Otto e Mezzo, Severgnini paragona Vannacci al M5s, Travaglio lo ferma: “Sono l’esatto opposto”

A Otto e mezzo confronto acceso tra Beppe Severgnini e Marco Travaglio sul fenomeno Vannacci e sul ruolo dei media.

Il caso politico legato a Roberto Vannacci arriva al centro del confronto tra Beppe Severgnini e Marco Travaglio durante Otto e mezzo, il programma di La7 condotto da Lilli Gruber. Il giornalista del Corriere della Sera e il direttore del Fatto Quotidiano si sono divisi sull’interpretazione dell’ascesa del leader di Futuro Nazionale, sul paragone con il Movimento 5 Stelle e sul modo in cui media e partiti dovrebbero affrontare la crescita di un consenso fondato su rabbia, delusione e frustrazione politica.

Vannacci, Severgnini avverte: non va trattato con disprezzo

Per Beppe Severgnini, il fenomeno Vannacci non dovrebbe essere censurato né liquidato con fastidio. Secondo il giornalista, trattare con sufficienza un leader capace di intercettare il malcontento rischia di rafforzarlo, come sarebbe accaduto negli Stati Uniti con Donald Trump.

“In questo modo gli americani e i liberali americani hanno fatto eleggere Trump. E, secondo me, parte di questo atteggiamento ha portato anche il M5s a vincere, cioè esiste nell’elettorato sempre un blocco di persone che sono arrabbiate, frustrate, deluse e c’è qualcuno che impara come raccogliere questa delusione”.

Severgnini ha invitato le “forze democratiche tradizionali di destra e di sinistra” a spiegare con calma agli elettori il rischio di affidarsi a figure politiche che promettono risposte forti a un disagio reale. “Guardate come sono finite le delusioni degli americani. Sono finite nelle mani di uno come Trump. E neanche il M5s ha proprio fatto fuochi d’artificio. Sono sicuro che anche i voti a Vannacci finiranno allo stesso modo, però bisogna spiegarlo con calma”.

Il punto, nella lettura di Severgnini, non è ignorare Vannacci, ma evitare di trasformarlo in un bersaglio utile alla sua stessa narrazione. Per questo il giornalista distingue tra critica politica e atteggiamento sprezzante, ritenendo quest’ultimo controproducente.

Travaglio respinge il parallelo tra Vannacci e Movimento 5 Stelle

La posizione di Marco Travaglio è stata molto diversa. Il direttore del Fatto Quotidiano ha contestato il paragone tra Vannacci e il Movimento 5 Stelle, definendo i due fenomeni politici profondamente diversi per origine, linguaggio e contenuti.

“Volevo rompere l’idillio con Beppe Severgnini a proposito di questi apparentamenti che sento fare tutti i giorni fra i 5 Stelle e i Vannacci. I 5 Stelle sono l’esatto opposto del vannaccismo. Sono nati perché la sinistra aveva tradito se stessa: inciuciava con Berlusconi, se ne fotteva della questione morale, era diventata establishment, si strusciava sui banchieri anziché pensare ai ceti popolari, aveva dimenticato l’ambiente in nome della cementificazione e di Confindustria”.

Travaglio ha ricordato che il messaggio originario di Beppe Grillo era legato a “questione morale, ambiente, pulizia, nuove tecnologie”. Da qui la sua domanda: “Cosa c’entra con uno come Vannacci che predica disvalori? Vannacci sta alla destra come i 5 Stelle stavano alla sinistra. Accusa la destra di avere tradito tutti gli impegni perché non è abbastanza xenofoba, razzista, nemica dei diritti civili. Ma non c’entra niente con i 5 Stelle”.

Secondo il direttore del Fatto Quotidiano, il M5s nacque come protesta contro “la casta”, un tema già entrato nel dibattito pubblico anche grazie alle inchieste di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sul Corriere della Sera. “La casta non era una invenzione di Grillo, ma un qualcosa che faceva davvero incazzare la gente”.

Media, rabbia degli elettori e nuovo scontro tra Severgnini e Travaglio

Nel confronto, Travaglio ha attribuito una parte della visibilità di Vannacci anche al modo in cui i media hanno trattato il suo libro e le sue posizioni. “Bisognava pensarci prima, quando lo si è reso famoso trasformando un libraccio francamente imbarazzante in un evento editoriale e dedicandogli 400 articoli sui principali quotidiani italiani per dire che stava tornando Mussolini. Così lui ha venduto 2 milioni di copie e alle elezioni ha preso 500 mila voti – continua – Adesso che è famoso censurarlo semplicemente significa fare il suo gioco, come se quando si pensava di esorcizzare la Lega o il M5s non parlandone. Ormai esistono, quindi non si può non parlare di una cosa che esiste”.

Severgnini ha precisato di non avere chiesto alcuna censura verso Vannacci, ma un diverso modo di raccontarlo. “Non ho detto che bisogna censurare Vannacci, ma parlarne in un modo diverso del modo in cui abbiamo parlato, gli americani soprattutto, di Trump. Raccogliere la frustrazione e la rabbia degli elettori va bene, ho sempre riconosciuto i 5 Stelle che non sono mai stati violenti. Però una parte del fenomeno è molto simile. Infatti, pare che un po’ di voti dei vecchi 5 Stelle si stiano spostando verso Vannacci. Si assomigliano più di quanto tu voglia ammettere”.

La replica di Travaglio ha riportato il discorso sulle responsabilità delle classi dirigenti. “Il problema è che tu sei convinto che Trump ha vinto perché i radical chic ne parlavano prendendolo in giro. No, Trump ha vinto perché i suoi predecessori hanno fallito e hanno combinato disastri. Il M5s è cresciuto perché il Pd ha fallito e ha combinato disastri e nel momento in cui anche Berlusconi tracollava, hanno raccolto il malcontento che c’era”.

Poi l’avvertimento finale: “Se fra un anno ci troveremo l’Europa con tutti i governi di estrema destra, rispetto ai quali Vannacci forse ci farà anche sorridere, sarà perché queste classi dirigenti europee hanno completamente fallito e, mentre noi stiamo parlando, continuano a fallire predicando, riarmo anziché di politiche sociali. Questo è il tema non di come se ne parla”.

Il confronto tra Severgnini e Travaglio ha così mostrato due letture opposte dello stesso fenomeno: per il primo il modo in cui si parla di Vannacci può rafforzarlo o indebolirlo; per il secondo la sua crescita dipende soprattutto dai fallimenti politici che hanno lasciato spazio alla protesta.

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