Abderrahim Fakir, 42 anni, è morto al Pilastro durante un intervento della polizia. Acquisiti video e bodycam, disposta l’autopsia.
Le sue grida si interrompono mentre è immobilizzato a terra e ammanettato. Pochi minuti dopo Abderrahim Fakir, 42 anni, muore davanti ai sanitari e agli agenti intervenuti nel quartiere Pilastro di Bologna.
La tragedia si è consumata ieri, domenica 19 luglio in via Italo Svevo. I residenti avevano chiesto aiuto segnalando un uomo in forte stato di agitazione nei pressi di alcuni garage. Sul posto sono arrivati una pattuglia della polizia e un’ambulanza del 118.
Secondo la ricostruzione della Questura, il 42enne avrebbe danneggiato un’automobile e gli agenti sarebbero stati aiutati da alcuni cittadini durante le operazioni di contenimento. Un video girato da una persona presente mostra invece gli ultimi momenti dell’intervento: Fakir è disteso a faccia in giù, con le mani portate dietro la schiena, mentre urla “Aiuto, basta, basta”.
Poco dopo l’uomo non reagisce più. I sanitari tentano di rianimarlo, ma ogni intervento risulta inutile. La Procura di Bologna ha avviato gli accertamenti per ricostruire l’intera sequenza e chiarire le cause della morte. Saranno analizzati i filmati dei testimoni e le immagini registrate dalle bodycam degli agenti. È prevista anche l’autopsia.
Abderrahim Fakir, chi era il 42enne morto al Pilastro
Abderrahim Fakir era nato in Marocco nel 1983 ed era arrivato in Italia insieme alla famiglia quando aveva sette anni. Aveva trascorso nel Paese circa 35 anni, costruendo qui la propria vita personale e lavorativa.
Era sposato e viveva a Borgonuovo, frazione del comune di Sasso Marconi, alle porte di Bologna. Lavorava nel settore della logistica e del facchinaggio. Alcune ricostruzioni lo indicano come titolare di un’impresa, mentre secondo altre fonti era impiegato presso una ditta del comparto.
Nonostante fosse cresciuto in Italia, non avrebbe ancora ottenuto la cittadinanza italiana. Secondo quanto riferito dai familiari, si trovava in attesa dell’esito di una procedura amministrativa. La sua posizione dovrà comunque essere verificata attraverso la documentazione ufficiale.
I parenti hanno raccontato che Fakir soffriva di problemi di salute. Nelle ore successive alla morte sono emerse informazioni su una possibile cardiopatia e sull’asma, ma soltanto gli esami medico-legali potranno stabilire se queste condizioni abbiano avuto un ruolo nel decesso.
Il fratello Mohamed Fakir lo ha descritto come “un bonaccione”, aggiungendo che “non ha mai fatto del male a nessuno e ha fatto una morte indegna”. La famiglia ha riferito anche che il 42enne stava attraversando un periodo difficile dopo la recente perdita della madre.
Domenica mattina sarebbe arrivato al Pilastro per incontrare un amico o alcuni parenti. Non è ancora chiaro che cosa sia accaduto prima della telefonata al 113 né perché abbia iniziato ad agitarsi nell’area dei garage.
La famiglia accusa, la Questura ricostruisce l’intervento
Dopo essere stata informata della morte, la famiglia di Abderrahim Fakir ha raggiunto via Svevo. La sorella ha contestato apertamente l’operato degli agenti e chiesto di conoscere quanto accaduto durante il fermo.
“Non sappiamo cosa è successo, non sappiamo cosa è successo. Lo sanno loro, la polizia, cosa è successo. A noi è arrivata la chiamata che è morto. Lo hanno ammanettato ed è morto. Lo hanno aggredito loro. Lo hanno ammazzato e picchiato, ci sono testimoni”, ha dichiarato ai cronisti.
Si tratta delle accuse avanzate dai familiari, che dovranno essere verificate dagli investigatori. Al momento non è stata accertata la causa del decesso né sono state stabilite eventuali responsabilità.
La Questura di Bologna ha spiegato che gli agenti erano intervenuti “su richiesta dei cittadini che avevano segnalato una persona in escandescenza”.
“Gli agenti intervenuti, per contenere il soggetto, sono stati aiutati da altri cittadini, anche a seguito del danneggiamento di un’auto”, si legge nella nota ufficiale.
La Questura ha aggiunto che “gli agenti hanno richiesto immediatamente anche l’ausilio dei sanitari del 118. Dopo le operazioni di contenimento effettuate anche alla presenza dei sanitari del 118 il soggetto è deceduto”.
Infine, ha assicurato la consegna del materiale registrato durante l’operazione: “Le riprese delle bodycam dei poliziotti intervenuti che hanno registrato le operazioni saranno messe immediatamente a disposizione dell’autorità giudiziaria”.
Video e bodycam acquisiti, l’autopsia dovrà chiarire la morte
L’inchiesta è coordinata dal procuratore capo di Bologna, Paolo Guido. La Procura acquisirà tutti i filmati disponibili, comprese le registrazioni effettuate dagli agenti e i video girati dai residenti dalle finestre e dalla strada.
Uno dei filmati mostra due poliziotti intenti a immobilizzare Fakir a terra. Il 42enne viene tenuto in posizione prona mentre gli vengono portate le braccia dietro la schiena. Nella registrazione si sentono le sue richieste di aiuto, poi il silenzio e l’intervento dei sanitari.
Gli inquirenti dovranno stabilire la durata dell’immobilizzazione, le tecniche utilizzate, le condizioni fisiche dell’uomo e il momento esatto in cui ha perso conoscenza. L’autopsia sarà determinante per comprendere se il decesso sia stato causato da un malore, dalle patologie pregresse, dallo stato di agitazione, dalle modalità del contenimento o da una combinazione di più fattori.
Dopo la diffusione delle immagini, decine di persone hanno partecipato a un presidio nel quartiere Pilastro. Sono stati esposti striscioni e scanditi slogan contro le forze dell’ordine. Nei momenti di maggiore tensione, il fratello della vittima è intervenuto per calmare i presenti.
Anche le istituzioni locali hanno chiesto che venga fatta piena luce sulla vicenda. Gli accertamenti proseguiranno attraverso l’esame dei filmati, le testimonianze delle persone presenti, le relazioni degli agenti e dei sanitari e l’esito dell’esame autoptico.
