse.

Dopo il funerale nell’abbazia di Pontida, la sepoltura è prevista a Cassano Magnago, nella tomba di famiglia. Una scelta coerente con la figura descritta: lontana da ogni monumentalizzazione e legata alle sue radici.