Caterina Spinelli interviene dopo la condanna definitiva di Mario Roggero: «Una rapina non autorizza nessuno a farsi giustizia da sé».
«Abbiamo perso un fratello e un figlio. Ha sbagliato, ma nessuno aveva il diritto di togliergli la vita». Caterina Spinelli, sorella di Andrea Spinelli, rompe il silenzio dopo la condanna definitiva a 14 anni e nove mesi inflitta a Mario Roggero, il gioielliere che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo dopo l’assalto al suo negozio di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo.
Assistita dall’avvocato Marino Careglio, la donna racconta il dolore di una famiglia rimasta finora lontana dall’esposizione pubblica. Nelle sue risposte utilizza sempre il “noi”, perché, spiega, i familiari hanno scelto per anni di vivere il lutto in modo riservato, senza trasformarlo in uno scontro con la famiglia del gioielliere.
Andrea era a terra e mortalmente ferito quando, secondo la ricostruzione giudiziaria richiamata dalla sorella, Roggero lo colpì anche con alcuni calci alla testa dopo avergli sparato. Per i giudici non si trattò di legittima difesa: il commerciante inseguì i rapinatori fuori dalla gioielleria e aprì il fuoco quando la fase più immediata dell’aggressione si era ormai conclusa.
Sentenza Roggero, Caterina Spinelli: «Crediamo nella legge»
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa, rendendo definitiva la pena già stabilita in appello. Mario Roggero, oggi 72enne, è stato condannato per l’uccisione di Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino e per il ferimento di Alessandro Modica.
Caterina Spinelli dice di aver accolto la decisione «con rispetto». «Non siamo persone crudeli, ma crediamo nella legge. Abbiamo vissuto il processo in silenzio, cercando solo di elaborare il lutto. La vita è sacra e intoccabile, questo è il punto fermo da cui non possiamo prescindere».
La famiglia non nega la gravità della rapina né cerca di cancellare le responsabilità di Andrea. La sorella distingue però il giudizio sulle sue azioni dal diritto alla vita, sostenendo che la punizione sarebbe dovuta arrivare nelle aule di tribunale.
«La nostra rabbia verso le sue scelte non svanirà mai. Ma la rabbia per il suo errore non cancella l’amore per il fratello, il compagno, l’uomo che era».
La donna sottolinea anche di non essersi mai schierata contro i familiari di Roggero, riconoscendo la violenza e la paura subite durante la rapina. «Comprendiamo anche la loro tragedia. Ma ribadisco: una rapina non autorizza nessuno a fare giustizia da sé. Mio fratello, come Giuseppe Mazzarino, non doveva pagare con la vita, che è un diritto universale».
La richiesta di grazia e la fiducia in Mattarella
Dopo la sentenza definitiva, esponenti politici del centrodestra hanno chiesto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di concedere la grazia al gioielliere. Tra i primi a intervenire è stato Matteo Salvini, secondo il quale Roggero non dovrebbe condividere il carcere con quelli che ha definito veri criminali.
La sorella di Andrea Spinelli evita toni polemici e affida la propria posizione al rispetto delle istituzioni. «È una situazione complessa. Non è facile gestire il dolore quando viene esposto così tanto. Abbiamo fiducia nel nostro presidente Sergio Mattarella e lui saprà sicuramente qual è la cosa giusta da fare».
A ferire la famiglia sono soprattutto i commenti che riducono Andrea esclusivamente alla parola “rapinatore” e le offese rivolte anche ai suoi parenti. «È faticoso accettare certe parole da chi non conosce la nostra realtà», afferma Caterina.
La donna ricorda il fratello senza nasconderne i lati più difficili: «Era una persona capace di una luce rara, nonostante i suoi lati bui. Era il primo a sorridere e a far sorridere. Io sono nata con una malattia genetica e lui era il mio sostegno: voleva prendersi il mio dolore».
Il ricordo privato di Andrea Spinelli
Tra le immagini che accompagnano Caterina Spinelli ci sono le giornate trascorse in famiglia, le braciate e i piccoli gesti della quotidianità. Il ricordo più intimo è legato alle visite al cimitero e a un’abitudine condivisa quando il fratello era ancora vivo.
«Quando andavo al cimitero, mi sedevo e dicevo: “Fumiamoci l’ultima sigaretta insieme”, come eravamo abituati a fare. Da quando sono mamma ho smesso di fumare, ma quel bisogno di complicità è un legame che sento ancora vivo».
Nel racconto della sorella, Andrea non viene assolto dalle proprie responsabilità. La richiesta è che al giudizio sul reato non si accompagni la cancellazione della persona e del dolore di chi gli era accanto.
«Andrea ha sbagliato, ma il suo errore non giustifica la barbarie. La nostra famiglia ha cercato solo di portare rispetto, anche nel dolore più atroce. Chiediamo solo che venga riconosciuta la nostra umanità, quella di persone modeste che hanno perso un pezzo fondamentale della propria vita e che, nonostante tutto, continuano a credere che la dignità umana venga prima di ogni altra cosa».
