Covid, allerta massima negli USA, cresce la variante Cicada, aggira l’immunità
La variante Covid Cicada, derivata da Omicron, si diffonde negli Stati Uniti. Gli esperti segnalano maggiore evasione immunitaria ma nessun aumento della gravità della malattia.
Variante Covid Cicada: origine e diffusione negli Stati Uniti
Dopo una lunga fase in cui il Covid sembrava passato in secondo piano, gli epidemiologi tornano a monitorare con attenzione una nuova variante denominata “Cicada”.
Il ceppo, classificato come BA.3.2., deriva da una precedente linea di Omicron ed è stato individuato per la prima volta nel novembre 2024, rimanendo per mesi in una fase poco evidente prima di diffondersi rapidamente.
È negli Stati Uniti che si registra attualmente una crescita significativa dei casi, con una diffusione che gli esperti definiscono progressiva e capillare.
Il nome “Cicada” richiama la sua evoluzione: come spiegato dal dottor Amesh A. Adalja, ricercatore senior presso il Johns Hopkins Center for Health Security, si tratta di “un discendente di un antico ceppo di Omicron, BA.3, che è rimasto in uno stato di quasi dormienza per un certo periodo, acquisendo queste mutazioni e poi riemergendo come BA.3.2”.
Una delle caratteristiche principali della variante è la presenza di circa settanta mutazioni nella proteina Spike, elemento chiave che il virus utilizza per entrare nelle cellule dell’organismo.
Caratteristiche della variante e impatto sull’immunità
Secondo gli esperti, proprio le numerose modifiche della proteina Spike potrebbero rendere la variante più difficile da contrastare per il sistema immunitario.
Il professor Thomas Russo, primario di malattie infettive all’Università di Buffalo, ha spiegato: “La preoccupazione è che diventi più elusivo dal punto di vista immunitario. Ciò significa che l’immunità sviluppata in passato potrebbe non essere altrettanto efficace contro questo ceppo del virus quanto lo è stata contro altri”.
Nonostante questo aspetto, non emergono evidenze che la variante Cicada provochi forme di malattia più gravi rispetto alle precedenti.
Gli esperti sottolineano che il virus continua a evolversi, adattandosi progressivamente, mentre la protezione immunitaria acquisita nel tempo, sia tramite infezione sia tramite vaccino, tende a diminuire.
“L’immunità diminuisce nel tempo, sempre meno persone si vaccinano e l’immunità precedentemente sviluppata non sarà sufficientemente protettiva contro una variante di questo tipo”, ha aggiunto il dottor Amesh A. Adalja.
Sintomi e efficacia dei vaccini attuali
Dal punto di vista clinico, la variante presenta sintomi simili a quelli già osservati con le precedenti versioni del virus.
I segnali più comuni includono febbre o brividi, tosse, difficoltà respiratorie, mal di gola, congestione nasale, perdita di gusto e olfatto, mal di testa, nausea e vomito.
Per quanto riguarda la protezione, gli attuali vaccini risultano ancora efficaci nel prevenire le forme più gravi della malattia, anche se potrebbero avere una capacità ridotta nel bloccare completamente l’infezione.
“È probabile che il vaccino attualmente disponibile protegga da ciò che conta di più: le malattie gravi. La capacità di prevenire l’infezione potrebbe essere limitata”, ha precisato Amesh A. Adalja, posizione condivisa anche dal professor Thomas Russo.
Il quadro delineato dagli specialisti evidenzia quindi una variante da monitorare con attenzione, soprattutto per la sua capacità di eludere parzialmente le difese immunitarie, pur senza indicazioni di maggiore severità clinica.