Trump teme un attentato iraniano, “Se l’Iran mi uccide ho lasciato istruzioni”

Gli scontri tra Iran e Stati Uniti bloccano il traffico nello stretto di Hormuz, mentre proseguono i colloqui tecnici sul nucleare.

Gli Stati Uniti e l’Iran sono tornati a colpirsi nel Golfo Persico, mettendo in pericolo la fragile intesa raggiunta nelle scorse settimane e aggravando la crisi nello stretto di Hormuz. Gli attacchi alle navi commerciali e le successive operazioni militari americane hanno rallentato pesantemente il traffico lungo una delle rotte energetiche più importanti al mondo. Nonostante l’escalation, i colloqui tecnici sul programma nucleare iraniano non sarebbero stati interrotti.

Un funzionario americano ha confermato che Washington intende mantenere aperto il canale diplomatico, pur accusando Teheran di non aver rispettato gli impegni assunti. «Gli Stati Uniti restano impegnati a trovare una soluzione e i colloqui tecnici proseguono, l’Iran non potrà mai possedere un’arma nucleare», ha dichiarato.

Il memorandum sottoscritto tra le parti resta legato ai risultati concreti ottenuti sul terreno. Secondo la posizione americana, le recenti azioni iraniane rappresentano «un mancato raggiungimento degli obiettivi a un livello inaccettabile». Particolarmente duro il giudizio sugli attacchi contro le imbarcazioni civili, definiti «atti di terrorismo».

La ripresa delle ostilità rende più difficile trasformare i contatti tecnici in un negoziato politico stabile. Il nodo non riguarda soltanto il programma nucleare, ma anche la sicurezza della navigazione e il controllo delle rotte utilizzate dalle navi che attraversano Hormuz.

Iran e Stati Uniti, traffico navale in crisi nello stretto di Hormuz

Lo stretto di Hormuz è il punto di passaggio tra il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman. La sua rilevanza dipende dall’enorme quantità di petrolio e gas naturale trasportata ogni giorno attraverso questo tratto di mare. Qualsiasi rallentamento può incidere sui prezzi dell’energia, sui costi delle assicurazioni marittime e sulle decisioni delle compagnie di navigazione.

Le nuove tensioni sono esplose dopo gli attacchi contro alcune navi commerciali. Gli Stati Uniti hanno risposto colpendo obiettivi militari iraniani, sostenendo di voler proteggere la libertà di navigazione. Teheran ha invece accusato Washington di aver violato gli accordi raggiunti e ha rivendicato un ruolo centrale nella gestione dello stretto.

Il risultato è una rotta sempre più difficile da attraversare. Diverse imbarcazioni hanno rallentato, modificato il proprio percorso o atteso indicazioni prima di entrare nell’area. Il pericolo principale è che gli scontri occasionali si trasformino in una campagna prolungata contro il traffico commerciale, con conseguenze che andrebbero ben oltre i rapporti tra Iran e Stati Uniti.

Restano aperte anche divergenze sull’interpretazione del memorandum. Le due parti attribuiscono significati differenti alle clausole relative al passaggio sicuro delle navi. Questa distanza rischia di compromettere qualsiasi avanzamento sul dossier nucleare, che rappresenta il punto più delicato delle trattative.

Conclusi i funerali di Ali Khamenei dopo sei giorni di cerimonie

In Iran, intanto, si sono concluse le cerimonie funebri per l’ex guida suprema Ali Khamenei, ucciso negli attacchi condotti all’inizio del conflitto. Dopo sei giorni di commemorazioni e cortei in diverse città, il feretro è stato sepolto a Mashhad, presso il santuario dell’imam Reza.

Le autorità e i mezzi di informazione iraniani hanno descritto l’evento come una delle più grandi manifestazioni funebri mai organizzate nel Paese. Alcune stime diffuse da fonti vicine al governo hanno parlato complessivamente di oltre 40 milioni di partecipanti lungo l’intero percorso, una cifra che non risulta verificabile in modo indipendente.

La bara di Khamenei è stata portata in diverse località prima della sepoltura, con un breve passaggio anche in territorio iracheno. Durante le cerimonie sono comparsi slogan contro gli Stati Uniti e Israele, insieme a richieste di vendetta per l’uccisione dell’ex leader.

Il funerale ha assunto così un significato non soltanto religioso, ma anche politico. La dirigenza iraniana ha cercato di mostrare unità in una fase segnata dalla guerra, dalle pressioni economiche e dalle divisioni interne sulla prosecuzione del confronto con Washington.

Il piano iraniano contro Trump e l’allarme dell’intelligence israeliana

Un nuovo elemento di tensione riguarda Donald Trump. Israele avrebbe consegnato agli Stati Uniti informazioni di intelligence relative a un presunto piano iraniano per assassinare il presidente americano.

La notizia è emersa dopo il rientro di Trump da Ankara, avvenuto con un cambio di aereo deciso per ragioni di sicurezza. Nelle stesse ore il presidente avrebbe avuto un colloquio con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, con l’obiettivo di mantenere il coordinamento militare e informativo tra i due Paesi.

Parlando con i giornalisti durante la visita in Turchia, Trump aveva fatto riferimento alle minacce ricevute: «Sono il primo della lista, finora immagino di essere stato un po’ fortunato, ma forse la fortuna non durerà a lungo».

Al momento non sono stati resi pubblici i dettagli operativi del presunto progetto né il livello di avanzamento raggiunto. L’intelligence israeliana avrebbe però ritenuto le informazioni sufficientemente serie da condividerle con Washington.

Le accuse aumentano la pressione sull’Iran proprio mentre proseguono i contatti sul nucleare. Un eventuale riscontro del piano contro Trump potrebbe rendere ancora più difficile la prosecuzione dei negoziati e spingere l’amministrazione americana verso nuove misure militari o sanzionatorie. La diplomazia resta formalmente aperta, ma gli attacchi nello stretto, le minacce contro il presidente e le distanze sul memorandum rendono sempre più fragile la possibilità di una tregua duratura.

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