Covid, il caso Adaltis esplode, FdI apre il caso “454mila euro ai legali ex colleghi di studio di Conte per controlli ai documenti e una lettera”
Commesse Covid al centro dello scontro politico: in Commissione emerge il pagamento di Adaltis ai legali Di Donna e De Luca.
Le commesse Covid tornano al centro dello scontro politico dopo l’audizione in Commissione parlamentare del general manager di Adaltis Srl, Marco Spadaccioli. Davanti all’organismo presieduto da Marco Lisei, esponente di Fratelli d’Italia, il manager ha riferito del pagamento di 454mila euro agli avvocati Luca Di Donna e Giuseppe De Luca, legali collegati allo studio Alpa, dove in passato ha svolto la professione anche Giuseppe Conte. Il punto, sollevato dalla capogruppo di Fdi Alice Buonguerrieri, riguarda la natura delle prestazioni pagate e il rapporto tra consulenze, forniture e incarichi ottenuti durante la fase più critica della pandemia.
Il caso si inserisce nelle verifiche sulle decisioni assunte durante l’emergenza sanitaria e sulle procedure legate alle forniture. Il sospetto politico emerso nei lavori della Commissione è che attorno alle decisioni pubbliche potesse essersi formato un circuito parallelo di relazioni, consulenze e pagamenti. Un’ipotesi che resta al centro del confronto e che ha provocato una nuova tensione tra maggioranza e opposizione.
Commesse Covid, il pagamento di Adaltis e le domande di Buonguerrieri
Il passaggio più rilevante dell’audizione riguarda le somme versate da Adaltis Srl ai legali Luca Di Donna e Giuseppe De Luca. Alice Buonguerrieri ha chiesto a Marco Spadaccioli di chiarire il motivo del pagamento, distinguendo tra gli adempimenti svolti direttamente dalla società e le attività affidate agli avvocati.
La domanda posta in Commissione è stata diretta: «Se gli adempimenti oggetto di contratto li ha effettuati la società – ha chiesto la Buonguerrieri a Spadaccioli in Commissione – questi 360mila euro che si aggiungono ai 93mila pagati in precedenza, per che cosa sono stati pagati a questi avvocati?».
La risposta del manager è stata altrettanto netta: «Possono essere stati pagati per le attività di controllo dei documenti prima di incaricarli e credo per la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso. Non vedo altra attività».
Il totale indicato arriva dunque a 454mila euro, una cifra che ha rafforzato le domande della maggioranza sul rapporto tra consulenze e forniture. Dalle parole rese in audizione, il pagamento sarebbe stato collegato ad attività di controllo documentale e a una lettera inviata per il mancato incasso. È proprio questo elemento ad aver alimentato il confronto politico: la sproporzione tra la somma versata e le attività indicate dal manager.
Il ruolo di Di Donna e il nodo delle consulenze
Secondo quanto emerso nei lavori della Commissione parlamentare, Luca Di Donna avrebbe avuto contatti con più imprenditori, ricevendoli nello studio di Guido Alpa, giurista di fama nazionale scomparso e figura legata anche alla storia professionale di Giuseppe Conte. Il tema non riguarda soltanto Adaltis, ma anche altre società citate nel corso delle audizioni: JC Electronis, R Safety e Jarvit Srl.
La capogruppo di Fdi Alice Buonguerrieri ha parlato di richieste di «percentuali milionarie per risolvere problemi o procurare commesse con la struttura commissariale – fa presente la Buonguerrieri – mascherando tutto, da quanto riferito dagli auditi, dietro una consulenza legale».
Il dato politico più delicato è il confronto tra le società coinvolte. Adaltis risulta l’unica ad aver pagato la consulenza a Di Donna, indicata nella fonte come pari al 10% della commessa, ed è anche l’unica ad aver effettuato due forniture. Le altre aziende, che non avrebbero versato somme, non avrebbero ottenuto lo stesso esito. Si tratta di un passaggio che la Commissione sta approfondendo e che resta al centro delle verifiche parlamentari.
La questione, quindi, non riguarda solo un singolo incarico professionale. Il nodo è capire se i pagamenti fossero legati a normali consulenze legali o se rappresentassero il segnale di un sistema opaco attorno alle forniture dell’emergenza sanitaria.
Conte respinge le accuse e attacca Fratelli d’Italia
La giornata in Commissione è stata segnata anche dallo scontro politico. L’opposizione ha chiesto le dimissioni del presidente Marco Lisei e lo scioglimento dell’organismo parlamentare, contestando alcune scelte sulle audizioni delegate relative al caso delle mascherine ritenute non conformi. La maggioranza ha però rivendicato che quelle audizioni fossero state approvate anche in ufficio di presidenza.
In serata è arrivata la replica di Giuseppe Conte, che ha respinto ogni coinvolgimento e ha attaccato Fratelli d’Italia. «Si sono presi un calcio nei denti perché chi è stato ascoltato ha spiegato che Conte non è mai intervenuto…ha chiuso il suo studio quando è stato nominato». L’ex presidente del Consiglio ha definito l’iniziativa politica di Fdi un «rimestare nel fango» e ha aggiunto: «il fango vi viene addosso».
La vicenda resta ora sul tavolo della Commissione parlamentare, chiamata a ricostruire rapporti, pagamenti e procedure legate alle commesse Covid. Il caso Adaltis diventa così uno dei passaggi più delicati dell’indagine politica sulla gestione delle forniture durante la pandemia, mentre il confronto tra maggioranza e opposizione si sposta sempre più sul rapporto tra responsabilità istituzionali, consulenze private e decisioni pubbliche.
