Fratoianni critica l’accordo NATO sulle spese militari e accusa il governo Meloni di seguire la linea dettata da Trump.
Nicola Fratoianni attacca il governo Meloni sull’accordo NATO che impegna l’Italia ad aumentare progressivamente le spese militari fino al 5% del PIL entro il 2035. Il leader di Sinistra Italiana, intervenuto a In Onda, ha contestato duramente la scelta dell’esecutivo, sostenendo che l’impegno assunto avrebbe un impatto economico enorme sui conti pubblici italiani. Secondo le stime citate nel confronto politico, per il Paese l’obiettivo fissato dall’Alleanza atlantica potrebbe tradursi in una spesa aggiuntiva compresa tra 280 e 400 miliardi di euro nel prossimo decennio.
Spese NATO, Fratoianni contro il governo Meloni
Il punto centrale dell’attacco di Nicola Fratoianni riguarda la decisione di portare le spese militari italiane al 5% del PIL entro il 2035, come previsto dal nuovo quadro di impegni discusso in ambito NATO. Una prospettiva che, per l’esponente dell’opposizione, rischia di scaricare sui cittadini un peso finanziario molto rilevante, in una fase in cui il Paese deve già fare i conti con sanità, salari, scuola, pensioni e servizi pubblici.
A In Onda, Fratoianni ha usato parole molto dure contro l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusandolo di aver accettato una linea politica non autonoma e sbilanciata sulle richieste degli alleati. Il leader di Sinistra Italiana ha definito il governo “doppiamente cialtrone”, collegando il giudizio alla scelta di sostenere un aumento così consistente della spesa destinata alla difesa.
Secondo Fratoianni, il governo avrebbe dovuto spiegare con chiarezza agli italiani quali sacrifici saranno necessari per finanziare un obiettivo di questa portata e quali capitoli di bilancio rischierebbero di essere ridimensionati.
L’accusa a Meloni: “Trump ordina e loro eseguono”
Nel suo intervento, Nicola Fratoianni ha legato l’accordo sulle spese NATO anche al ruolo degli Stati Uniti e alla pressione politica esercitata da Donald Trump sul tema della difesa. Da qui la frase più dura pronunciata contro l’esecutivo: “Trump ordina e loro eseguono”.
L’accusa è rivolta direttamente alla linea del governo Meloni, che secondo Fratoianni avrebbe scelto di adeguarsi senza una reale discussione politica interna a un obiettivo destinato a incidere profondamente sulle finanze pubbliche. Il passaggio al 5% del PIL rappresenterebbe infatti un salto molto ampio rispetto agli attuali livelli di spesa, con conseguenze rilevanti sulla programmazione economica dei prossimi anni.
Per l’opposizione, il tema non riguarda soltanto la collocazione internazionale dell’Italia, ma anche le priorità nazionali. La domanda politica posta da Fratoianni è se sia sostenibile destinare centinaia di miliardi aggiuntivi alla difesa mentre restano aperti nodi sociali ed economici che riguardano famiglie, lavoratori e imprese.
Il nodo dei costi per l’Italia
La cifra indicata nel confronto politico, tra 280 e 400 miliardi di euro in più nel prossimo decennio, è il dato che rende lo scontro particolarmente acceso. Per Nicola Fratoianni, un impegno di queste dimensioni non può essere trattato come una scelta tecnica o come un semplice adeguamento agli obblighi internazionali.
Il leader di Sinistra Italiana contesta al governo Meloni di non aver aperto una discussione trasparente sulle conseguenze economiche dell’accordo NATO. La questione, secondo la sua posizione, riguarda il modello di Paese che si intende costruire nei prossimi dieci anni: più risorse alla difesa oppure maggiore investimento su welfare, lavoro, sanità, istruzione e politiche industriali.
