Trump contro Meloni, secondo Maurizio Molinari, nasce anche dalla decisione italiana su Sigonella e dalla risposta video della premier.
Trump contro Meloni, il peso della decisione su Sigonella
Lo scontro politico tra Donald Trump e Giorgia Meloni avrebbe una radice precisa: la scelta del governo italiano sulla base di Sigonella, in Sicilia, e il successivo video con cui la presidente del Consiglio ha replicato agli attacchi del presidente americano. A indicare questa lettura è stato Maurizio Molinari, ospite di L’aria che tira, il programma di approfondimento politico di La7 condotto da David Parenzo.
L’ex direttore de La Stampa e di Repubblica ha ricostruito il possibile percorso che avrebbe portato Trump a irrigidire i rapporti con la premier italiana. Al centro, secondo la sua analisi, ci sarebbe la decisione assunta da Meloni insieme ai suoi collaboratori sulla base militare statunitense di Sigonella, arrivata in un contesto politico già delicato.
“Io credo che ci siano due spiegazioni convergenti – il ragionamento di Molinari -. Una è sulla genesi e probabilmente fa riferimento alla decisione su Sigonella presa quasi una settimana dopo il referendum dalla presidente del Consiglio assieme ai suoi collaboratori. E probabilmente pensava di andare incontro all’opinione popolare che aveva determinato la sconfitta del referendum, ma la reazione del presidente è stata quella di prenderla sul personale”.
La lettura di Molinari colloca quindi la tensione dentro un rapporto diplomatico segnato non solo dalle scelte di merito, ma anche dal modo in cui quelle decisioni sono state percepite dalla Casa Bianca. Il riferimento a Sigonella riguarda una base militare americana in territorio italiano, elemento sensibile nei rapporti tra Roma e Washington.
Il video di Meloni e la reazione del presidente americano
Nell’analisi di Molinari, il secondo elemento riguarda la risposta pubblica di Giorgia Meloni. La premier ha scelto di reagire con un video dopo l’ennesimo attacco di Donald Trump, adottando una modalità giudicata diversa rispetto a quella seguita da altri leader europei finiti nel mirino del presidente americano.
“E poi c’è stata la scelta di Giorgia Meloni di reagire con un video. Molti altri leader alleati – come Merz, Starmer e Macron – sono stati accusati, offesi, irrisi dal presidente americano, ma nessuno ha reagito frontalmente come Meloni. In tutto ciò noi possiamo anche condividere la scelta di Meloni che è legittima anche nei contenuti. Il punto è il metodo, che è stato percepito da Trump come un’offesa personale. L’unico leader alleato a Trump che risponde con i suoi stessi metodi. E questo nel mondo di Trump significa esaltarsi nel duello. Trasformare questo duello nella chiave della difficoltà con la Nato”.
Il passaggio più rilevante, secondo l’ex direttore, non riguarda dunque soltanto il contenuto della replica, ma il linguaggio scelto dalla premier. Meloni, nella sua ricostruzione, avrebbe risposto a Trump utilizzando una comunicazione diretta e frontale, simile a quella abitualmente praticata dal presidente americano.
Il nodo Nato e il rapporto tra Roma e Washington
La tensione tra Trump e Meloni viene così inserita da Molinari dentro un quadro più ampio, che riguarda anche i rapporti con la Nato e il ruolo dell’Italia nell’alleanza occidentale. Il confronto personale tra i due leader, secondo questa interpretazione, rischia di diventare una chiave politica attraverso cui leggere le difficoltà nei rapporti tra gli Stati Uniti e gli alleati europei.
Il caso mostra quanto il rapporto tra Roma e Washington possa dipendere non solo dalle decisioni strategiche, ma anche dalla gestione pubblica dello scontro. Per Molinari, la scelta italiana su Sigonella e il video di risposta della presidente del Consiglio avrebbero prodotto una reazione diretta da parte di Trump, che avrebbe interpretato entrambi i passaggi come una sfida personale.
La questione resta quindi legata a due piani: quello diplomatico, con la base di Sigonella e i rapporti militari tra Italia e Stati Uniti, e quello politico-comunicativo, segnato dalla decisione di Meloni di non lasciare senza risposta gli attacchi del presidente americano.