La sabbia di Is Arutas torna a Cabras: Silvia Ferrari realizza l’ultimo desiderio della madre Valeria e restituisce quaranta chili di quarzo.
Quaranta chili di sabbia bianca hanno attraversato quasi mezzo secolo prima di tornare sulla spiaggia da cui erano stati portati via. Silvia Ferrari, arrivata dalla provincia di Milano con il marito Eros Cattaneo, ha riconsegnato al Comune di Cabras il prezioso quarzo prelevato dalla sua famiglia a Is Arutas, nell’Oristanese, durante una vacanza trascorsa in Sardegna negli anni Settanta.
Non si è trattato soltanto della restituzione di un materiale sottratto alla costa. Il gesto ha permesso alla Ferrari di esaudire l’ultimo desiderio della madre Valeria, che per decenni aveva conservato quella sabbia nel giardino di casa, senza conoscere pienamente le conseguenze ambientali del prelievo.
Sabbia di Is Arutas restituita dopo la vacanza degli anni Settanta
La storia comincia quando Silvia Ferrari era ancora adolescente. La famiglia viaggiava in roulotte e, durante una vacanza nell’isola, raggiunse per la prima volta la spiaggia di Is Arutas, nel territorio di Cabras.
«Avrò avuto circa quindici anni – racconta Silvia Ferrari, che ha raggiunto la spiaggia assieme al marito, Eros Cattaneo – quando, durante una vacanza in roulotte con i miei genitori, scoprimmo Is Arutas. Ne rimanemmo estasiati».
A colpire la famiglia furono soprattutto i piccoli granelli di quarzo levigati dal mare, simili a minuscoli chicchi di riso. Una caratteristica che ha reso il litorale conosciuto anche fuori dalla Sardegna e che, negli anni, ha attirato migliaia di visitatori.
In quel periodo, tuttavia, la consapevolezza sul valore ambientale della spiaggia e sui danni provocati dai prelievi era molto più limitata. Come accaduto a numerosi turisti, anche la famiglia Ferrari decise di raccogliere una quantità consistente di sabbia e portarla a casa come ricordo della vacanza.
Il materiale venne conservato per anni e successivamente utilizzato per decorare il giardino zen realizzato dalla madre Valeria. Quella sabbia divenne così parte della vita familiare, legata al ricordo di un viaggio e alla meraviglia provata davanti a uno dei tratti costieri più particolari dell’isola.
Il divieto e la decisione della madre Valeria
Con il passare del tempo è cambiata anche la percezione del gesto compiuto negli anni Settanta. La madre di Silvia Ferrari ha scoperto che portare via sabbia, conchiglie o ciottoli dalle spiagge rappresenta un danno per l’equilibrio costiero ed è vietato dalla legge.
Un singolo prelievo può sembrare irrilevante. La ripetizione dello stesso comportamento da parte di migliaia di persone, però, determina una perdita progressiva di materiale naturale che non può essere sostituito facilmente. Il fenomeno riguarda soprattutto le spiagge più celebri e riconoscibili, dove la sabbia viene spesso considerata un souvenir.
La spiaggia di Is Arutas è particolarmente vulnerabile proprio per la composizione del suo arenile. I granelli di quarzo, bianchi, rosa e verdi, sono stati modellati per secoli dall’azione del mare. La loro rimozione incide sull’aspetto del litorale e impoverisce un patrimonio ambientale che appartiene all’intera collettività.
Quando ha compreso la portata del prelievo, Valeria ha espresso la volontà che la sabbia fosse restituita. La figlia ha quindi raccolto il materiale custodito nel giardino e ha organizzato il viaggio verso Cabras, trasformando una richiesta personale in un gesto pubblico di riparazione.
La restituzione al Comune di Cabras e il ritorno sulla spiaggia
La Ferrari e il marito Eros Cattaneo hanno raggiunto Is Arutas portando con sé circa quaranta chili di sabbia. Il materiale è stato consegnato al Comune di Cabras, affinché potesse essere ricollocato nel luogo di origine secondo le modalità ritenute più adatte.
Il ritorno ha chiuso una vicenda iniziata quasi cinquant’anni prima. La Ferrari ha voluto sottolineare il legame tra il gesto compiuto e la memoria della madre: «Oggi mia mamma è qui con noi».
La restituzione assume anche un valore concreto nella tutela delle coste sarde. Ogni estate le autorità intensificano i controlli nei porti e negli aeroporti per impedire che sabbia, pietre e conchiglie vengano portate fuori dall’isola. I materiali recuperati possono essere riconsegnati ai territori di provenienza, evitando che rimangano definitivamente lontani dalle spiagge.
Il caso di Silvia Ferrari riguarda un prelievo avvenuto in un’epoca in cui i divieti e le conseguenze ambientali erano meno conosciuti. La decisione di riportare il quarzo a Cabras ha però consentito di correggere quel gesto e di realizzare la volontà espressa da Valeria prima della sua morte.
La sabbia custodita per decenni nel giardino di una casa del Milanese è così tornata nell’Oristanese, sul litorale che aveva affascinato la famiglia durante una vacanza in roulotte negli anni Settanta.
