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Milano Pride, Vittorio Feltri: “Non ogni manifestazione deve essere consacrata”

Vittorio Feltri interviene sul Pride e difende la scelta della Regione Lombardia di non concedere il patrocinio alla manifestazione di Milano.

Vittorio Feltri e il caso Pride in Lombardia

Vittorio Feltri interviene sul mancato patrocinio della Regione Lombardia al Milano Pride 2026 e respinge le accuse rivolte alla maggioranza regionale. Il giornalista, nella sua rubrica, parte dalle reazioni politiche seguite alla decisione dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, che ha scelto di non concedere il sostegno istituzionale alla manifestazione.

Il passaggio iniziale è diretto: “Trovo ridicolo che ogni volta che qualcuno osa dissentire dalla liturgia arcobaleno scatti immediatamente la solita scomunica morale: medievali, oscurantisti, retrogradi, omofobi”. Per Feltri, la polemica rientra in un meccanismo politico ricorrente, nel quale una posizione diversa viene subito trasformata in accusa morale.

Secondo il giornalista, la Regione Lombardia non avrebbe impedito lo svolgimento del Pride, né limitato diritti civili. Avrebbe invece compiuto una scelta politica e culturale. “Regione Lombardia ha semplicemente deciso di non patrocinare una manifestazione. Non ha vietato il Pride, non ha perseguitato gli omosessuali, non ha abolito diritti civili. Ha esercitato una scelta politica e culturale legittima. E a mio giudizio anche sensata”, scrive Feltri.

La distinzione tra libertà individuale e manifestazione pubblica

Nel suo intervento, Feltri rivendica di non avere posizioni ostili verso le persone omosessuali e richiama la propria idea di libertà individuale. “Vedi, io non ho mai avuto nulla contro gli omosessuali. Chi mi legge lo sa bene. Ho difeso più volte la libertà individuale e il diritto di ciascuno di vivere la propria vita privata come meglio crede. Mi sono persino scritto all’Arcigay quando ritenevo giusto farlo. Perché la libertà, quando è autentica, vale per tutti”.

Il punto, per il giornalista, riguarda il significato assunto negli ultimi anni dalle manifestazioni pubbliche legate al Pride. Feltri sostiene che l’omosessualità sia stata trasformata in un elemento identitario totale, fino a diventare appartenenza ideologica. “Oggi sembra che una persona debba definirsi innanzitutto attraverso i propri gusti sessuali. Ma un uomo non coincide con ciò che fa nel proprio letto. Una donna non si esaurisce nelle proprie preferenze intime. Ridurre l’essere umano alla sua sessualità significa impoverirlo”.

Il giudizio più critico viene rivolto alla forma assunta, secondo lui, dalle parate. “Il Gay Pride, nato anni fa come manifestazione di rivendicazione civile, si è progressivamente trasformato in qualcos’altro: un enorme carnevale grottesco fatto di carri allegorici, travestimenti, lustrini, paillettes, esibizionismo e provocazione permanente”.

La critica alla sinistra e il riferimento al Medioevo

Feltri collega poi il caso lombardo alla reazione della sinistra. A suo giudizio, l’uso della parola “medievale” contro chi contesta il patrocinio al Pride sarebbe improprio. Il giornalista sposta il confronto su altri temi, citando il burqa, i matrimoni combinati, le mutilazioni genitali femminili e l’omofobia nei contesti islamici.

“Medievale è una cultura che considera normale velare le donne dalla testa ai piedi. Medievale è tollerare il burqa in Europa in nome del multiculturalismo. Medievale è chiudere un occhio davanti ai matrimoni combinati, alle mutilazioni genitali femminili, alle bambine sottratte alla nostra cultura per essere educate secondo logiche tribali e patriarcali. Medievale è avere paura perfino di denunciare l’omofobia islamica perché si teme di essere accusati di razzismo”, afferma.

Nel ragionamento di Feltri, la sinistra italiana ed europea sarebbe severa verso il cosiddetto patriarcato occidentale, ma meno netta nei confronti di quello che lui definisce “islamico”. “La sinistra italiana ed europea combatte ossessivamente un patriarcato occidentale ormai in larga parte sconfitto e intanto tollera quello islamico, reale, feroce e concretissimo”, sostiene.

Il patrocinio negato e il dissenso sul Pride

La conclusione dell’intervento torna sulla decisione della Regione Lombardia. Per Feltri, non ogni evento pubblico deve ricevere un riconoscimento istituzionale, e il rifiuto del patrocinio non può essere automaticamente interpretato come ostilità verso le persone omosessuali.

“E allora no, caro Salvatore: non trovo affatto medievale la decisione di Regione Lombardia. La trovo una scelta di buonsenso. Non tutto deve diventare propaganda ideologica. Non ogni manifestazione deve essere consacrata dalle istituzioni pubbliche”.

Il giornalista chiude con una critica al modo in cui, a suo avviso, viene trattato il dissenso sul Pride. “E soprattutto non accetto che il dissenso verso il Pride venga automaticamente trasformato in odio verso gli omosessuali. Questa è soltanto l’ennesima scorciatoia morale di una sinistra che ha smesso da tempo di ragionare e si limita a distribuire patenti di civiltà agli altri”.