Vittorio Feltri travolto dal dolore dopo la morte della moglie: “Non ho mai amato nessuno così, non mi riprenderò più”

Vittorio Feltri ricorda la moglie Enoe Bonfanti dopo 58 anni insieme: il dolore, gli ultimi giorni e una vita familiare condivisa.

Il silenzio della casa, i gatti intorno e un’assenza diventata improvvisamente insopportabile: Vittorio Feltri racconta così il dolore per la morte della moglie Enoe Bonfanti.

Il giornalista ha parlato della donna con cui ha condiviso 58 anni di vita, ripercorrendo il loro matrimonio, i gesti quotidiani e le ultime ore trascorse accanto a lei. Parole pronunciate con fatica, segnate dalla consapevolezza di aver perso la persona che, come lui stesso ha riconosciuto, gli aveva cambiato l’esistenza.

“Sono demoralizzato. Ho scoperto di amare mia moglie quando è morta: ho sentito come un tonfo nel mio animo, non mi riprenderò più”.

La Bonfanti è morta all’età di 88 anni. Con Vittorio Feltri si era sposata il 15 giugno 1968. Da quel momento aveva costruito con lui una famiglia, prendendosi cura anche delle due figlie gemelle che il giornalista aveva avuto dal precedente matrimonio.

Vittorio Feltri e l’amore per Enoe Bonfanti

Il loro incontro era avvenuto a Bergamo, nel brefotrofio in cui la Bonfanti lavorava come puericultrice. Vittorio Feltri, rimasto vedovo a soli 23 anni, portava lì le sue due bambine.

Da quell’incontro nacque un legame destinato a durare quasi sei decenni. In seguito arrivarono altri due figli, Mattia Feltri e Fiorenza Feltri.

“La Bonfanti mi ha salvato la vita”, ha raccontato il giornalista, continuando a chiamare la moglie per cognome, secondo una sua consuetudine.

“E l’ha salvata alle mie gemelle, che erano rimaste orfane piccolissime e che lei ha amato come fossero sue. E poi ha fatto altri due figli con me, che hanno studiato e sono bravissimi. Il merito è stato suo, che era migliore di me”.

Nel ricordo di Feltri emerge soprattutto la centralità della moglie nella crescita della famiglia. La Bonfanti avrebbe accolto le due gemelle come figlie proprie, accompagnandole nella loro infanzia e sostenendo il marito durante gli anni più intensi della sua carriera.

Il giornalista ha ricostruito anche piccoli frammenti della loro vita domestica, come le conversazioni serali diventate nel tempo un appuntamento irrinunciabile.

“Avevamo un rito: la nostra chiacchierata serale. Eravamo come due vecchissimi compagni di scuola che potevano parlare di qualsiasi cosa”.

Gli ultimi giorni in ospedale e il pianto lontano da tutti

La morte della Bonfanti è arrivata dopo un nuovo ricovero. La donna era già stata male in precedenza, ma le sue condizioni sembravano essere migliorate.

“Era già stata male, ma si era ripresa benissimo. Quando l’hanno ricoverata sono andato all’ospedale e, guardandola, ho capito che non ce l’avrebbe fatta. Ma non volevo crederci”.

Feltri ha raccontato di aver percepito immediatamente la gravità della situazione, senza però riuscire ad accettarla. Dopo la morte della moglie, si sarebbe isolato per lasciarsi andare al dolore.

“Quando poi è arrivato il peggio, mi sono chiuso in bagno per un’ora a piangere. Mi consola il fatto che la raggiungerò presto”.

Il giornalista ha descritto la scomparsa della moglie come una frattura definitiva, capace di cambiare il significato delle giornate e delle abitudini consolidate in quasi sessant’anni di matrimonio.

“Ma non ho mai amato nessuno come mia moglie. E ora lei non c’è più”.

A pesare è anche il ricordo dell’ultimo saluto serale, rimasto invariato fino alla fine.

“Le ho dato fino all’ultimo il bacio della buonanotte”.

Le cene da fidanzati e la casa preparata a festa

Negli anni, il lavoro aveva spesso portato Vittorio Feltri lontano da casa. Durante il periodo trascorso al Corriere della Sera, poteva capitargli di restare fuori anche per settimane.

“Quando lavoravo al Corriere della Sera potevo stare via un mese intero. Al mio rientro preparava la casa a festa, come a carnevale, con i nastri. Io le portavo sempre un regalino, si accontentava di tutto”.

Tra le abitudini della coppia c’erano anche le cene mensili trascorse da soli, lontano dagli impegni familiari e professionali.

“Una volta al mese la portavo a cena fuori, io e lei da soli, come due fidanzati. Le piaceva prepararsi e mettersi un bel vestito. Non amava fare acquisti per sé, ma quando la costringevo ad andare in un negozio lei provava tutto e io glielo compravo felice”.

Feltri ha ricordato anche le discussioni avute nel corso del matrimonio, sempre contenute entro un rapporto fondato sul rispetto reciproco.

“Discutevamo quando non eravamo d’accordo, ma sempre con rispetto. Ho anche smesso di bestemmiare in sua presenza, perché le dava fastidio. Il suo linguaggio era sempre misurato e appropriato. Mi piaceva ascoltarla”.

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