Salvini gela Vannacci, “Delusione umana più che politica”

Matteo Salvini chiude NexUs a Milano Marittima, conferma la guida della Lega e guarda alle elezioni del 2027.

Matteo Salvini ha chiuso a Milano Marittima la tre giorni di NexUs, la festa dei giovani della Lega, confermando davanti a oltre trecento partecipanti la volontà di restare alla guida del partito fino alle prossime elezioni politiche del 2027. Intervistato da Giuseppe Cruciani, il segretario del Carroccio ha risposto alle ricostruzioni sulle tensioni interne, ha parlato del rapporto con Roberto Vannacci, ha rilanciato i temi di sicurezza e immigrazione e ha ribadito che la sfida elettorale dovrà essere affrontata con una squadra compatta.

Matteo Salvini rilancia la Lega da Milano Marittima

Il messaggio più netto è arrivato sulla permanenza alla segreteria. Salvini ha assicurato che non intende lasciare il ruolo nei prossimi tre anni e che guiderà la campagna elettorale per il voto del 2027, ma ha voluto spostare l’attenzione dal singolo leader alla forza collettiva del partito.

“Servono i capitani, ma anche le truppe. Mi aspetto che i militanti, i sindaci e i governatori (il riferimento è a Luca Zaia e Massimiliano Fedriga) non stiano tutti dietro, ma di fianco per vincere”. Il riferimento ai governatori Luca Zaia e Massimiliano Fedriga è stato letto come un richiamo diretto alla necessità di partecipare in prima linea alla prossima fase politica.

Davanti ai giovani leghisti, arrivati da diverse regioni italiane, il segretario ha insistito sul concetto di squadra. “La forza della Lega è la squadra”, ha ripetuto, escludendo l’immagine di un partito affidato a un solo uomo al comando.

A rafforzare il clima della manifestazione sono state anche le parole dei partecipanti. Silvia, arrivata da Roma, ha spiegato: “la Lega ci sta dando molto, c’è un senso di appartenenza, di valori, tutto questo è molto bello”. Un sostegno che, secondo chi gli è vicino, avrebbe dato nuova energia al leader. Lo stesso Salvini ha detto: “Questi tre giorni mi hanno dato carica e motivazione, sento ancora ardere il fuoco che avevo 35 anni fa quando feci per la prima volta la tessera”.

Il nodo Viminale e la sicurezza nelle stazioni

Sul possibile ritorno al Viminale prima della fine della legislatura, Matteo Salvini ha frenato. “Fare il ministro dell’Interno non è mica facile. A me piace portare a termine le cose. In questa legislatura vado avanti a chiudere i cantieri”. Una posizione che conferma la volontà di proseguire nel ruolo di ministro delle Infrastrutture fino alla conclusione del mandato.

Diverso il ragionamento in caso di vittoria del centrodestra nel 2027. Alla domanda su un eventuale ritorno al ministero dell’Interno dopo le elezioni, la risposta è stata “sì”, con una precisazione: “decidono sempre gli italiani”.

Tra le priorità indicate dal segretario leghista c’è la sicurezza nelle stazioni, con l’idea di militarizzarle “con pattuglioni di forze dell’ordine e vigilantes. Poi ci presentiamo il giorno del voto e gli italiani premieranno la concretezza. Mentre altri chiacchierano ovunque di immigrazione e sicurezza, noi abbiamo rischiato sei anni di galera per avere fermato barche e barchini. Questa è la differenza tra chi chiacchiera e chi fa”.

Vannacci, Futuro Nazionale e il rapporto con il governo

Ampio spazio anche al rapporto con Roberto Vannacci e con Futuro Nazionale. Salvini non ha escluso scenari futuri, spiegando che in politica le parole “mai” e “per sempre” “non si utilizzano”, ma ha ammesso una forte delusione per il comportamento del generale.

“Mi freghi una volta, non due”, ha avvertito il leader della Lega. Poi ha aggiunto: “non porto rancore, c’è più una delusione umana che politica che dura qualche ora poi si guarda avanti. Rimangiarsi nel giro di qualche settimana tutta questa apertura” della Lega “da parte di un uomo in divisa è stata una delusione”.

Sui sondaggi che attribuiscono a Futuro Nazionale un consenso intorno al 6%, Salvini ha mostrato prudenza ma nessuna preoccupazione immediata. “L’ansia da prestazione? No. Lo seguo con la dovuta attenzione e il dovuto rispetto come seguo gli altri. Se ai loro convegni si accolgono al saluto di camerati, preferisco il raduno dei giovani della Lega. La parola camerata fa parte di un passato da studiare”.

Il segretario leghista ha giudicato contraddittorio che Futuro Nazionale si definisca di destra e poi voti contro il governo su dossier rilevanti, come il Piano Casa. Sulla legge elettorale, invece, ha indicato un principio: deve garantire chi prende un voto in più.

Netta anche la difesa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo gli attacchi di Donald Trump. “Se attacca il presidente del Consiglio, attacca anche me e gli italiani”. Non sono mancate le critiche all’Europa, definita “assente”.

Il leader della Lega punta a riportare il partito oltre il 10% e si dice convinto dell’obiettivo. Nel finale, accanto alla compagna Francesca Verdini, ha ballato sulle note del nuovo inno leghista, “Un’Italia che ci Lega”, scelto per raccontare una linea politica ormai non più limitata al Nord.

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