Roberta Bruzzone contesta la nuova inchiesta su Garlasco, difende le sue valutazioni e racconta il percorso che l’ha portata alla criminologia.
La posizione della Bruzzone sul delitto di Garlasco non lascia spazio a interpretazioni. La criminologa ritiene che la nuova indagine su Andrea Sempio non sia sostenuta da elementi capaci di cambiare il quadro giudiziario già definito. Una valutazione netta, destinata ad alimentare il confronto su uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni.
Intervistata dal Corriere della Sera, Roberta Bruzzone ha ripercorso la propria storia personale e professionale, soffermandosi sulla riapertura dell’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi, sul caso di Manuela Murgia e sulla morte del calciatore Denis Bergamini. Ha inoltre presentato Dentro la truffa, il nuovo programma previsto su Rai 2, dedicato ai meccanismi psicologici utilizzati da truffatori e manipolatori.
Garlasco, la Bruzzone critica la nuova indagine su Andrea Sempio
Il passaggio più duro riguarda il delitto avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Secondo la Bruzzone, gli accertamenti più recenti non avrebbero introdotto dati scientifici o investigativi in grado di mettere in discussione la ricostruzione processuale già consolidata.
La criminologa continua a ritenere che il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi sia stato individuato e che la nuova posizione di Andrea Sempio non porterà a conseguenze decisive.
«Non ci sono elementi per collocare Sempio sulla scena del delitto. Finirà con un nulla di fatto», ha dichiarato.
La Bruzzone ha espresso dubbi anche sulle ragioni che hanno portato la Procura di Pavia a riaprire il fascicolo. Il rischio, a suo giudizio, è che persone non coinvolte direttamente nel delitto vengano trascinate in un’esposizione pubblica difficile da sostenere.
Nel suo ragionamento ha citato anche Marco Poggi e le sorelle Stefania Cappa e Paola Cappa, nomi più volte accostati alla vicenda senza che nei loro confronti siano emerse responsabilità giudiziarie.
La criminologa rivendica un metodo basato sullo studio degli atti e sull’analisi delle prove. Prima di assumere una posizione, sostiene di dedicare molto tempo alla documentazione disponibile. Una volta raggiunta una convinzione, difficilmente la modifica senza nuovi elementi concreti.
Dalla casa abbandonata alla carriera da criminologa
La passione per le indagini, racconta la Bruzzone, è nata quando aveva appena sette anni. Vicino alla scuola frequentata a Finale Ligure si trovava una casa abbandonata che gli adulti descrivevano come un luogo pericoloso.
Il divieto di avvicinarsi alimentò la sua curiosità. Insieme a due compagni, la futura criminologa organizzò una spedizione e riuscì a entrare nell’edificio dopo aver tagliato la recinzione con alcune forbici prese al padre.
All’interno non trovò persone pericolose, ma soltanto stanze vuote e polvere. «La curiosità aveva vinto sulla paura», ha ricordato.
Quell’episodio le avrebbe insegnato a non fermarsi alle apparenze e a verificare direttamente i fatti. La Bruzzone ha descritto la propria famiglia come semplice: la madre lavorava come cuoca in albergo, mentre il padre era guardiacaccia.
Dopo il liceo si iscrisse alla facoltà di Psicologia dell’Università di Torino. Per mantenersi agli studi lavorò come cameriera in alberghi e ristoranti. Parallelamente approfondì la medicina legale e la criminalistica, costruendo un percorso professionale capace di unire psicologia e investigazione.
Uno dei primi casi studiati fu quello del serial killer Donato Bilancia, affrontato durante il periodo universitario sotto la guida del criminologo Guglielmo Gulotta.
Il nuovo programma su Rai 2 e i dubbi sugli altri casi riaperti
Da novembre la Bruzzone dovrebbe tornare su Rai 2 con Dentro la truffa, un programma in seconda serata dedicato ai raggiri finanziari, informatici e sentimentali, alle frodi contro gli anziani e alle cosiddette psicosette.
Secondo la criminologa, molte truffe seguono uno schema ricorrente. Chi le organizza crea una situazione di urgenza, conquista velocemente la fiducia della vittima e riduce il tempo disponibile per riflettere. Il programma avrà l’obiettivo di mostrare queste strategie e fornire strumenti per riconoscerle.
La Bruzzone ha espresso riserve anche sulla riapertura dell’inchiesta relativa a Manuela Murgia, la sedicenne trovata morta nel 1995 a Cagliari. La recente consulenza genetica ha escluso la presenza del Dna dell’ex fidanzato Enrico Astero sulle tracce analizzate, un risultato che, secondo la criminologa, rafforzerebbe i dubbi già manifestati sul nuovo procedimento.
Critica anche la ricostruzione relativa alla morte di Denis Bergamini e la condanna pronunciata nel 2024 nei confronti dell’ex fidanzata Isabella Internò. Le sue perplessità riguardano soprattutto alcune testimonianze arrivate molti anni dopo i fatti e l’utilizzo di metodologie scientifiche che considera ancora controverse.
Nella vita privata, la Bruzzone è sposata dal 2017 con Massimo Marino, funzionario di polizia. Si allena regolarmente, possiede due Harley-Davidson e una Ducati e vive con due cani e un gatto.
