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Otto e Mezzo, Travaglio incalzato da Bocchino sulla grazia a Minetti: “Dovresti chiedere scusa”

Italo Bocchino attacca Marco Travaglio a Otto e Mezzo dopo le polemiche sulla grazia concessa a Nicole Minetti.

Bocchino contro Travaglio sul caso Nicole Minetti

Nuovo scontro televisivo sul caso Nicole Minetti e sulla grazia concessa all’ex igienista dentale. Durante la puntata di Otto e Mezzo, su La7, Italo Bocchino ha incalzato Marco Travaglio dopo le polemiche nate dalle ricostruzioni pubblicate dal Fatto Quotidiano e successivamente smentite dalla Procura generale di Milano.
Il giornalista ha precisato di non avere alcuna simpatia personale per Nicole Minetti, ma ha sostenuto che il quotidiano diretto da Travaglio dovrebbe riconoscere l’errore compiuto. “Dovrebbe chiedere scusa”, ha detto Bocchino, rivolgendosi direttamente al direttore del Fatto Quotidiano.
Il punto centrale, secondo Bocchino, riguarda la solidità dell’impianto dell’inchiesta giornalistica. “Io non credo che una persona possa prendersi un figlio malato e tutti quei problemi per non andare in una Rsa due volte alla settimana per 12/18 mesi… Insomma, è il fondamento dell’inchiesta che non mi convince. Poi ci sono dei dati che non sono veri”.
Il confronto si è inserito in una vicenda già molto esposta, dopo la nota della Procura generale di Milano che ha escluso l’emersione di fatti nuovi capaci di modificare il quadro probatorio alla base della grazia concessa a Minetti.

La testimone e i dubbi sull’inchiesta del Fatto

Nel suo intervento, Italo Bocchino ha poi richiamato il ruolo di Graciela Mabel De Los Santos Torres, la testimone citata nelle ricostruzioni giornalistiche. Secondo il giornalista, alcuni elementi raccontati non sarebbero corretti o sarebbero stati presentati in modo tale da generare un quadro fuorviante.
“Loro dicono che la massaggiatrice ha lavorato lì per 20 anni, ma ha lavorato lì per 8 mesi e poi è stata licenziata. Solo un mese era presente la Minetti con Cipriani e 9 bambini. Il Fatto ha lasciato intendere che ci fosse un’associazione dedita alla pedofilia. Parliamo di un’ex dipendete mandata via dopo 8 mesi e intervistata dal Fatto…”.
Il passaggio ha alzato ulteriormente la tensione nello studio di Otto e Mezzo. Bocchino ha contestato non soltanto la ricostruzione complessiva, ma anche il modo in cui alcuni dettagli sarebbero stati utilizzati nel racconto pubblico della vicenda.
Il caso aveva già avuto un forte impatto mediatico, perché collegava la grazia concessa a Nicole Minetti a nuove accuse poi rimesse in discussione dagli accertamenti della magistratura milanese. La replica di Bocchino si è quindi concentrata sul rapporto tra notizia, verifiche e responsabilità del giornalismo.

La replica mancata e l’attacco finale

Il confronto è proseguito anche sul mancato ascolto della testimone da parte della Procura. Bocchino ha ricordato che, secondo la sua ricostruzione, non sarebbe stato possibile procedere con la rogatoria e che la stessa donna si sarebbe contraddetta.
“Sulla questione che la Procura non l’ha sentita a) perché non è stata possibile la rogatoria e poi perché lei stessa si era contraddetta. Io penso che qualcuno abbia pasticciato e uno deve chiedere scusa per i pasticci”.
Nel corso dello scambio, Marco Travaglio è rimasto al centro delle contestazioni, mentre Bocchino ha insistito sulla necessità di distinguere tra inchiesta giornalistica e dati effettivamente riscontrati. La frase sulle scuse ha sintetizzato la posizione dell’editorialista: quando una ricostruzione produce effetti così rilevanti nel dibattito pubblico, eventuali errori devono essere riconosciuti.
La vicenda Minetti resta quindi terreno di scontro tra giornalismo, magistratura e politica. Da una parte ci sono le ricostruzioni contestate; dall’altra la nota della Procura generale di Milano, che ha ridimensionato gli elementi emersi nelle ultime settimane. In mezzo, il confronto televisivo tra Bocchino e Travaglio, con un’accusa precisa: sul caso della grazia, secondo il giornalista, il Fatto Quotidiano avrebbe commesso un errore da correggere pubblicamente.