Renzi sfida la Meloni sul Quirinale: “Vuole il Colle, io voglio mandarla a casa”

Matteo Renzi sfida Giorgia Meloni sul Quirinale e avverte il centrosinistra: fermare la premier è la priorità politica.

Matteo Renzi alza il livello dello scontro con Giorgia Meloni e mette al centro della partita politica il futuro del Quirinale. Il leader di Italia Viva, ex presidente del Consiglio, sostiene che la premier punti apertamente alla presidenza della Repubblica e avverte il fronte di opposizione: se la maggioranza dovesse confermarsi alle elezioni politiche del 2027, il centrodestra potrebbe arrivare nelle condizioni di eleggere un capo dello Stato della propria area nel 2029.

Renzi contro Meloni sul Quirinale

Il passaggio più duro riguarda proprio l’ambizione che Renzi attribuisce alla presidente del Consiglio. La premier, nei giorni scorsi, aveva sostenuto che un presidente della Repubblica di centrodestra non dovrebbe essere considerato un tabù, rivendicando il diritto anche per chi non appartiene alla sinistra di puntare alla massima carica dello Stato.

La risposta di Matteo Renzi è frontale: “Fermiamo la corsa di Giorgia Meloni verso il Quirinale”. Poi l’attacco diventa ancora più netto: “Lei vuole andare al Colle, io mandarla a casa. La premier ha distrutto l’Italia, è la scendiletto di Trump. È più presentabile di Urso, ma rispetto a Urso lo è anche il mostro di Loch Ness”.

Per l’ex premier, la posta in gioco delle prossime elezioni non riguarda soltanto la guida del governo. Secondo la sua lettura, Meloni avrebbe già indicato il vero obiettivo politico della legislatura successiva: arrivare al voto per il Quirinale con numeri sufficienti a imporre un presidente della Repubblica espressione del centrodestra.

Meloni, Mantovano e l’attacco al governo

Nel mirino di Renzi non finisce soltanto Giorgia Meloni. Il leader di Italia Viva colpisce anche figure centrali dell’esecutivo, a partire da Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

“Alfredo Mantovano? Un analfabeta istituzionale. Pensavamo fosse un Gianni Letta, ma era un camerata come tanti. È inadatto. Ha utilizzato i servizi e mosso la guerra al ministro della Difesa. Toccherà a noi ricucire e riportare ordine e decenza”.

Parole pesanti, che confermano la strategia di Renzi: trasformare il voto del 2027 in una sfida diretta contro la permanenza politica della premier e contro la possibilità che il centrodestra controlli anche la partita del Colle.

Il leader centrista accusa Meloni di voler concentrare troppo potere nelle proprie mani: “Vuole prendersi tutto, ha scoperto le sue carte. Meloni punta al Colle, ma chi troppo vuole nulla stringe e il troppo stroppia. Se a sinistra non prevale la corrente Tafazzi, impediremo a Meloni di prendersi anche la presidenza della Repubblica”.

Vannacci, centrodestra e la sfida di Casa riformista

Renzi guarda anche agli equilibri interni del centrodestra e individua in Roberto Vannacci un problema politico per Meloni. Il leader di Futuro nazionale, secondo l’ex premier, può condizionare la coalizione e mettere la presidente del Consiglio davanti a una scelta complicata.

“Se Vannacci va con Meloni perde la faccia, ma se Meloni non va con lui sarà lei a perdere le elezioni. Meloni cerca di compattare i suoi. Non sa cosa fare con Vannacci. In questi quattro anni, Meloni ha sempre tirato calci di rigore, ma adesso, con Vannacci, la partita non è più nelle sue mani. Per la prima volta Meloni deve parare. Vannacci ha i sondaggi che crescono, non mi meraviglierei se raggiungesse il 10%. Può scegliere. Può accontentarsi di fare il vice di Meloni oggi o fare il leader della destra fra cinque anni”.

Infine, Renzi chiarisce la linea di Italia Viva e di Casa riformista in vista delle prossime politiche. L’ex presidente del Consiglio esclude di cercare posti garantiti e rivendica un’identità autonoma rispetto a Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.

“Non ci sono seggi blindati. E non mi candiderò nel premio di maggioranza. Correrò nel proporzionale, non voglio i voti di Partito democratico e Movimento 5 stelle. Non cambio le mie idee, non voglio i voti degli altri, io ho i miei voti e i miei principi: c’è chi è no Tav, io no tax, c’è chi è pro Pal, ma io sono pro Pil. Ai riformisti che hanno queste idee e vogliono votare centrosinistra dico: c’è Casa riformista”.

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