La morte di Abderrahim Fakir al Pilastro divide la politica: Boldrini chiede chiarezza, Bignami respinge le accuse preventive agli agenti.
La morte di Abderrahim Fakir, il 43enne di origini marocchine deceduto domenica 19 luglio durante un intervento della Polizia di Stato nel quartiere Pilastro, a Bologna, è diventata anche un caso politico. Mentre la magistratura lavora per ricostruire ogni fase dell’accaduto, Laura Boldrini ha definito “scioccanti” le immagini del fermo e ha chiesto accertamenti rapidi. Di segno opposto l’intervento di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che invita ad attendere le indagini e accusa la sinistra di voler attribuire responsabilità agli agenti prima che siano emersi elementi certi.
L’intervento delle forze dell’ordine era stato richiesto dopo alcune segnalazioni dei residenti di via Svevo. I poliziotti hanno raggiunto l’uomo e lo hanno immobilizzato sull’asfalto. Poco dopo, nonostante l’arrivo del personale sanitario del 118, il 43enne è morto. La dinamica, le condizioni di salute di Fakir e il rapporto tra le modalità del contenimento e il decesso dovranno essere chiariti attraverso gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria.
La morte di Abderrahim Fakir e le parole di Laura Boldrini
La deputata del Partito democratico, presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, ha affidato il proprio intervento alle immagini registrate durante l’operazione.
“Le immagini del fermo e della morte di Abderrahim Fakir, ieri a Bologna, sono scioccanti”, ha dichiarato Boldrini. La parlamentare ha poi richiamato alcuni passaggi dei filmati: “La richiesta di aiuto dell’uomo ormai immobilizzato da due agenti sull’asfalto, i piedi legati quando ormai non si muove più, i sanitari del 118 che non intervengono”.
Per Boldrini, sarà necessario comprendere attraverso le indagini come si sia arrivati alla morte del 43enne. “Come si sia arrivati a quel punto, lo stabiliranno le indagini in corso, ma una cosa è certa: non si può morire quando si è nelle mani dello Stato. Chiarezza va fatta prima possibile: per Fakir, per la famiglia di Fakir e per la tutela dello Stato di diritto”.
Le parole della deputata pongono al centro la responsabilità delle istituzioni nel garantire l’incolumità delle persone sottoposte a fermo o contenimento. Al momento, tuttavia, non è stata ancora definita la causa esatta del decesso e non sono state accertate eventuali condotte penalmente rilevanti.
Bignami: “Nessuna accusa prima degli accertamenti”
A contestare l’impostazione di Boldrini è stato Galeazzo Bignami, che in un’intervista al Secolo d’Italia ha invitato a non anticipare le conclusioni della magistratura.
“Penso che la verità la vogliamo tutti. Sulla richiesta di giustizia bisogna essere chiari. Qualcuno vuol dire che è stata commessa una ingiustizia? E da chi? Dalle Forze dell’Ordine? Perché mi sembra che la sinistra voglia arrivare a dire questo ancor prima che venga accertato quanto avvenuto”, ha affermato il capogruppo di FdI.
Bignami ha spiegato di aver contattato il questore di Bologna per ricevere una prima valutazione sull’intervento, pur nei limiti consentiti da un’indagine ancora in corso. “Ieri ho sentito il Questore e gli ho chiesto una valutazione, per quanto possibile farlo, sull’intervento”, ha riferito.
Il parlamentare ha aggiunto di essersi confrontato con persone più esperte nella valutazione delle tecniche operative: “L’ho chiesto anche a persone che sono sicuramente più preparate di me e mi hanno detto che da quanto si vede non si rilevano condotte improprie degli agenti. Nessuno voleva che una persona morisse, ma mi sembra che qualcuno voglia mettere sotto accusa le Forze dell’Ordine a prescindere. E questo non è accettabile”.
Le indagini e la norma che tutela gli agenti dall’iscrizione automatica
La ricostruzione definitiva spetta ora alla magistratura, che dovrà acquisire i filmati, ascoltare gli agenti e i testimoni, analizzare i tempi dell’intervento sanitario e attendere gli esami medico-legali. Sarà soprattutto l’autopsia a dover chiarire quale sia stata la causa della morte e se eventuali patologie, l’agitazione dell’uomo o le modalità del contenimento abbiano avuto un ruolo.
Nel procedimento è stata applicata la cosiddetta norma-scudo, che evita l’iscrizione automatica degli agenti nel registro degli indagati quando, nella fase iniziale, non emergono elementi sufficienti per formulare una precisa ipotesi di reato. Questo non impedisce alla Procura di svolgere gli accertamenti né esclude che la posizione dei poliziotti possa essere rivalutata qualora dovessero emergere nuovi elementi.
“La sinistra è allergica alle Forze dell’Ordine. Lo sanno tutti. Ma sarà la magistratura a valutare se ci sono reati. Grazie a Fratelli d’Italia gli Agenti non verranno automaticamente iscritti nel registro degli indagati a seguito del famoso ‘atto dovuto’”, ha concluso Bignami.
Il punto centrale resta dunque la ricostruzione tecnica dell’accaduto. Le valutazioni politiche si confrontano su responsabilità istituzionali e tutela degli operatori, ma soltanto gli accertamenti giudiziari e medico-legali potranno stabilire cosa sia realmente avvenuto in via Svevo e se, durante l’intervento, siano state rispettate tutte le procedure previste.
