Feltri affonda: “Socialismo cancellato dai suoi errori”, poi esalta Craxi: “Sconfitto ma gigante”
Vittorio Feltri commenta il libro di Fabrizio Cicchitto: “Il socialismo distrutto anche da se stesso”, poi rilancia: “Craxi isolato ma gigante”.
Vittorio Feltri e l’Idea socialista tra storia e sconfitta
Nel commentare l’uscita del libro di Fabrizio Cicchitto, “Odissea socialista”, Vittorio Feltri propone una riflessione ampia e critica sulla parabola del socialismo italiano. “È una resa dei conti”, scrive, descrivendo un racconto attraversato da memoria, dolore e giudizi politici.
Al centro resta quella che viene definita “la Idea socialista”, evocata come una visione forte ma sconfitta nel corso del Novecento. “È proprio dal socialismo che sono nati quei due: i suoi peggiori nemici”, osserva Feltri, riferendosi a comunismo e fascismo, ritenuti figli degenerati di quella matrice.
Una contraddizione storica che, secondo l’analisi, ha contribuito alla scomparsa del socialismo organizzato, lasciando spazio ad altre culture politiche. “I socialisti sono spariti; sono rimasti i comunisti e i figli, per così dire renitenti, di quel Mussolini direttore dell’Avanti!”.
Nonostante tutto, quella tradizione non sarebbe completamente svanita: “La Idea continua a brillare, tremolante ma inestirpabile nell’identità del popolo italiano”.
“Errori fatali e subalternità”, l’accusa sul Psi storico
Nel ripercorrere le tappe della storia socialista, Feltri rilancia la tesi centrale del libro di Cicchitto: la sconfitta del Psi sarebbe dovuta anche a responsabilità interne. “Il socialismo italiano è stato sconfitto non solo dai suoi nemici, ma dai suoi stessi errori”.
Il riferimento è in particolare alla leadership di Pietro Nenni, accusato di non aver scelto una linea autonoma rispetto al Partito comunista. “Finisce per piegarsi a una umiliante subalternità”, viene evidenziato.
Una scelta che, secondo questa lettura, avrebbe segnato profondamente il destino del partito, favorendo la crescita del Pci e contribuendo alla marginalizzazione socialista.
Nel racconto emergono anche critiche a figure simboliche della sinistra italiana. Antonio Gramsci viene citato per alcune posizioni contro il riformismo, mentre si richiama il clima politico segnato dal cosiddetto “bipolarismo imperfetto”.
Craxi al centro: “Isolato ma gigante nella sconfitta”
La figura di Bettino Craxi occupa una parte centrale dell’analisi. Per Feltri, rappresenta il tentativo più concreto di restituire autonomia e identità al socialismo italiano. “È il tentativo riuscito per un tratto di dare al socialismo un’identità autonoma”.
Viene ricordato il ruolo internazionale del leader socialista, dalle scelte atlantiste fino al caso Sigonella, oltre alla posizione sulla vicenda Aldo Moro, descritta come improntata a una logica umanitaria.
Un passaggio rilevante riguarda il rifiuto di un progetto politico sostenuto dai poteri economici. “Craxi rifiuta perché vuole restare socialista e riformista”, sottolinea Feltri, evidenziando la scelta di non accettare una subordinazione ai cosiddetti poteri forti.
Il capitolo finale si concentra sulla stagione di Mani Pulite e sul tema del finanziamento ai partiti. “Quando Craxi dice la verità alla Camera, nel luglio 1993, è già troppo tardi”.
L’esito è una caduta politica netta, ma con un giudizio che resta forte: “E perde. Ma esce gigante. Sconfitto, ma gigante”.