Alemanno chiede l’indulto per i carcerati, i vannacciani lo frenano: “Non è la soluzione”

Gianni Alemanno propone l’indulto contro il sovraffollamento carcerario, ma nel fronte di Roberto Vannacci emergono le prime distanze.

Il nuovo asse politico tra Gianni Alemanno e Roberto Vannacci mostra già una prima frattura sul tema delle carceri. L’ex sindaco di Roma, uscito da pochi giorni da Rebibbia, ha rilanciato la proposta dell’indulto per affrontare il sovraffollamento carcerario, riconoscendo però che difficilmente potrà essere approvata. Una posizione che non convince i nuovi compagni di viaggio del generale, contrari a misure generalizzate di clemenza e più vicini a una linea fondata su certezza della pena, costruzione di nuovi istituti e percorsi premiali solo per chi dimostra di meritarlo.

Alemanno propone l’indulto, ma Futuro nazionale prende le distanze

Intervenendo a Radio24, Gianni Alemanno è tornato sul tema del carcere, diventato centrale nella sua nuova fase politica dopo l’esperienza detentiva. L’ex sindaco ha sostenuto la necessità di un sistema penitenziario capace non solo di punire, ma anche di recuperare chi sconta una pena.

Le sue parole sono state nette: “Per garantire sicurezza occorre un carcere che funzioni, che non solo punisca ma riesca a riabilitare e a combattere la recidiva. Logica vorrebbe che ci fosse l’indulto”.

Alemanno ha però ammesso che la proposta non ha reali possibilità di avanzare, per ragioni “politiche, culturali e sociali”. Sul punto ha trovato una sponda in Ignazio La Russa, presidente del Senato, che ha riconosciuto la fondatezza del ragionamento dell’ex sindaco: “Ha ragione Alemanno. Come anche ha detto anche lui, ci vorrebbe ma non ci sarà”.

A frenare, però, sono proprio gli esponenti dell’area che oggi guarda a Roberto Vannacci e a Futuro nazionale. La posizione dei vannacciani resta molto diversa: “Non è la soluzione e non è in agenda. Restiamo fermi a quanto detto dal nostro presidente”.

Vannacci e i suoi insistono sulla certezza della pena

La distanza tra Alemanno e l’area di Vannacci era emersa già nei giorni scorsi, quando il generale aveva usato parole durissime sui reati più gravi: “chi commette reati gravi deve marcire in galera”. Una frase che aveva creato più di un imbarazzo, soprattutto alla luce della nuova collaborazione politica con l’ex sindaco di Roma.

La linea di Futuro nazionale punta su un’impostazione più securitaria. Per i sostenitori del generale, il sovraffollamento non si risolve con amnistia o indulto, ma con nuove strutture penitenziarie e con una maggiore rigidità verso i reati più gravi.

Rossano Sasso, tra i riferimenti del movimento, ha chiarito la posizione: “L’indulto non è la posizione del nostro partito. Con Alemanno condividiamo la battaglia per la rieducazione. E su quello, in fondo, le sue posizioni sono simili a quelle del nostro presidente”.

Anche Domenico Furgiuele ha provato a ridimensionare le differenze, pur marcando un confine preciso: “Con l’ex sindaco di Roma ci sono più convergenze che divergenze. Diciamo che in merito a questa proposta… È chiaro che per stupri, pedofilia o altri reati molto gravi non si può chiedere l’amnistia o l’indulto”.

Per Furgiuele, il carcere “deve punire e rieducare”, ma serve “intransigenza per le mafie e reati gravi”. Una linea ribadita anche da Emanuele Pozzolo, secondo cui il confronto interno è normale: “In un partito è normale discutere”. Poi la precisazione politica: “Ma no, lui lancia una discussione, ma la posizione di Vannacci è chiara”.

La mediazione sulla meritocrazia per i detenuti

Il punto di possibile sintesi tra Gianni Alemanno e i vannacciani potrebbe essere la meritocrazia applicata anche al sistema penitenziario. Una soluzione che permetterebbe di evitare misure generalizzate, mantenendo però aperta la strada a riduzioni di pena per i detenuti che dimostrano concretamente un percorso di recupero.

È ancora Domenico Furgiuele a indicare questa via: “Noi di Futuro nazionale siamo per il ritorno della meritocrazia, in tutti gli ambiti, quindi anche per le carceri. Se ci sono detenuti che nei fatti dimostrano di poter uscire prima con una riduzione della pena è giusto che escano”.

Resta invece ferma la contrarietà a provvedimenti ampi di clemenza. Sasso ha richiamato anche il tema della presenza di detenuti stranieri, sostenendo che la remigrazione possa essere una risposta al problema carcerario: “Può essere una soluzione dal momento visto che il 35 per cento dei detenuti non dovrebbe essere mai entrata in Italia”.

La linea di Vannacci, richiamata dai suoi, resta quella espressa in passato: “La mia solidarietà va soprattutto alle vittime, non ai detenuti che stanno scontando la giusta pena per le loro malefatte. Le carceri diventino luoghi in cui ogni carcerato, lavorando duramente e devolvendo i propri emolumenti per l’opera prestata, risarcisca le vittime per i danni subiti dalle loro azioni criminali”.

La proposta di Alemanno sull’indulto apre così il primo vero nodo politico nella nuova alleanza con l’area di Roberto Vannacci. Da una parte il tema della rieducazione e della riduzione del sovraffollamento, dall’altra una linea che punta su pena certa, nuovi istituti e benefici solo per chi dimostra di aver intrapreso un percorso concreto.

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