Rubati a Reggio Emilia, 300 lettini ricompaiono dopo un anno su una spiaggia albanese: valgono 45mila euro

I lettini rubati al circolo Onde Chiare sono stati individuati a Capo Rodoni, ma dopo oltre un anno non sono ancora tornati in Italia.

Circa 300 lettini da mare, rubati nel giugno del 2024 dal circolo sportivo Onde Chiare di Reggio Emilia, sono stati ritrovati in uno stabilimento balneare di Capo Rodoni, sulla costa dell’Albania a nord di Durazzo. Nonostante le attrezzature siano state riconosciute, fotografate e segnalate alle autorità locali, i proprietari non sono ancora riusciti a recuperarle.

Il valore complessivo dei beni sottratti è stimato in circa 45mila euro. Una perdita particolarmente pesante per i gestori del circolo, colpiti dal furto proprio all’inizio della stagione estiva e costretti a fare i conti con la scomparsa di gran parte delle attrezzature destinate all’area esterna.

La vicenda ha assunto contorni insoliti nell’agosto del 2025, quando una conoscente dei titolari, in vacanza in Albania, ha riconosciuto il nome Onde Chiare stampato sui lettini utilizzati da uno stabilimento affacciato sulla spiaggia di Capo Rodoni.

La donna ha documentato tutto con fotografie e filmati, inviando immediatamente il materiale ai gestori del circolo reggiano. La presenza del marchio ha permesso di individuare con chiarezza le attrezzature e di collegarle al furto denunciato l’anno precedente.

I lettini rubati al circolo Onde Chiare e il viaggio fino in Albania

Il furto risale a una notte del giugno 2024, quando ignoti entrarono nell’area esterna del circolo Onde Chiare e portarono via più di 300 lettini. Per spostare una quantità così elevata di materiale sarebbe stata necessaria un’operazione organizzata, con mezzi adeguati e tempi sufficienti per caricare le attrezzature senza essere fermati.

Al momento della riapertura estiva, i titolari si ritrovarono quindi senza una parte essenziale dei beni utilizzati per l’attività. Oltre al valore economico del materiale, il furto provocò difficoltà operative immediate, rendendo necessario sostituire rapidamente quanto era stato sottratto.

Le indagini avviate in Italia non portarono inizialmente a risultati concreti. Per mesi non emersero elementi capaci di indicare dove fossero finite le attrezzature o attraverso quali passaggi fossero state trasferite all’estero.

La svolta arrivò per caso, a oltre un anno di distanza. Durante una giornata trascorsa sulla costa albanese, la conoscente dei gestori notò il marchio del circolo sui lettini disposti in fila sulla spiaggia.

«Ma questi non sono vostri?», chiese ai proprietari inviando le immagini. Il nome stampato sulle attrezzature non lasciava molti dubbi sulla loro provenienza e forniva finalmente un’indicazione precisa sul luogo in cui erano state portate.

Resta da chiarire come i lettini siano arrivati da Reggio Emilia fino a Capo Rodoni, attraverso quali canali siano stati ceduti e se chi li utilizza fosse a conoscenza della loro origine.

L’esposto in Albania e il tentativo di recuperare le attrezzature

Dopo aver ricevuto fotografie e video, i titolari del circolo hanno deciso di procedere per vie legali. È stato incaricato un avvocato operativo in Albania ed è stato presentato un esposto alla procura locale, allegando la documentazione disponibile e gli elementi utili a dimostrare la proprietà dei beni.

L’obiettivo era ottenere il sequestro delle attrezzature e avviare le procedure necessarie per riportarle in Italia. La presenza del marchio rappresentava un elemento importante, ma non è stata sufficiente a produrre una restituzione rapida.

Le speranze dei gestori sono aumentate quando il primo ministro albanese Edi Rama ha diffuso sui social le immagini di un’operazione di polizia finalizzata a liberare alcune spiagge pubbliche dalle occupazioni abusive. La proprietà di Onde Chiare ha ipotizzato che gli interventi sugli stabilimenti potessero coinvolgere anche le attrezzature segnalate.

Questa possibilità non ha però portato al risultato atteso. I lettini non sono stati restituiti e la procedura avviata dai titolari non ha ancora consentito di chiudere il caso.

Il passaggio attraverso autorità e ordinamenti di due Paesi differenti può rendere più complessa la gestione della vicenda. Oltre alla denuncia originaria, devono infatti essere valutati gli atti trasmessi in Albania, la prova della proprietà e le condizioni in cui i beni sono stati acquistati o ricevuti dallo stabilimento che li utilizza.

Dopo oltre un anno i lettini sono ancora sulla stessa spiaggia

A distanza di oltre un anno dalla scoperta, un nuovo filmato avrebbe confermato che i lettini si trovano ancora nello stesso stabilimento balneare di Capo Rodoni. Le attrezzature continuerebbero a essere utilizzate dai turisti, nonostante le segnalazioni e l’azione legale intrapresa dai proprietari italiani.

«Verifiche, tempo e soldi spesi per cercare di riportare a casa ciò che ci è stato rubato», hanno scritto i gestori del circolo accompagnando la pubblicazione del video più recente.

Nel messaggio parlano di una «situazione surreale» e spiegano che le immagini sarebbero state registrate pochi giorni prima. «Mostra che quei lettini sono ancora nello stesso stabilimento balneare. Vorremmo solo capire come sia possibile che un furto da 45mila euro, con i beni individuati e documentati da oltre un anno, non abbia ancora trovato una soluzione».

La richiesta dei titolari è quella di ottenere risposte sulle ragioni che impediscono il recupero, nonostante il luogo in cui si trovano i beni sia noto e documentato. La vicenda resta quindi aperta: da una parte ci sono una denuncia, il marchio visibile e il materiale raccolto dai proprietari; dall’altra, circa 300 lettini che continuano a essere utilizzati su una spiaggia albanese, a centinaia di chilometri dal luogo in cui furono rubati.

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