Alessandro Di Battista valuta la candidatura con Schierarsi: Renzi esclude alleanze e apre lo scontro sulla politica estera.
Alessandro Di Battista potrebbe tornare in campo alle prossime elezioni politiche con un progetto autonomo, fuori dal Movimento 5 Stelle e lontano dalle attuali forze del cosiddetto campo largo. L’ex parlamentare, per anni considerato uno dei volti più riconoscibili dell’area grillina, starebbe valutando una candidatura costruita attorno alla sua associazione Schierarsi, che negli ultimi mesi ha raccolto adesioni, tesseramenti e visibilità pubblica. La prospettiva ha già provocato una prima reazione politica significativa: Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha escluso una possibile convivenza nello stesso schieramento, soprattutto per le divergenze sulla politica estera e sulle posizioni di Di Battista rispetto alla Russia.
Alessandro Di Battista e il progetto Schierarsi
Di ufficiale, al momento, non c’è ancora nulla. Le voci però si stanno moltiplicando e indicano una direzione precisa: Alessandro Di Battista starebbe ragionando sulla possibilità di trasformare il lavoro dell’associazione Schierarsi in una vera piattaforma politica capace di presentarsi alle elezioni. Sarebbe un ritorno importante per un protagonista che, pur essendo uscito dal Movimento 5 Stelle, non ha mai davvero abbandonato la scena pubblica.
La rottura con il M5S era maturata anche per la sua netta opposizione al governo Draghi e per rapporti sempre più freddi con Giuseppe Conte. Da allora Di Battista ha mantenuto una presenza costante attraverso interventi televisivi, prese di posizione sulla politica internazionale, iniziative legate alla causa palestinese e il lavoro dell’associazione fondata per dare forma organizzata a una base politica fuori dai partiti tradizionali.
Schierarsi viene presentata come associazione culturale, ma i numeri iniziano ad avere un peso politico. La struttura conterebbe circa 14mila tesserati, con una quota minima di adesione di 20 euro, e circa 4mila soci sostenitori. Dati che non bastano, da soli, a trasformare l’associazione in un partito competitivo, ma che indicano l’esistenza di un’area interessata a un’offerta politica alternativa sia al Movimento 5 Stelle sia alle formazioni già presenti nel centrosinistra.
Le firme, la soglia elettorale e i test decisivi
Il nodo principale resta quello organizzativo. Per presentarsi come forza autonoma alle elezioni politiche non basta il consenso personale di Alessandro Di Battista né la notorietà accumulata negli anni. Servono firme, strutture territoriali, candidati, risorse e soprattutto la capacità di superare la soglia prevista dalla legge elettorale.
È proprio qui che si giocherà una parte decisiva della partita. La raccolta firme per il referendum contro il finanziamento pubblico ai giornali sarà un primo banco di prova per misurare la capacità reale di mobilitazione di Schierarsi. Non si tratterà soltanto di una campagna tematica, ma di una verifica pratica: capire se l’associazione può trasformare simpatia e adesioni in partecipazione concreta.
Un secondo passaggio rilevante è già indicato nella mobilitazione prevista per settembre 2026. Quell’appuntamento potrebbe diventare il momento in cui Di Battista testerà la forza del suo progetto, valutando se esistano le condizioni per una lista autonoma oppure se la candidatura dovrà assumere un’altra forma. Il punto politico è chiaro: l’ex deputato vorrebbe capitalizzare il consenso personale senza rientrare nel perimetro del Movimento 5 Stelle e senza farsi assorbire dalle sigle del campo largo.
La scelta, però, comporta rischi evidenti. Una candidatura autonoma può sottrarre voti a sinistra e nell’area dell’elettorato antisistema, ma può anche scontrarsi con la difficoltà di trasformare una figura nota in una forza parlamentare stabile. Per questo le prossime mosse saranno decisive.
Renzi chiude la porta: “Non saremo nella stessa coalizione”
A intervenire sull’ipotesi è stato Matteo Renzi, che a Sky Tg 24 ha letto il possibile ritorno di Alessandro Di Battista come una mossa destinata a incidere sugli equilibri del centrosinistra. Alla domanda se Di Battista possa rappresentare per quell’area ciò che Roberto Vannacci rappresenta per il centrodestra, il leader di Italia Viva ha risposto: “Di Battista per il centrosinistra come Vannacci per il centrodestra? Io credo che Di Battista non si alleerà comunque, perché la sua partita è quella di giocare a sinistra”.
Renzi non contesta il diritto dell’ex parlamentare a candidarsi, anzi lo riconosce esplicitamente: se Di Battista vuole farlo, “fa benissimo a farlo”. Ma allo stesso tempo traccia un confine politico netto. Il senatore immagina che il confronto possa arrivare fino alla prossima scadenza elettorale: “Credo che il 20 maggio 2027, o quando sarà, faremo i conti se questo schierarsi porterà risultati positivi o no”.
Il punto di frattura principale riguarda la politica estera. Renzi ha chiarito che una coalizione comune sarebbe incompatibile con le posizioni assunte da Di Battista: “A me non preoccupa perché se la linea politica che noi dobbiamo inseguire è quella che ad esempio Alessandro Di Battista ha tenuto, legittimamente, sulla politica estera, io non sono d’accordo con le sue posizioni sulla Russia e quindi di conseguenza è chiaro che non saremo nella stessa coalizione”.
