Riccardo Molinari difende il legame con gli Stati Uniti e accusa la sinistra di contraddizioni su Nato, difesa e Donald Trump.
Riccardo Molinari respinge l’ipotesi di un futuro politico e strategico dell’Italia e dell’Europa senza gli Stati Uniti. Il vicesegretario federale della Lega, ospite del programma 4 di sera su Mediaset, ha definito “assolutamente impensabile” immaginare un distacco da Washington, attaccando la sinistra e i detrattori italiani di Donald Trump per quella che considera una contraddizione evidente sul rapporto con la Nato, sulle spese militari e sulla sicurezza del continente europeo.
Stati Uniti, Molinari attacca la sinistra sul rapporto con Washington
Per Riccardo Molinari, il punto di partenza è netto: il rapporto con gli Stati Uniti non può essere indebolito. Alla domanda sulla possibilità di un’indipendenza politica e strategica da Washington, il capogruppo della Lega alla Camera ha risposto senza margini di ambiguità: “Io credo che sia assolutamente impensabile ragionare su un’indipendenza degli Stati Uniti”.
Secondo Molinari, il dibattito italiano sul ruolo americano in Europa è segnato da una contraddizione interna alla sinistra. Da un lato, ha spiegato, vengono attribuite a Donald Trump intenzioni di disimpegno dal continente europeo e dalla Nato; dall’altro, le stesse forze politiche contestano l’aumento delle spese per la difesa, sostenendo che sottrarrebbero risorse ad altri settori pubblici.
“Abbiamo la sinistra che continua a spiegarci che Donald Trump ha l’interesse di abbandonare l’Europa al suo destino, vuole disimpegnarsi dalla Nato, non ha più interesse a contribuire alla difesa del nostro continente – spiega – ma allo stesso tempo ci spiegano che le spese sulla difesa sarebbero spese inutili perché sottratte alla sanità, alla scuola e altro”.
La Nato e il ruolo degli Stati Uniti nella difesa europea
Il vicesegretario federale della Lega ha insistito sul ruolo centrale degli Stati Uniti nello scenario internazionale e nella sicurezza del continente. Per Molinari, la presenza americana resta decisiva non solo sul piano militare, ma anche nella tenuta complessiva dell’alleanza occidentale.
“Questo fa capire che c’è una grande contraddizione e noi invece diciamo una cosa diversa – sottolinea – il legame con gli Stati Uniti va tenuto in maniera molto salda”.
Il ragionamento del segretario regionale della Lega in Piemonte riguarda direttamente la collocazione dell’Italia nel sistema delle alleanze. Washington, ha ricordato, non è un interlocutore secondario, ma il partner principale dell’Alleanza Atlantica e uno dei riferimenti fondamentali della politica estera italiana.
“Gli Stati Uniti sono il principale partner dell’Alleanza Atlantica e sono uno dei principali alleati del nostro paese – ricorda – il ruolo degli Stati Uniti è determinante per la difesa del continente, è determinante come unione insieme all’Europa di quello che è il contesto occidentale”.
L’affondo contro gli oppositori di Trump
Nella parte finale del suo intervento, Molinari ha alzato il livello dello scontro politico, rivolgendosi direttamente alle opposizioni più critiche verso Donald Trump e verso il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti. Per il capogruppo leghista a Montecitorio, mettere in discussione l’alleanza con Washington significa ignorare il peso storico e strategico del modello occidentale.
Il suo attacco è stato particolarmente duro: “Ricordiamoci sempre che chi ce l’ha tanto con gli Stati Uniti forse pensa che il modello migliore siano le repubbliche fondamentaliste arabe piuttosto che la Cina monopartito. Noi pensiamo che gli Stati Uniti con tutti i propri difetti restino comunque un modello e restino l’alleato di riferimento”.
Con queste parole, Molinari ha ribadito la linea della Lega: difesa dell’Alleanza Atlantica, rapporto saldo con Washington e nessuna apertura a ipotesi di autonomia strategica costruite contro gli Stati Uniti. Per il dirigente leghista, l’Italia deve continuare a considerare l’alleato americano come riferimento essenziale per la sicurezza, la politica internazionale e la collocazione dell’Europa nel campo occidentale.
