Il passato di Mario Roggero entra nella sentenza: i giudici richiamano l’aggressione al fidanzato della figlia e le minacce armate.
Una lite scoppiata nel cuore della notte, i pugni contro un giovane e una pistola puntata davanti ai suoi genitori. Nel procedimento che ha portato alla condanna definitiva di Mario Roggero, i giudici hanno richiamato anche un episodio avvenuto nel 2005, molti anni prima della rapina nella gioielleria di Gallo di Grinzane Cavour.
Il gioielliere è stato condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto al suo negozio del 28 aprile 2021. La decisione è diventata definitiva dopo il pronunciamento della Cassazione del 15 luglio.
Negli atti giudiziari, tuttavia, non compare soltanto la ricostruzione degli spari esplosi fuori dalla gioielleria. La Corte ha preso in esame anche il comportamento tenuto da Roggero in passato, indicandolo come elemento utile a valutare la sua capacità di reagire agli eventi in maniera impulsiva.
Mario Roggero e il precedente del 2005 richiamato nella sentenza
L’episodio risale al 2005 e coinvolse il fidanzato di una delle figlie del gioielliere. Secondo la ricostruzione riportata nella sentenza, dopo una lite con la famiglia del ragazzo, Mario Roggero si presentò durante la notte nell’abitazione del giovane.
La discussione degenerò rapidamente. Il gioielliere avrebbe colpito il ragazzo con alcuni pugni, per poi puntare una pistola contro di lui e contro i suoi genitori. In quella circostanza avrebbe pronunciato la minaccia: «E non finisce qui, bastardo».
Per quei fatti Roggero patteggiò una pena di due mesi di reclusione. Il precedente è stato richiamato dai magistrati come espressione di una «modalità impulsiva di reazione agli eventi» già emersa diversi anni prima dell’assalto alla gioielleria.
Nella sentenza viene affrontata anche la condizione psicologica dell’orefice dopo un’altra rapina subita nel 2015. I giudici hanno riconosciuto che Roggero era «affetto da un disturbo post traumatico da stress» e che, dopo quell’esperienza, si era convinto «di dover agire da solo», ritenendo insufficiente l’intervento delle autorità.
Il quadro personale e psicologico è stato quindi valutato, ma non è stato ritenuto sufficiente a giustificare quanto avvenuto il 28 aprile 2021.
L’ingresso in carcere e il dolore della famiglia Roggero
Dopo la pronuncia della Cassazione, Mario Roggero ha raccontato al Giornale il momento dell’arrivo in carcere.
«Alle 5 del pomeriggio c’è stata la sentenza, e dopo la sentenza sono salito subito in macchina e mi sono presentato al carcere. Mi è venuta incontro una guardia e mi ha stretto la mano. Era silenzioso, mi guardava negli occhi, teneva stretta la mano, stretta stretta e non me la lasciava più. Poi è venuto un ispettore, sembrava anche lui molto scosso, mi ha detto che avevano seguito tutto il caso, che sapevano ogni cosa di me. Alla fine si è presentato anche il direttore del carcere. Ha detto che ci teneva ad accogliermi. Non è normale, sai, che un direttore del carcere si muova per accogliere un detenuto…».
Il gioielliere ha parlato anche della videochiamata ricevuta dai nipoti e della difficoltà di spiegare loro la situazione.
«Penso di vivere in una follia. Cosa faccio? Ho avuto una videochiamata dei nipotini. Uno ha otto anni. “Nonno”, mi ha chiesto, “è vero che sei in carcere? Nonno, se non ti mettono in carcere ci porti a Gardaland?”. Ho detto di sì. Vi porto a Gardaland. Cosa dovevo dire? Ma io non posso portarli a Gardaland perché devo andare in cella per 15 anni, fino a quando avrò 87 anni. Coma faccio a rispondere alla domanda sullo stato d’animo? È impossibile. Mia moglie è con me. Mi consola. Le figlie sono disperate. Cosa mi passa per la testa? Mi passa per la testa che vado dentro. Tutto qui».
A intervenire è stata anche la moglie Mariangela, che ha descritto gli effetti della vicenda giudiziaria sulla famiglia.
«Sono devastata. Dal giorno che è successa quella rapina. Sono cinque anni. Cinque anni, così, appesi, accusati, processati, vilipesi. Ora siamo nel momento d’apice della situazione più assurda che si possa immaginare. Sono 50 anni che lavoriamo insieme io e mio marito. Ho trascurato la famiglia per il lavoro. Tutto spazzato via, e mi portano via Mario. E non posso fare niente per difendermi. Cosa ho sbagliato? Quattro figli, né maternità né mutua. Al lavoro sette giorni su sette, niente ferie. Ecco il risultato. Immagina come ci si può sentire. Indescrivibile. Otto nipoti dai 4 ai 20 anni. Sono tutti distrutti. I giudici hanno deciso così. Di seppellire Mario e di rovinare tutti noi».
Gli spari fuori dalla gioielleria e le motivazioni della condanna
La condanna definitiva nasce dalla ricostruzione dell’assalto avvenuto nella gioielleria di Gallo di Grinzane Cavour. Nella sentenza della Corte d’appello del 3 dicembre 2025, successivamente confermata dalla Cassazione, viene affermato che Roggero «ha sparato quando i rapinatori erano già usciti dalla gioielleria».
I giudici hanno escluso che in quel momento esistesse un pericolo concreto e immediato. Non è stata considerata credibile neppure l’ipotesi che i rapinatori potessero tornare nel negozio o che avessero tentato di portare via la moglie dell’orefice.
La versione fornita da Roggero è stata definita «illogica» e «smentita in più punti» dalle immagini delle telecamere. Secondo la ricostruzione giudiziaria, i filmati mostrerebbero un contatto fisico tra il gioielliere e la moglie dopo che l’uomo aveva già recuperato la pistola.
Sulla quantificazione della pena hanno inciso anche il comportamento mantenuto durante il processo e l’assenza di un pentimento ritenuto concreto. La Corte ha riconosciuto l’attenuante della provocazione legata alla rapina appena subita, ma non ha accolto la richiesta della difesa di una riduzione più ampia.
La pena è stata contenuta soltanto attraverso una riduzione degli aumenti collegati alla continuazione dei reati. La condanna definitiva stabilita per Mario Roggero resta quindi di 14 anni e 9 mesi di reclusione.
