Mario Roggero, i familiari difendono la sua reazione del 2005: «La figlia fu picchiata e abbandonata»

La famiglia di Mario Roggero contesta la ricostruzione del precedente penale e denuncia una nuova esposizione mediatica dopo la condanna definitiva.

La famiglia di Mario Roggero interviene sul precedente penale del 2005 tornato al centro dell’attenzione dopo la condanna definitiva del gioielliere di Grinzane Cavour. In un lungo messaggio pubblicato sabato 18 luglio sui canali social dell’uomo, i familiari respingono la definizione di «spedizione punitiva» e sostengono che la reazione di allora sarebbe maturata per un «istinto di protezione paterna», dopo l’aggressione subita da una delle figlie.

Il post, intitolato «Precisazione della famiglia Roggero sul precedente del 2005 e sulle falsità scritte in questi giorni», arriva dopo che diversi organi di informazione hanno ricostruito l’episodio avvenuto il 17 dicembre 2005. Per quei fatti Roggero patteggiò nel 2007 una pena di due mesi di reclusione, sostituita con una multa di 2.280 euro, per ingiurie e minacce aggravate dall’uso di un’arma nei confronti del fidanzato della figlia.

Il precedente è riemerso dopo che la Corte di Cassazione, il 15 luglio 2026, ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, avvenuti dopo l’assalto alla gioielleria il 28 aprile 2021.

Mario Roggero e il precedente del 2005

La famiglia parte da quello che considera il punto centrale della vicenda: il vecchio episodio, secondo la propria interpretazione della sentenza, non avrebbe inciso sulla determinazione della pena confermata nei confronti del gioielliere.

«È la stessa sentenza della Corte di Assise d’appello ad affermare che quel vecchio precedente del 2005 non abbia pesato sulla condanna di oggi», scrivono i familiari.

Nel messaggio viene quindi contestata la rappresentazione di Roggero come protagonista di un’azione organizzata contro il giovane che frequentava sua figlia.

«Perché oggi si gioca da troppe parti a mistificare gli atti, a calpestare la verità, a voler accreditare a tutti i costi e contro ogni evidenza la tesi di un Mario autore di una spedizione punitiva mai avvenuta? Quando si trattò invece di istinto di protezione paterna?».

La famiglia sottolinea innanzitutto la distanza temporale tra i due casi: «Si tratta di un fatto avvenuto 21 anni fa, ossia 16 anni prima dei fatti oggetto del processo che lo ha coinvolto».

Rivendica inoltre l’assenza di un collegamento diretto tra la lite del 2005 e quanto accaduto davanti alla gioielleria nel 2021: «Si è trattato di un episodio che non ha il minimo collegamento con i fatti oggetto della condanna di oggi».

Il precedente, tuttavia, era stato richiamato nelle sentenze relative al processo per la morte dei due rapinatori. I giudici d’appello avevano fatto riferimento alle modalità di reazione manifestate in passato dal gioielliere, pur all’interno di una valutazione più ampia della sua personalità e delle conseguenze psicologiche delle rapine precedentemente subite.

La versione della famiglia sull’aggressione alla figlia

Nel post i parenti sostengono anche che il precedente non rappresenti un’informazione nuova emersa soltanto dopo la sentenza definitiva.

«Quell’episodio era già stato oggetto di attenzione nel processo di primo grado a carico di Mario davanti alla Corte d’assise di Appello. Tutta “roba” quindi già perfettamente nota. Perché ostinarsi a tirarla fuori proprio ora?».

La precisazione entra poi nel merito di quanto sarebbe accaduto alla figlia di Roggero prima dell’intervento del padre. Secondo la versione fornita dai familiari, il comportamento dell’allora fidanzato sarebbe stato più grave di quanto descritto in alcune ricostruzioni giornalistiche.

Il giovane, affermano, «non si limitò a darle qualche schiaffo ma la raggiunse con alcuni pugni che le causarono lesioni, seguiti dal terrore di un duplice tentativo di investimento con l’auto, prima di abbandonarla al buio in una strada isolata».

Per la famiglia, dunque, non si sarebbe trattato di un normale contrasto sentimentale tra due ragazzi. «Non può passare come un semplice litigio tra giovani», si legge nel testo.

Questa ricostruzione viene utilizzata dai parenti per spiegare il contesto nel quale maturò la reazione di Roggero. Non modifica però gli effetti giudiziari del procedimento concluso nel 2007, quando il gioielliere patteggiò per avere minacciato con una pistola il fidanzato della figlia e i genitori del giovane.

La protesta contro la nuova esposizione mediatica

L’intervento della famiglia arriva in una fase particolarmente delicata. La condanna per i fatti del 2021 è diventata definitiva e il caso ha provocato numerose reazioni politiche, anche in relazione alla possibile concessione della grazia. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria necessaria a raccogliere la documentazione e i pareri previsti.

In questo contesto, i familiari ritengono che il ritorno sul precedente del 2005 produca un’ulteriore esposizione negativa del gioielliere, andando oltre il confronto sulla sentenza appena confermata.

«Non comprendiamo proprio il clamore mediatico di questi giorni, non possiamo accettare che Mario debba subire una ulteriore gogna mediatica, per un episodio completamente isolato avvenuto 16 anni prima», conclude il post.

Resta quindi una netta contrapposizione tra la lettura proposta dalla famiglia e il contenuto degli atti giudiziari richiamati dopo la decisione della Cassazione. I parenti insistono sul contesto familiare e sulla volontà di proteggere la figlia; le sentenze registrano invece l’uso della pistola e le minacce che portarono al patteggiamento.

Il precedente non riguarda direttamente la rapina del 2021, ma è tornato rilevante nel racconto pubblico del caso perché citato nelle motivazioni giudiziarie. La precisazione pubblicata dalla famiglia punta ora a separare definitivamente i due episodi e a contestare l’immagine di Roggero costruita attraverso l’accostamento tra fatti avvenuti a sedici anni di distanza.

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