Salim El Koudri, la frase prima dell’attacco a Modena: “Non sono cristiano e per questo non mi fate lavorare”
A Modena proseguono gli accertamenti su Salim El Koudri dopo l’auto sui passanti. Gli investigatori verificano movente, salute mentale e dispositivi sequestrati.
Salim El Koudri, gli accertamenti dopo i fatti di Modena
Le indagini sui fatti avvenuti nel centro di Modena restano concentrate sul movente e sulle condizioni personali di Salim El Koudri, il 31enne italiano di origine marocchina fermato dopo avere travolto alcuni passanti con la propria auto. L’uomo è accusato di strage e lesioni aggravate. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire se l’azione sia stata legata a un grave disagio psichiatrico, a rancori personali o ad altri elementi ancora da chiarire.
Al momento, secondo quanto emerso dalle prime verifiche, non sarebbero stati individuati elementi certi riconducibili a una radicalizzazione islamica. La pista terroristica non risulta il quadro prevalente, anche se gli accertamenti restano aperti e coinvolgono anche la Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Bologna.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, arrivato a Modena per un vertice dopo l’accaduto, ha dichiarato: “Gli inquirenti faranno ulteriori accertamenti”, aggiungendo che il fatto sembra collocabile “in una situazione di disagio psichiatrico”.
La frase sul lavoro e il precedente del 2021
Tra gli elementi finiti all’attenzione degli investigatori ci sarebbe anche un episodio risalente al 2021, legato a un contratto di lavoro non rinnovato. In quella circostanza, secondo quanto riferito da fonti investigative citate dalla stampa, El Koudri avrebbe manifestato rabbia e frustrazione, sostenendo: “Non sono cristiano e per questo non mi fate lavorare”.
La frase viene considerata dagli inquirenti nel quadro più ampio della personalità dell’uomo e delle sue difficoltà. Non è però indicata, allo stato, come prova di una matrice religiosa o terroristica. L’attenzione resta quindi rivolta alla ricostruzione completa del profilo personale, sanitario e relazionale dell’indagato.
Secondo le prime informazioni raccolte, El Koudri avrebbe mostrato ostilità verso più persone del proprio ambiente, inclusi i genitori. La sua fedina penale risulterebbe pulita. Al momento del fermo non sarebbe emerso l’uso di alcol o droga.
Il percorso nei servizi di salute mentale
Un punto centrale dell’inchiesta riguarda il rapporto dell’indagato con i servizi di salute mentale. El Koudri sarebbe stato seguito tra il 2022 e il 2024 da un Centro di salute mentale in provincia di Modena, per poi interrompere il percorso e non presentarsi più agli appuntamenti.
Gli investigatori stanno verificando se l’uomo avesse sospeso anche l’assunzione dei farmaci prescritti. Questo aspetto potrebbe risultare rilevante per comprendere lo stato in cui si trovava al momento dell’azione. La valutazione finale spetterà agli accertamenti medici e giudiziari, anche attraverso eventuali consulenze psichiatriche.
L’ipotesi del disagio psichico è considerata dagli investigatori una delle chiavi principali per leggere l’episodio. Resta da stabilire se vi siano state segnalazioni precedenti, se fossero note situazioni di rischio e se il suo allontanamento dal percorso sanitario fosse stato seguito da ulteriori interventi.
La verifica su telefoni, computer e profili social
Computer e telefono sequestrati a Salim El Koudri sono ora nelle mani degli esperti informatici. Gli accertamenti servono a individuare eventuali ricerche, contatti, messaggi, contenuti salvati o tracce capaci di chiarire il movente.
Secondo quanto riferito da fonti vicine al caso, l’uomo non avrebbe avuto un profilo Instagram attivo. In passato sarebbe stato bloccato da Meta per contenuti offensivi, volgari e molesti. Anche questa circostanza è oggetto di verifica e dovrà essere valutata nel contesto complessivo dell’indagine.
La procura di Modena procede insieme agli approfondimenti della Dda di Bologna. La presenza dell’antiterrorismo non significa che sia stata individuata una pista jihadista, ma consente di svolgere verifiche complete su un episodio che, per modalità, ha richiesto controlli anche su possibili scenari estremistici.
Il tema dell’emulazione
Tra le ipotesi valutate c’è anche quella dell’emulazione. L’uso dell’auto come mezzo per colpire passanti richiama modalità già viste in attacchi terroristici compiuti in Europa. Tuttavia, secondo le informazioni disponibili, nel caso di Modena non sarebbero emersi proclami, rivendicazioni o segnali espliciti di appartenenza ideologica.
Una fonte citata dalla stampa ha spiegato: “La tentata strage è l’effetto di una pura emulazione di attacchi terroristici, attraverso cui sfogare la propria rabbia. Al momento, però, non è emerso ancora nulla che indichi una radicalizzazione islamica o altri estremismi”.
Anche l’assenza di frasi pronunciate in arabo o di slogan religiosi durante l’azione viene considerata dagli investigatori, pur senza assumere valore definitivo. L’obiettivo resta separare le somiglianze nella modalità dell’attacco da un eventuale movente ideologico, che al momento non risulta provato.
Le posizioni politiche e il quadro dell’inchiesta
La vicenda ha aperto anche un confronto politico. La deputata della Lega ed ex magistrata Simonetta Matone ha osservato: “Avere delle problematiche psichiatriche non esclude l’essersi radicalizzati e diventare un terrorista islamico. Per giunta ben inserito in Italia”.
Sul piano giudiziario, però, gli accertamenti devono ancora definire il movente. Le prime risultanze indicano soprattutto un profilo segnato da fragilità psichiatriche, isolamento e difficoltà personali. La verifica dei dispositivi elettronici e dei precedenti contatti dell’indagato sarà decisiva per confermare o escludere altre piste.