Vittorio Feltri commenta il caso Ranucci-Lavitola, tra accuse sull’attentato, rapporti personali e ipotesi politiche attorno al conduttore di Report.
Vittorio Feltri interviene sul caso che lega Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola all’attentato dinamitardo avvenuto nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report. La vicenda, finita al centro dell’inchiesta della Procura di Roma, riguarda l’ipotesi che Lavitola, imprenditore ed ex giornalista già coinvolto in diverse vicende giudiziarie, possa essere stato il presunto mandante della bomba piazzata sotto l’auto del giornalista. Un quadro reso ancora più singolare dal rapporto personale tra i due, con Ranucci che ha definito Lavitola un suo “caro amico”.
Caso Ranucci-Lavitola, Feltri attacca con l’ironia
“Nella mia vita ne ho viste tante ma questa storia di Ranucci e Lavitola le batte tutte”. È con questa frase che Vittorio Feltri, parlando con Il Foglio, ha commentato una vicenda che continua a presentare passaggi anomali e difficili da interpretare sul piano dei rapporti personali, delle accuse e delle possibili motivazioni.
Il fondatore di Libero ha scelto un tono sarcastico per descrivere il presunto legame tra l’amicizia dichiarata da Ranucci e l’accusa che coinvolge Lavitola. Secondo l’impostazione investigativa, l’imprenditore sarebbe ritenuto il presunto mandante dell’ordigno esploso davanti alla casa del giornalista. Proprio questa contraddizione ha spinto Feltri a parlare, con evidente provocazione, di “una bomba d’amore”.
Una bomba, ha aggiunto, “per affetto”. Poi ha rincarato: l’ipotesi “è sicuramente quella principale, che mi convince di più”. Il commento non è una ricostruzione giudiziaria, ma una lettura volutamente caustica di un caso nel quale il rapporto tra vittima e presunto mandante rappresenta uno degli aspetti più discussi.
Per Feltri, dalla vicenda stanno emergendo “elementi fuori da qualsiasi immaginazione, da ogni logica”. Il punto, nella sua analisi, non è soltanto l’attentato in sé, ma l’intreccio tra rapporti personali, ipotesi investigative e possibili scenari politici. Un intreccio che rende il caso molto diverso da altri episodi di intimidazione contro giornalisti.
L’ipotesi politica attorno a Ranucci e il giudizio su Report
Nel racconto emerso attorno all’indagine, un altro passaggio ha acceso l’attenzione: l’ipotesi secondo cui Lavitola avrebbe immaginato per Ranucci un futuro politico di primo piano. La tesi descrive l’imprenditore come una sorta di regista occulto, interessato a costruire attorno al conduttore di Report una traiettoria pubblica capace di portarlo molto lontano, fino a Palazzo Chigi.
In questa lettura, l’attentato sarebbe stato interpretato come un evento in grado di trasformare Ranucci in una figura di forte esposizione pubblica, presentandolo come vittima e possibile protagonista politico. Si tratta di uno scenario da trattare con cautela, perché resta legato alle ipotesi e alle ricostruzioni emerse nel confronto giornalistico e investigativo.
Feltri, però, taglia corto sulla possibilità di una discesa in campo del conduttore: “Io però mi auguro che Ranucci non scenda affatto in politica, non ha il physique du rôle”. Una frase che conferma la distanza personale e professionale del giornalista nei confronti del volto di Report.
Il giudizio diventa ancora più duro quando Feltri parla del programma e del ruolo che, secondo lui, la sinistra potrebbe continuare ad attribuire a Ranucci: “Semmai, la sinistra continuerà a fargli fare quel giornalismo d’inchiesta che a me sinceramente fa schifo, solo per poter avere un ‘pistolo’ da mandare in giro”.
Il direttore editoriale de Il Giornale non nasconde la propria avversione per il modello di giornalismo rappresentato da Report. “Preferisco cose un po’ più eleganti, raffinate, di pensiero”, ha affermato. Poi il passaggio più personale: Ranucci, ha detto, “mi sta sulle balle. Non so se mi è consentito usare questa elegante definizione”.
Lavitola, il rapporto con la giustizia e il finale aperto
Il nome di Valter Lavitola aggiunge un ulteriore livello di complessità al caso. Imprenditore, ex giornalista e figura già nota alle cronache giudiziarie e politiche, Lavitola è stato più volte al centro di procedimenti e vicende che ne hanno segnato l’immagine pubblica. Proprio per questo la sua presenza nell’inchiesta sull’attentato a Ranucci ha dato alla vicenda un peso ulteriore.
Feltri precisa di non conoscerlo personalmente e, per questo, evita di attribuirgli responsabilità sul piano giudiziario. Ma il giudizio umano resta molto severo: “Io non lo conosco personalmente, per cui in realtà non potrei esprimermi più di tanto a livello opinionistico. Ma devo dire che così, a pelle, di botto, mi sembra una persona ben poco simpatica. Direi anzi che è molto detestabile”.
Il giornalista sottolinea poi la difficoltà di prendere posizione in modo definitivo in una storia che appare ancora piena di zone da chiarire: “La vicenda così come la vita di questi due individui sono talmente un casino che non mi permetto di dare ragione all’uno o all’altro”.
L’inchiesta della Procura di Roma resta il piano decisivo per separare i fatti dalle ipotesi. L’attentato dell’ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci ha avuto conseguenze pesanti sul piano della sicurezza e dell’attenzione pubblica attorno al giornalismo d’inchiesta. L’eventuale ruolo di Lavitola, il movente e i rapporti con il conduttore sono i passaggi che dovranno essere chiariti dagli investigatori.
Feltri, intanto, chiude lasciando intendere che la storia potrebbe non essere arrivata al punto finale: in questa vicenda “a questo punto, forse, ne vedremo persino delle altre…”.
