Alessandro Di Battista apre alla possibilità di candidarsi alle politiche con Schierarsi e punta sull’area dell’astensione.
Alessandro Di Battista torna a muovere le acque nel campo dell’opposizione e soprattutto nell’area che guarda al Movimento 5 Stelle. L’ex deputato, volto simbolo della prima stagione grillina, ha ammesso durante una diretta streaming con Andrea Scanzi di stare valutando l’ipotesi di presentarsi alle prossime elezioni politiche. Una possibilità che, se diventasse concreta, potrebbe complicare i piani di Giuseppe Conte e del nascente fronte progressista, perché Di Battista esclude in modo netto qualsiasi alleanza con il Partito Democratico.
Di Battista e Schierarsi, il ritorno politico prende forma
Il percorso di Alessandro Di Battista passa oggi da Schierarsi, l’associazione da lui fondata e alla quale hanno aderito anche figure provenienti dalla prima fase del Movimento 5 Stelle, come Barbara Lezzi, già ministra per il Sud nel governo Conte I, e Alessio Villarosa, sottosegretario all’Economia nel secondo esecutivo guidato da Giuseppe Conte.
La struttura dell’associazione si sta allargando attraverso nodi locali, campagne tematiche e iniziative territoriali. Una forma organizzativa che, pur senza essere ancora un partito, ne richiama alcuni tratti. Di Battista, oggi impegnato tra monologhi teatrali, reportage e presenze televisive, finora aveva evitato di chiarire apertamente le proprie intenzioni politiche. La risposta è arrivata nel confronto con Scanzi, quando ha riconosciuto di essere tentato dall’idea di tornare in campo.
L’obiettivo dichiarato sarebbe raccogliere consenso nell’area dell’astensione, fuori dagli schemi tradizionali di destra e sinistra. Di Battista sostiene di avere buoni rapporti personali con Conte, ma ribadisce di non voler prendere in considerazione l’ipotesi di una coalizione con il Pd, che considera espressione dell’establishment e avversario politico principale.
Il no al Pd e la distanza dal Movimento 5 Stelle di Conte
La frattura con l’attuale corso del Movimento 5 Stelle resta uno dei punti centrali. Alessandro Di Battista è fuori dal movimento da circa cinque anni, dopo la scelta degli iscritti di sostenere il governo Draghi, passaggio allora sollecitato da Beppe Grillo. Da quel momento, l’ex parlamentare ha continuato a parlare a una parte del mondo grillino rimasta critica verso le alleanze di governo e verso l’avvicinamento al centrosinistra.
Durante la diretta, Di Battista ha spiegato di vivere oggi come aveva sempre desiderato, libero di gestire i propri tempi e concentrato sui suoi lavori da autore, giornalista e monologhista. Allo stesso tempo, ha ammesso che molti sostenitori di Schierarsi gli chiedono di trasformare quel percorso in una proposta elettorale.
La linea politica, almeno nelle intenzioni, sarebbe quella di entrare eventualmente in Parlamento per condurre battaglie di lungo periodo, anche sul piano politico e culturale, ma stando rigorosamente all’opposizione. Un’impostazione che lo distingue dal M5S guidato da Conte, sempre più impegnato nella costruzione di un fronte alternativo alla maggioranza insieme al Partito Democratico.
Un punto di rottura ulteriore sarebbe l’eventuale presenza di Matteo Renzi nella coalizione progressista. Per Di Battista, un ingresso dell’ex premier aprirebbe spazi ancora più ampi per una proposta alternativa.
Il referendum sull’editoria e il test di mobilitazione
Nel frattempo Schierarsi è impegnata nella raccolta firme per un referendum popolare che punta ad abolire il finanziamento pubblico all’editoria. La campagna ha raggiunto circa 250 mila firme, metà del numero necessario, quando manca meno di un mese alla scadenza e restano da completare anche i passaggi tecnici legati alla raccolta e alla consegna dei moduli.
Di Battista non appare però preoccupato soltanto dal risultato finale. La consultazione viene considerata anche un banco di prova per misurare la capacità di mobilitazione dell’associazione, la tenuta dei gruppi locali e la possibilità di trasformare il seguito personale in una struttura politica più stabile.
Il fermento nell’area grillina non riguarda solo Di Battista. In Campania, Roberto Fico ha salutato il voto del consiglio regionale contro l’apertura del Cpr di Castel Volturno, contestando la legge Bossi-Fini e chiedendo nuove politiche sull’immigrazione. Una posizione che, dopo le tensioni interne sulla patrimoniale, conferma l’esistenza di sensibilità diverse rispetto alla linea più prudente di Conte.
