Travaglio contro Meloni: “Retromarcia tardiva”, attacco durissimo dopo lo scontro con Trump
Marco Travaglio critica duramente Giorgia Meloni dopo lo scontro con Donald Trump, parlando di errori politici e strategici accumulati negli anni di governo
Marco Travaglio e la critica a Giorgia Meloni dopo lo scontro con Trump
All’indomani delle tensioni tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente americano Donald Trump, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio interviene con un editoriale dai toni fortemente critici.
Secondo Travaglio, la premier si troverebbe oggi costretta a una inversione di rotta dopo anni di scelte politiche contestate. Nel suo intervento scrive: “Ora la premier è impegnata nella precipitosa retromarcia su tutto”.
Il giornalista sostiene che una revisione delle posizioni adottate durante il governo sarebbe ormai tardiva, sottolineando come il contesto politico sia cambiato rispetto agli anni precedenti.
Parola chiave: Marco Travaglio elenca gli errori del governo Meloni
Nel suo editoriale, Marco Travaglio traccia un bilancio critico dell’azione di governo di Giorgia Meloni, soffermandosi su diversi ambiti, a partire dalla giustizia.
Tra le principali osservazioni, evidenzia: “Per assecondare i poteri marci nominò alla Giustizia Nordio, quintessenza del berlusconismo impunitario, estraneo alla destra legalitaria cui dice di ispirarsi, col risultato di sputtanarsi sull’abuso d’ufficio, il preavviso di arresto, lo sfascio definitivo dei processi e infine di andare a sbattere al referendum sui magistrati…”.
Secondo Travaglio, si tratterebbe di una serie di scelte che avrebbero inciso negativamente sulla credibilità dell’esecutivo.
Le critiche su politica estera e rapporti internazionali
Una parte rilevante dell’analisi di Marco Travaglio riguarda la politica estera del governo guidato da Giorgia Meloni.
Nel suo intervento si legge: “Per non fare la fine del Conte II, si consegnò mani e piedi agli Usa, prima con Biden e poi con Trump, ribaltando l’antiamericanismo del suo mondo, sposando il bellicismo russofobo e inseguendo la follia della vittoria ucraina contro ogni evidenza, per poi trovarsi spiazzata quando Trump fece l’unica cosa giusta oltre alla mezza tregua a Gaza: i negoziati per una pace di compromesso fra Mosca e Kiev, sabotati dall’Ue e anche dall’Italia, che invece si genuflesse agli Usa”.
L’editoriale affronta anche i rapporti con l’Unione Europea e il Medio Oriente: “Per coprirsi le spalle con l’establishment Ue entrò nella commissione Ursula con Popolari, socialisti e liberali, precludendosi ogni margine di manovra contro i piani di riarmo, i patti di austerità, l’accordo capestro sui dazi al 15%, le folli rinunce al gas russo, ad altri mercati in espansione, tipo Cina e Brics, e ad alleanze nell’unico bacino d’interesse nazionale: non l’est Europa, ma il Mediterraneo”.
E ancora: “Per lisciarsi la lobby israeliana ha sempre evitato sanzioni a Tel Aviv contro lo sterminio a Gaza e persino dopo i vari attacchi ai caschi blu italiani in Libano e ora sospende il rinnovo dell’accordo militare quando la mossa appare ormai tardiva, insufficiente e strumentale”.
Infine, Travaglio conclude sottolineando: “Ha inseguito l’illusorio ruolo di ponte Usa-Ue, le ha date tutte vinte a Trump, salvo poi scoprire che quello non ammette posizioni mediane: solo servi o nemici… Per questo, poteva pensarci prima”.