Sofia Di Vico morta a 15 anni per shock anafilattico, il padre: “Chi ha sbagliato paghi”
Sofia Di Vico morta a Roma durante torneo, allergica al latte, il padre chiede verità e giustizia mentre proseguono le indagini sulla tragedia
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Dopo l’autopsia, la salma di Sofia Di Vico, la giovane cestista di 15 anni morta a Roma durante una trasferta sportiva, è rientrata a Maddaloni, dove la famiglia si prepara all’ultimo saluto.
La ragazza è deceduta a seguito di uno shock anafilattico, ma restano ancora da chiarire le circostanze che hanno portato alla tragedia. La procura ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità, mentre gli investigatori stanno analizzando documenti e registrazioni utili alla ricostruzione dei fatti.
Il padre, Fabio Di Vico, pur scegliendo per ora il silenzio pubblico, ha espresso una posizione chiara in merito alle indagini: «Ci sarà un momento in cui dirò ciò che penso». Ha inoltre ribadito la fiducia nel lavoro della magistratura, sottolineando che «registrazioni e documenti abbastanza chiari» potrebbero aiutare a fare luce sulla vicenda.
La richiesta di giustizia e il ricordo della figlia
Il dolore della famiglia si accompagna alla richiesta di verità. «Se ci sono delle responsabilità noi chiediamo che vengano individuate. E chi le ha commesse paghi», ha dichiarato Fabio Di Vico, spiegando che questo non è ancora il momento delle accuse, ma quello del raccoglimento.
«Adesso è il momento di omaggiare la mia bambina», ha aggiunto, rimandando ogni valutazione a dopo i funerali. Il padre ha voluto ricordare anche la forza e la maturità della figlia, che conviveva fin da piccola con una grave allergia al latte e ai suoi derivati.
«Questo l’ha resa particolarmente responsabile e prudente», ha spiegato. Sofia Di Vico aveva sviluppato una grande attenzione nella gestione della sua condizione, evitando qualsiasi rischio e controllando sempre ciò che consumava, senza però rinunciare alla vita quotidiana e alle relazioni con amici e compagni.
L’ultimo giorno a Roma e il ricordo della trasferta
La trasferta a Roma per il torneo “Mare di Roma Trophy Pink”, con la squadra Unio Basket Maddaloni, era iniziata come tante altre. Sofia Di Vico aveva giocato, trascorso del tempo con le compagne e partecipato alle attività della giornata.
Dopo pranzo, il gruppo aveva visitato la città, in un clima sereno e condiviso. «Roma era dentro i suoi occhi spalancati sullo splendore», ha raccontato il padre, ricordando l’entusiasmo della figlia per quell’esperienza.
Tra gli ultimi momenti, resta il ricordo di una serata che la ragazza attendeva con gioia. «Stasera giochiamo fino a tardi con le compagne. Seratona con le carte di Uno», aveva detto poco prima.
Quella serata, però, non si è mai realizzata. «Ma quella partita non l’ha mai fatta», ha concluso Fabio Di Vico, mentre le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della tragedia.