Elly Schlein sotto pressione nel Pd: Bonaccini, Decaro e Conte riaprono il nodo leadership

Elly Schlein affronta nuove tensioni nel Pd mentre Conte rilancia il metodo del candidato più competitivo per il campo largo.

La leadership di Elly Schlein torna sotto pressione nel Pd, mentre dentro il Nazareno crescono dubbi, manovre e ipotesi alternative in vista della costruzione del campo largo. Il tema non riguarda solo la segreteria dem, ma anche la scelta del possibile federatore dell’alleanza contro Giorgia Meloni. A riaprire il dossier è stato Giuseppe Conte, che parlando della scelta del candidato ha affiancato alle primarie l’ipotesi di una decisione più ristretta, il cosiddetto “caminetto”, con un criterio preciso: “Come abbiamo fatto per le Regionali, scegliamo il candidato più competitivo”.

Elly Schlein e il nodo della leadership nel Pd

La frase di Giuseppe Conte ha prodotto effetti immediati nel Partito democratico. L’ex premier potrebbe pensare anche a una propria candidatura alla guida del fronte progressista, ma dentro il Pd l’idea di evitare una conta nei gazebo è stata letta da alcuni come un possibile varco per superare l’attuale assetto.

Il ragionamento circola da tempo tra alcune aree dem. L’eurodeputato Stefano Bonaccini e il governatore della Puglia Antonio Decaro, entrambi formalmente collocati nella maggioranza che sostiene Schlein, avrebbero discusso della necessità di individuare una figura capace di tenere insieme tutte le componenti. L’ipotesi sarebbe quella di un passo indietro della segretaria, sul modello di quanto avvenne in passato con Massimo D’Alema e Walter Veltroni per favorire la candidatura di Romano Prodi.

Bonaccini, nelle ultime settimane, ha marcato più volte una distanza dalla linea della segretaria. La sua frase, “Non è con l’antifascismo che sconfiggeremo Giorgia Meloni”, è stata interpretata come un messaggio politico rivolto direttamente alla guida del partito. Un altro passaggio ha rafforzato questa lettura: “Il nostro compito è offrire risposte concrete, non fare liste di proscrizione”.

Conte, Bonaccini, Decaro e il campo largo ancora incerto

La discussione sulla leadership si intreccia con le difficoltà del campo largo. Gli appuntamenti previsti a Napoli l’8 luglio e a Padova il 15 luglio, pensati per presentare le priorità programmatiche dell’alleanza, restano ancora avvolti da incertezza. Graziano Delrio ha ammesso: “Non ho notizie di questi incontri e non ho ancora capito di che cosa si stia parlando”.

A rendere il quadro più complicato è arrivato anche il sondaggio di Pagnoncelli, che assegna al Pd il 20,1%. Un dato che avvicina il partito al 19,1% ottenuto da Enrico Letta nel 2022, risultato considerato tra i più difficili nella storia recente dei democratici.

Dentro questo scenario si inserisce anche Dario Franceschini, che avrebbe rilanciato il nome di Silvia Salis, sindaca di Genova, come possibile figura centrale dell’area moderata e riformista della coalizione. Una prospettiva che alimenta interrogativi sul futuro della segreteria e sul ruolo che la Schlein potrà avere nella partita nazionale.

I caffè con Draghi e il rischio di nuovi addii

Un altro fronte riguarda i rapporti di Elly Schlein con Mario Draghi. I caffè presi con l’ex presidente del Consiglio hanno provocato nuove tensioni, soprattutto tra gli alleati più critici verso l’esperienza del governo Draghi. Una reazione sintetizzata da una frase attribuita agli ambienti più irritati: “Che cosa c’entriamo noi, che il banchiere lo abbiamo contrastato in tutti i modi”.

Le difficoltà non si fermano qui. Anche l’area riformista osserva con attenzione le mosse di Matteo Renzi e della sua Casa Riformista. A Udine, durante l’incontro sulle primarie delle idee, era presente anche l’eurodeputato dem Giorgio Gori. La sua partecipazione viene letta come un possibile segnale di allontanamento dal Pd, dopo gli addii di Elisabetta Gualmini, Marianna Madia e Pina Picierno.

Per Elly Schlein, la fase si annuncia quindi decisiva. La segretaria prova a lasciar scorrere tensioni e retroscena, ma il partito appare attraversato da una domanda sempre più esplicita: se sarà lei a guidare la sfida a Giorgia Meloni, oppure se il Pd cercherà un altro nome capace di tenere insieme il campo largo.

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