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Capezzone mette in guardia il centrodestra da Vannacci: “Il rischio è consegnare Palazzo Chigi a Conte e Schlein”

Daniele Capezzone analizza il movimento di Roberto Vannacci e avverte il centrodestra sui rischi politici di una corsa autonoma.

Daniele Capezzone interviene sull’assemblea costituente del movimento di Roberto Vannacci e mette al centro un nodo politico preciso: il possibile effetto di una forza autonoma nata fuori dal centrodestra. Dopo aver seguito integralmente l’appuntamento, il giornalista richiama il metodo di Luigi Einaudi, “conoscere per deliberare”, e sostiene che il dato più rilevante non sia tanto il programma, quanto il bersaglio polemico scelto dall’ex generale e dai parlamentari che lo sostengono.

Nel suo ragionamento, Capezzone osserva che dall’assemblea non sarebbero emerse proposte realmente nuove o iniziative capaci di cambiare il quadro politico. A colpirlo, invece, è stata la frequenza con cui gli interventi hanno individuato come avversari non solo la sinistra, ma anche Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e l’attuale maggioranza di governo.

Vannacci e il centrodestra, il nodo politico indicato da Capezzone

Secondo Daniele Capezzone, il punto decisivo è capire dove voglia collocarsi politicamente Roberto Vannacci. L’ex generale, durante i suoi interventi, avrebbe segnato distanze sia dalla sinistra sia dal centrodestra, evitando di rivolgere parole distensive al governo. Per Capezzone, il messaggio politico che ne deriva è chiaro: una posizione di equidistanza che rischia di mettere sullo stesso piano leader e schieramenti molto diversi tra loro.

Nel ragionamento del giornalista pesa anche il comportamento parlamentare di alcuni esponenti vicini a Vannacci, descritti come transfughi del centrodestra. Capezzone richiama le circostanze in cui questi deputati avrebbero votato la sfiducia al governo, finendo così per allinearsi oggettivamente alle opposizioni.

Uno dei passaggi più duri riguarda l’episodio delle offese rivolte a Giorgia Meloni. Capezzone sottolinea che Vannacci non sarebbe riuscito a difendere la premier nemmeno rispetto all’attacco sulle “ginocchiere”, definito una “infamia grillina”. Un elemento che, nella sua lettura, confermerebbe la distanza crescente dell’ex generale dalla coalizione che sostiene l’esecutivo.

Le critiche all’assemblea e il ruolo dei parlamentari vicini all’ex generale

Nel suo commento, Capezzone non risparmia critiche al tono dell’assemblea. A suo giudizio, diversi interventi parlamentari avrebbero privilegiato slogan e attacchi, più che contenuti politici concreti. Il giornalista cita, tra gli altri, gli onorevoli Pozzolo, Ravetto, Furgiuele e Sasso, parlando di momenti “francamente imbarazzanti”.

Particolarmente significativo, secondo Capezzone, è il passaggio in cui uno dei presenti avrebbe ringraziato Vannacci per averlo aiutato a “spezzare le catene”. Da qui la replica polemica del giornalista, che si domanda se la candidatura e l’elezione nel centrodestra possano davvero essere raccontate come una costrizione politica.

Il giudizio non è però completamente negativo. Capezzone riconosce che alcune posizioni di Vannacci, in particolare su sicurezza e immigrazione, possono risultare condivisibili per una parte dell’elettorato. Allo stesso tempo, contesta l’assenza di un riconoscimento al governo sui risultati ottenuti, soprattutto sul fronte degli sbarchi. Più severo, invece, il giudizio sulla linea internazionale, definita vicina a una propaganda russa “che sembra uscita dalle veline della Zakharova”, e su alcune proposte economiche giudicate stataliste e superate.

Il rischio elettorale: una corsa autonoma che favorirebbe la sinistra

La conclusione politica di Daniele Capezzone riguarda l’effetto concreto di un eventuale progetto autonomo guidato da Roberto Vannacci. Il giornalista invita il centrodestra a non limitarsi alla demonizzazione dell’ex generale, perché molte delle sue posizioni erano note anche prima. Il problema, sostiene, non è scoprire ora chi sia Vannacci, ma spiegare agli elettori quali sarebbero le conseguenze di una scelta separata dalla coalizione.

La frase centrale del ragionamento è netta: “se «compri» Vannacci, rischi di vederti consegnare a casa «Conte & Schlein»”. Per Capezzone, in uno scontro elettorale punto a punto tra due poli, una componente che si stacca dal centrodestra e si colloca in terza posizione può favorire direttamente gli avversari.

Da qui l’invito a cambiare strategia comunicativa. Non attaccare frontalmente Vannacci, ma parlare agli elettori attratti dal suo linguaggio e dal suo profilo, spiegando con chiarezza il possibile effetto del voto. Nella lettura di Capezzone, se l’ex generale dovesse collocarsi fuori dal centrodestra, il risultato politico rischierebbe di essere un vantaggio per Giuseppe Conte ed Elly Schlein, con conseguenze dirette nella corsa a Palazzo Chigi.