Calenda-Magi, rissa nel centro, “Buongiorno fenomeno, hai inciuciato col centrodestra”, la replica “Sei fuffa”

Matteo Renzi boccia la piazza del campo largo a Napoli, mentre Calenda e Magi litigano sul ruolo del centro riformista.

Matteo Renzi boccia la piazza di Napoli del campo largo e riapre il nodo del centro riformista nella coalizione alternativa al centrodestra. Dopo la manifestazione con Pd, Movimento 5 Stelle e Avs, segnata anche dalle contestazioni di Potere al Popolo, il leader di Italia Viva avverte che uno spostamento troppo marcato a sinistra rischia di indebolire l’intero progetto. Nelle stesse ore, lo scontro tra Carlo Calenda e Riccardo Magi rende ancora più evidente la frattura nell’area liberale, riformista ed europeista.

Campo largo, Renzi boccia la piazza di Napoli

La manifestazione di Napoli avrebbe dovuto mostrare l’immagine di una coalizione pronta a sfidare il centrodestra. Sul palco c’erano Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Sotto il palco, però, sono arrivate anche contestazioni da parte di Potere al Popolo, con momenti di tensione che hanno interrotto il pieno svolgimento dell’iniziativa.

Il giorno dopo, Matteo Renzi ha letto quella piazza come la prova di un problema politico non risolto. Il leader di Italia Viva, escluso dal perimetro della manifestazione, ha indicato la necessità di una componente moderata e riformista capace di riequilibrare l’alleanza.

“Serve anche una componente riformista che dia equilibrio sul posizionamento internazionale e sulle misure economiche”, ha dichiarato Renzi. Un messaggio rivolto alla segretaria del Pd, ma anche agli alleati che immaginano un centrosinistra costruito attorno all’asse con M5s e Avs.

L’ex premier rivendica per Italia Viva un ruolo diverso rispetto alle sigle centriste nate o rilanciate in funzione anti-qualcuno. La componente riformista, sostiene, deve essere “presente in Parlamento e sui territori, non costruita a tavolino contro qualcuno”. È una frase che mira a distinguere il suo partito da operazioni politiche considerate troppo fragili o prive di radicamento.

Il passaggio più duro riguarda la direzione complessiva della coalizione. “Spostare sempre più a sinistra la coalizione non funziona: ci sarà sempre qualcuno più a sinistra, come dimostra Potere al Popolo”. La conclusione è una bocciatura netta della foto politica uscita da Napoli: “Il centrosinistra unito può vincere, il campo largo di ieri no”.

Calenda attacca Magi: scontro nel centro europeista

Mentre Renzi critica dall’esterno il perimetro del campo largo, dentro l’area centrista esplode lo scontro tra Carlo Calenda e Riccardo Magi. Il leader di Azione, già durissimo contro le parole di Giuseppe Conte sulla minaccia russa, ha preso di mira il segretario di +Europa, accusandolo di essersi avvicinato alla manifestazione senza un ruolo politico reale.

Secondo Calenda, Magi si sarebbe “imbucato sotto il palco per far vedere che esiste”. Una frase che ha trasformato la discussione sul centrosinistra in un duello personale tra due leader che pure si collocano, almeno sulla carta, nello stesso spazio liberale, riformista ed europeista.

Il leader di Azione ha poi allargato l’attacco al futuro politico di +Europa: “Davvero chiedo agli amici di +Europa se questa deve essere la vostra fine o non è invece più dignitoso fare una battaglia liberale, riformista ed europeista al centro. Rifletteteci”.

La replica di Magi è arrivata con toni altrettanto duri. “Buongiorno fenomeno!”, ha scritto il segretario di +Europa, accusando Calenda di aver “inciuciato con il centrodestra in commissione per farti fare un emendamento per avere l’esenzione” dalla raccolta firme per presentarsi alle prossime elezioni.

Magi ha rivendicato una battaglia diversa, legata alle regole democratiche e alla possibilità di facilitare la presentazione delle liste. “Noi stiamo facendo una lotta e lo facciamo in Parlamento, sopra e sotto i palchi, per ottenere una riforma per tutti, la firma digitale con Spid per presentare liste, come già abbiamo ottenuto per i referendum”.

Lo scambio non si è fermato. Calenda ha insistito: “Sei stato lì sotto non invitato a parlare, come un questuante, mentre Conte diceva cose vergognose sull’Ucraina. Questo è. Il resto è fuffa”.

Magi replica a Calenda: “Aiuti solo le destre a vincere”

L’ultima risposta di Riccardo Magi ha spostato lo scontro dal singolo episodio alla storia politica recente di Carlo Calenda. Il segretario di +Europa ha accusato il leader di Azione di usare un metodo aggressivo nei confronti dei possibili alleati e di rompere con chiunque provi ad avvicinarsi.

“Carlo, questo è il gioco (da bullo) che fai da sempre ed è questo il motivo per cui finisci per rompere con chiunque ti si avvicini (vedi come da ultimo hai trattato Boldrin)”. Il riferimento è a Michele Boldrin, segretario del partito Ora!, citato da Magi come esempio delle tensioni che attraversano l’area riformista.

Poi l’accusa politica finale: “Aiuti solo le destre a vincere e ti ci accordi per essere eletto. Chi è il questuante?”.

La lite tra Calenda e Magi arriva nel momento più delicato per il centrosinistra. La piazza di Napoli ha mostrato una parte della coalizione, ma ha anche messo in evidenza ciò che manca: un centro riformista riconosciuto, una linea comune sulla politica estera e un equilibrio credibile sulle misure economiche.

Il nodo dell’Ucraina resta uno dei più sensibili. Le parole di Conte sulla minaccia russa hanno già provocato reazioni durissime nell’area moderata e liberale. Per Calenda, quel passaggio conferma l’incompatibilità con il Movimento 5 Stelle. Per Renzi, invece, la questione principale è costruire un centrosinistra capace di vincere senza consegnarsi a una linea troppo spostata a sinistra.

Il risultato è una coalizione ancora incompleta e attraversata da tensioni evidenti. Pd, M5s e Avs provano a mostrarsi uniti, ma fuori dal palco si muovono partiti e leader che contestano il progetto, rivendicano spazio e accusano gli altri di rendere più facile la strada al centrodestra. A Napoli il campo largo si è presentato come alleanza possibile; il giorno dopo, però, il problema del centro è tornato a occupare la scena.

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