Milano, la Lega sogna Salvini candidato sindaco: “Sarebbe la scelta migliore”

Matteo Salvini prova a ricucire nella Lega, ma Zaia, Fedriga e Fontana giudicano insufficiente la proposta sui territori.

La proposta di Matteo Salvini per superare lo stallo interno alla Lega non convince i governatori del Nord. Il vicepremier ha immaginato una cabina di regia dei territori e delle autonomie con presidenti di Regione, ministri, capigruppo, amministratori locali e rappresentanti istituzionali, ma l’idea è stata respinta da Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana. Per i presidenti regionali il nodo politico resta più profondo: ruolo dei territori, assetto del partito, futuro della leadership e possibile modello organizzativo del Carroccio.

Matteo Salvini e la cabina di regia respinta dai governatori

La proposta di una struttura di raccordo tra vertice nazionale e amministratori locali nasce dal tentativo di Salvini di rispondere alle richieste arrivate dai territori, soprattutto dal fronte settentrionale della Lega. L’obiettivo sarebbe quello di garantire un contatto più diretto con governatori, sindaci, presidenti di provincia, presidenti dei consigli regionali e rappresentanti del partito nelle istituzioni.

La risposta, però, non è stata quella attesa. Tra Zaia, Fedriga e Fontana sarebbe prevalsa una valutazione netta: “Non è sufficiente”. Uno dei governatori, parlando a taccuini chiusi, avrebbe usato un’espressione ancora più dura: “Questa è proprio una boutade”.

Il problema, per l’area del Nord, non si risolve con un nuovo organismo interno. La richiesta riguarda il peso politico reale dei territori e la possibilità di ridisegnare la Lega in una forma più autonoma rispetto alla gestione centralizzata di via Bellerio. Una direzione che, al momento, Salvini non sembra intenzionato ad accogliere.

Il nodo Zaia-Fedriga e il modello Csu

Nel partito resta aperta anche la questione dei ruoli interni. Sullo statuto, Salvini frena: “Per ora non cambia, ci penseremo fra tre anni”. Una frase che raffredda le attese di chi chiedeva una revisione più rapida dell’organizzazione del partito.

Il segretario ridimensiona anche l’ipotesi di nominare Luca Zaia o Massimiliano Fedriga vicesegretari. “Non c’è un’urgenza-vicesegretario. E né l’uno né l’altro si sono fatti avanti”, ha spiegato. La ricostruzione, però, viene contestata nell’area dei governatori.

Secondo un’altra versione, sarebbe stato lo stesso Salvini, dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, a chiedere a Zaia e Fedriga se fossero disponibili a ricoprire un ruolo da vicesegretari. La trattativa si sarebbe fermata davanti alle condizioni poste dai due presidenti: una Lega strutturata sul modello della Csu, con due entità distinte e una maggiore autonomia territoriale.

Questa ipotesi non sarebbe stata accettata dal segretario. Da qui il nulla di fatto e una fase di stallo che ora rischia di pesare sull’intero equilibrio interno del partito. Anche il rinvio del consiglio federale è stato letto in questa chiave: non soltanto troppe assenze, ma anche l’assenza di una soluzione politica pronta.

Milano 2027, il nome di Salvini divide il centrodestra

Mentre la tensione interna resta alta, la Lega prepara i gazebo a Milano per scegliere il candidato sindaco in vista delle elezioni comunali del 2027. Il tema si intreccia con un’altra ipotesi politica: la possibile candidatura dello stesso Salvini a primo cittadino del capoluogo lombardo, mentre resta sullo sfondo anche il suo possibile ritorno al Viminale.

Il deputato leghista e vicecapogruppo alla Camera, Igor Iezzi, ha presentato l’appuntamento come “grande appuntamento di democrazia a Milano con le primarie della Lega per scegliere il candidato sindaco e ragionare con i cittadini sulle priorità da affrontare”. Poi ha aggiunto un’indicazione personale molto chiara: “Sceglierò come sindaco Salvini, sapendo che sarebbe la scelta migliore per la nostra città”.

Nel centrodestra, però, la suggestione non trova tutti d’accordo. Alessandro Sorte, deputato e segretario regionale di Forza Italia in Lombardia, ha chiarito la posizione degli azzurri: “Ogni partito può avanzare il proprio nome ma Forza Italia ha altre idee rispetto a Salvini candidato sindaco. Noi restiamo per un nome civico”.

La replica leghista è arrivata dal sottosegretario e senatore Alessandro Morelli: “Siamo contenti che ci sia dibattito, ma bisogna partire dal presupposto che l’avversario sono il Pd e la sinistra verde che stanno devastando Milano”. Anche Attilio Fontana, sul punto, non ha espresso dubbi: “Se ci sarà la possibilità di votare Salvini, sicuramente Salvini”.

La candidatura a Milano appare così uno dei pochi terreni su cui la Lega riesce a mostrare una linea comune. Sul resto, dalla cabina di regia al peso dei governatori, il partito resta attraversato da una tensione che Salvini dovrà sciogliere in tempi brevi.

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