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Tommaso Cerno: “Dopo 80 anni possiamo finalmente cambiare la giustizia”

Tommaso Cerno invita al voto sul referendum, definendolo decisivo per riformare la giustizia e superare un sistema che, secondo lui, non garantisce piena imparzialità.

Tommaso Cerno referendum: l’appello al voto e alla riforma

Il referendum sulla giustizia viene descritto da Tommaso Cerno come un passaggio cruciale per il futuro del sistema giudiziario italiano.

“È l’ultima occasione per l’Italia”, afferma, sottolineando la possibilità di introdurre un modello processuale in cui accusa e difesa si trovino sullo stesso piano, con un giudice realmente terzo e indipendente.

Secondo Cerno, si tratta di un passaggio necessario per allineare l’Italia agli standard delle principali democrazie. “Possiamo attuare la Costituzione e introdurre anche nel nostro Paese il processo moderno”, spiega, evidenziando la centralità di una sentenza autonoma e svincolata da rapporti interni al sistema giudiziario.

Il percorso storico e il riferimento a Giuliano Vassalli

Nel suo intervento, Tommaso Cerno richiama anche il lungo percorso storico della riforma.

Ricorda il tentativo del 1988 del giurista Giuliano Vassalli, che cercò di riformare il sistema processuale eliminando elementi ritenuti retaggio del passato.

“Oggi spetta a noi dire l’ultima parola”, sostiene Cerno, ponendo una domanda diretta: “Vogliamo un modello in cui accusa e difesa sono sullo stesso piano e il giudice è una figura terza e indipendente? O vogliamo continuare con un sistema dove chi chiede di processare un cittadino è un collega di chi dovrà decidere se è colpevole o no?”.

Un interrogativo che, secondo lui, dovrebbe essere al centro del confronto pubblico.

Le critiche alla campagna e il riferimento a Meloni e Berlusconi

Tommaso Cerno critica il modo in cui si è sviluppata la campagna referendaria, ritenuta distante dal merito della riforma.

“La domanda è seria, eppure la campagna referendaria non lo è stata altrettanto, perché ha parlato di altro”, afferma.

Secondo la sua analisi, il confronto sarebbe stato trasformato in uno scontro politico, diventando “un referendum pro o contro il governo di Giorgia Meloni”.

Nel suo intervento cita anche il passato, sostenendo che la riforma sarebbe stata ostacolata nel tempo, prima dalle vicende di Tangentopoli e poi dalle dinamiche giudiziarie legate a Silvio Berlusconi.

Infine, una critica alla posizione della sinistra: “La sinistra ha sostenuto e incoraggiato per decenni questa riforma. Salvo poi rinnegarla perché oggi a proporla è una maggioranza di centrodestra”.

Il richiamo conclusivo è al voto: distinguere il giudizio politico sul governo dalla scelta sul sistema giudiziario, considerata una decisione autonoma e centrale.