Alice muore in piscina a 11 anni risucchiata da un bocchettone, l’allarme: “Si poteva salvare, bastava portasse la cuffia”

La morte di Alice Ferrari riapre il tema della sicurezza nelle piscine e dei sistemi di protezione contro i bocchettoni di aspirazione.

Aveva undici anni e una grande passione per i cavalli. Alice Ferrari, originaria di Suisio, in provincia di Bergamo, è morta il 17 luglio in una piscina di Sestri Levante, dove sarebbe rimasta intrappolata con i capelli nel bocchettone di aspirazione dell’impianto.

La tragedia ha riportato al centro il tema della sicurezza nelle piscine, in particolare negli impianti frequentati da bambini e ragazzi. Secondo Mirko Damasco, presidente dell’associazione Salvagente, quello di Alice non sarebbe un episodio isolato, ma il terzo caso simile registrato nel giro di pochi mesi.

Il problema, sostiene Damasco, non sarebbe l’assenza di norme, ma la distanza tra ciò che viene previsto sulla carta e i controlli realmente effettuati nelle strutture. La morte della bambina viene indicata come l’ennesimo segnale della necessità di intervenire sugli impianti, sui sistemi di aspirazione e sulle misure di prevenzione.

Sicurezza nelle piscine, l’allarme dopo la morte di Alice

Intervistato dal Corriere della Sera, Mirko Damasco ha sottolineato come un episodio molto simile fosse già avvenuto pochi mesi prima a Rimini, dove un ragazzino era morto dopo essere stato risucchiato da un bocchettone.

Dopo quella tragedia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva promesso alla madre della vittima che un fatto simile non si sarebbe ripetuto. Secondo Salvagente, però, la morte di Alice Ferrari dimostra che gli interventi attesi non sono ancora diventati misure concrete e diffuse.

Una delle prime questioni indicate riguarda l’uso della cuffia. In molte piscine, soprattutto all’interno di campeggi e stabilimenti balneari, non sarebbe obbligatoria. Viene spesso considerata soltanto uno strumento igienico, mentre per Damasco dovrebbe essere riconosciuta come «prima di tutto un dispositivo di sicurezza».

In situazioni come quella avvenuta a Sestri Levante, la cuffia potrebbe impedire che i capelli vengano trascinati all’interno delle aperture collegate al sistema di aspirazione. Non rappresenterebbe quindi un semplice accessorio, ma una protezione capace di ridurre un rischio potenzialmente mortale.

La seconda priorità riguarda gli impianti. L’Unione Europea ha già raccomandato l’adozione di dispositivi di sicurezza per i bocchettoni, ma in Italia non esisterebbe ancora una legge organica in grado di imporre l’adeguamento di tutte le strutture già operative.

Una proposta che dovrebbe disciplinare insieme bocchettoni, recinzioni e protezioni delle vasche fuori servizio risulterebbe ferma da tempo in Parlamento.

Dispositivi di arresto e controlli sugli impianti

Secondo Damasco, rendere più sicure le piscine non richiederebbe necessariamente investimenti particolarmente elevati. Tra gli interventi indicati ci sono i dispositivi di arresto automatico o manuale dell’aspirazione e una segnaletica più evidente in prossimità dei bocchettoni.

Questi sistemi consentirebbero di interrompere rapidamente il funzionamento dell’impianto nel caso in cui una persona restasse incastrata. In una situazione di emergenza, anche pochi secondi possono risultare decisivi.

Per il presidente di Salvagente, l’ostacolo principale resta «culturale» prima ancora che tecnico. La prevenzione, secondo la sua analisi, continua a essere affrontata soltanto dopo una tragedia, mentre servirebbero verifiche costanti e obblighi più chiari.

L’associazione ha esteso l’attenzione anche al più ampio fenomeno degli annegamenti, che ogni anno provoca la morte di numerosi bambini. Tra le proposte avanzate c’è l’introduzione del nuoto nei programmi scolastici, con l’obiettivo di insegnare fin da piccoli le tecniche di base e i comportamenti da seguire in acqua.

Un’altra richiesta riguarda il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nelle piscine. Con vasche troppo affollate, sostiene Damasco, anche l’attività dei bagnini diventa più difficile, perché aumentano gli ostacoli visivi e si riducono le possibilità di individuare tempestivamente chi si trova in difficoltà.

Alice Ferrari, il sogno di diventare amazzone

La morte di Alice Ferrari ha colpito anche il mondo dell’equitazione lombarda. La bambina montava a cavallo da quando aveva sei anni presso gli Scudi dell’Isola di Bergamo e faceva parte della Pre-Academy Jumping Lombardia, seguita dal tecnico Alessandro Colombo.

La FISE Lombardia ha ricordato Alice con un messaggio nel quale ha parlato di una di quelle notizie «davanti alle quali ogni parola sembra perdere significato».

La federazione l’ha descritta come «bionda, esile, con lunghi capelli e un sorriso ancora pieno di futuro». Il suo desiderio era quello di «crescere, migliorare e diventare un’amazzone».

Il presidente di FISE Lombardia, Vittorio Orlandi, ha espresso a nome del Consiglio regionale «il più profondo cordoglio» e «la propria affettuosa vicinanza alla famiglia di Alice».

Nel messaggio condiviso da numerose realtà del settore equestre, la federazione ha ricordato il legame della bambina con i cavalli e la determinazione con cui portava avanti il suo percorso sportivo. Di lei resterà «il ricordo luminoso di una giovane amazzone che continuerà a galoppare nei pensieri di chi l’ha conosciuta».

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