Giuseppe Cruciani torna su Roberto Vannacci e spiega perché l’ex generale continua a intercettare consenso su sicurezza e immigrazione.
Giuseppe Cruciani non chiude la porta a un nuovo voto per Roberto Vannacci. Il conduttore de La Zanzara, programma di Radio 24 guidato insieme a David Parenzo, è tornato a parlare dell’ex generale e della sua crescita politica, spiegando di averlo già sostenuto alle ultime Europee e di non escludere una scelta simile in futuro. Al centro del ragionamento ci sono il profilo pubblico di Vannacci, la sua capacità comunicativa e il tema della sicurezza, che secondo Cruciani pesa molto più delle statistiche nella formazione del consenso.
Giuseppe Cruciani e il voto a Vannacci
Nel corso dell’intervista, Cruciani ha rivendicato senza giri di parole l’interesse per figure considerate divisive. La frase più netta è arrivata quando ha spiegato il motivo del suo voto alle Europee: “Seguo Vannacci da tre anni, trovo che sia un animale politico totalmente nuovo. Unisce carisma militare e resistenza da maratoneta, l’uso della potenza dei social e la fatica del porta a porta. Vannacci il suo se la sta costruendo. Decido sempre all’ultimo – ha spiegato – Comunque alle Europee l’ho già votato: veniva mostrificato, i mostri mi piacciono”.
Per il giornalista, dunque, Roberto Vannacci rappresenta un fenomeno politico non riconducibile agli schemi tradizionali. A colpirlo non sarebbe soltanto il linguaggio diretto dell’ex generale, ma anche la capacità di tenere insieme presenza mediatica, lavoro sul territorio e una narrazione personale molto riconoscibile. Una combinazione che, secondo Cruciani, lo rende diverso da altri protagonisti della scena politica italiana.
Il conduttore non ha però trasformato quella valutazione in un’adesione definitiva. Ha precisato di decidere sempre all’ultimo, lasciando aperta la possibilità di confermare o meno quella scelta elettorale. Ma il giudizio sul peso politico di Vannacci resta chiaro: l’ex generale, a suo avviso, si sta costruendo uno spazio autonomo.
Immigrazione e sicurezza, il nodo del consenso
Secondo Cruciani, la crescita di Vannacci non può essere separata dalla percezione diffusa su immigrazione e sicurezza. Il conduttore ha spiegato che l’ascesa dell’ex generale nasce dalla “percezione che su immigrazione sicurezza il governo non abbia fatto abbastanza. L’altro giorno discutevamo di quell’imprenditrice rapinata a Firenze e mi ha chiamato Calenda per dirmi che non ci sono mai state così poche rapine. Magari sarà vero. Ma questo non è un mondo in cui il consenso lo ottieni portando la statistica”.
Il riferimento è a una distanza che, secondo Cruciani, separa i dati ufficiali dalla sensazione vissuta da una parte dell’opinione pubblica. In questa distanza si inserirebbe la forza comunicativa di Vannacci, capace di parlare a chi ritiene insufficienti le risposte del governo su controllo del territorio, ingressi irregolari e gestione della criminalità.
Il conduttore ha però segnato un limite netto sul tema della remigrazione, uno dei punti più discussi della linea politica dell’ex generale. Cruciani ha spiegato di condividere il principio solo in casi specifici: “Vale per i clandestini, o per chi ha commesso reati. Se s’intende cacciare quelli che stanno già qui, e lavorano onestamente, non sono d’accordo nella maniera più assoluta. La remigrazione è una cosa più di sinistra che di destra”.
Cruciani respinge le accuse di razzismo e fascismo
Nell’intervista, Giuseppe Cruciani ha anche respinto l’etichetta di razzista attribuita a Roberto Vannacci. Alla domanda sul punto, ha risposto che l’ex generale non lo sarebbe “assolutamente”. Poi ha aggiunto: “Il razzismo è una cosa terribile e seria, significa discriminazione per il colore della pelle”.
Il conduttore ha escluso anche l’accusa di fascismo, sostenendo che non bastino le parole per arrivare a una definizione simile. La sua posizione è stata sintetizzata così: “Il fascismo si deve dimostrare con i fatti, le azioni, non con le parole, e comunque Vannacci non si è mai dichiarato fascista”.
Per Cruciani, quindi, il caso Vannacci va letto prima di tutto come un fenomeno politico e comunicativo. Un profilo capace di intercettare paure, insofferenze e richieste di sicurezza, senza che questo, nella sua lettura, basti a farne automaticamente un esponente razzista o fascista.
