Renzi escluso dal tavolo progressista, frena i suoi: “Nessun fallo di reazione”

Matteo Renzi invita Italia Viva alla calma dopo il vertice tra Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli senza Iv.

Matteo Renzi sceglie la linea della calma dopo l’esclusione di Italia Viva dal tavolo del centrosinistra ristretto con Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Mentre tra i parlamentari renziani cresceva la voglia di replicare duramente all’alleanza progressista costruita senza Iv, l’ex premier ha fermato ogni reazione immediata, chiedendo ai suoi di non rispondere alle provocazioni e di mantenere l’obiettivo politico principale: costruire un’alternativa al governo della Meloni.

Matteo Renzi frena Italia Viva dopo il tavolo progressista

La riunione tra Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli ha lasciato fuori Italia Viva e ha provocato irritazione tra deputati e senatori renziani. Alcuni esponenti del partito erano pronti a diffondere un comunicato molto duro, soprattutto contro il leader del Movimento 5 Stelle, accusato sul terreno dell’affidabilità politica per l’esperienza di governo con Matteo Salvini.

Renzi, però, ha bloccato tutto. A chi lo ha sentito nelle ore successive, compresi alcuni riformisti del Pd sorpresi dall’esclusione, l’ex presidente del Consiglio ha ripetuto una linea precisa: “Calma e gesso, noi facciamo la nostra parte, opposizione dura contro questo governo fallimentare. Alla fine vedrete che ci ritroveremo”.

Il messaggio ai parlamentari di Italia Viva è stato ancora più netto: “Pur provando amarezza per quello che ci stanno facendo, non dobbiamo rispondere alle provocazioni”. Poi l’indicazione politica: “Nessun fallo di reazione. Il nostro obiettivo è più importante dei loro dispetti: mandare a casa Giorgia Meloni”.

Una scelta che segna, almeno per ora, una strategia diversa da quella dello scontro frontale. Renzi non vuole consegnare l’immagine di un partito risentito, né aprire una guerra pubblica con gli altri pezzi dell’opposizione.

La delusione per Schlein e il nodo Conte

La linea prudente non cancella la delusione. A chi gli ha chiesto se avesse sentito Elly Schlein dopo il vertice, Renzi avrebbe risposto con un secco “no”. Poi, parlando con alcuni fedelissimi, avrebbe confidato: “Io credo sia molto in imbarazzo”.

Il riferimento è al peso politico di Giuseppe Conte nel perimetro dell’alleanza. Secondo la lettura dell’ex premier, la segretaria del Pd avrebbe dovuto accettare un veto imposto dal leader del Movimento 5 Stelle. Il giudizio attribuito a Renzi è chiaro: “Ha dovuto subire il diktat di Conte, ma lo sa anche lei che con i veti non si va lontano”.

L’ex leader del Pd insiste su un punto: l’opposizione non dovrebbe consumarsi in esclusioni interne, ma concentrarsi sulla sfida al centrodestra. “Chi fa l’opposizione a me non capisce che l’opposizione va fatta al Meloni”, è il ragionamento che ripete ai suoi.

Per Renzi, il centrosinistra ha già pagato nel 2022 il prezzo delle divisioni. Per questo invita a non trasformare la costruzione dell’alternativa in una competizione di antipatie personali. “Quando vai a elezioni non puoi dire ‘quello non lo voglio perché mi sta sulle scatole’. Le elezioni non sono una gara di simpatia o antipatia: devi mettere insieme tutti quelli che sono contro la destra. Altrimenti, la partita non la giochi nemmeno. E ti assumi però la responsabilità di spiegare agli elettori perché regaliamo il Quirinale a Meloni o a La Russa”.

La nuova strategia di Italia Viva tra preferenze e garantismo

Il punto, adesso, è evitare una spirale di ripicche. Renzi considera il vertice dei quattro leader progressisti una mossa sbagliata, ma non vuole chiudere la porta a una futura ricomposizione. Ai suoi ha spiegato che “quei quattro hanno fatto una cosa poco lungimirante”, perché avrebbero indebolito un campo che stava provando a ricostruirsi. La risposta di Italia Viva, però, sarà il rilancio sull’unità.

L’ex premier resta convinto che una chiamata arriverà, perché per vincere contro la destra servirà allargare il fronte. Nel frattempo, Iv prepara una propria agenda politica. A luglio partirà una raccolta firme per reintrodurre le preferenze, tema che Renzi usa anche per marcare le distanze da Pd e Avs. Dopo l’estate, invece, è prevista una campagna sul garantismo, mentre in Parlamento saranno presentate proposte sullo sviluppo economico.

Sono mosse pensate per colpire il governo, ma anche per ricordare agli altri partiti dell’opposizione che Italia Viva non intende restare ferma ai margini. Il confine indicato da Renzi, tuttavia, resta preciso: “Io punto a dividere la destra non i progressisti, il campo opposto non il nostro”.

Intanto l’ex premier guarda agli Stati Uniti, dove è diretto con la figlia Ester per partecipare alla cerimonia inaugurale dell’Obama Presidential Center a Chicago. La moglie Agnese, impegnata come commissaria alla maturità a Firenze, non sarà con lui. “Sarà la festa dell’anti-trumpismo”, ha detto Renzi, pronto a spostare per qualche giorno il centro della scena politica lontano dall’Italia. I suoi alleati potenziali lo lasciano fuori dalla foto di gruppo; lui rivendica un’altra immagine, quella con Obama: “Vuoi mettere?”.

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